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Podcast: Episodio Pilota #4 Seconda Parte CULT Vol.2

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Episodio Pilota #4 prima parte: CULT Vol.1

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5 Racconti per non dormire

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La parola d’ordine di questo 2018 è senza dubbio RESPONSABILITA’.

Se nello spettacolo precedente, Extraterrestre alla pari, si parlava di CONSAPEVOLEZZA, lasciando di fatto aperta la porta alla speranza, qui in 5 Racconti per non dormire, probabilmente data la diversa e delicata età degli attori in scena, la luce si è trasformata in buio, creando quasi un legame tra le due opere, unendole e rendendo la seconda l’ideale sequel della prima.

Guardando 5 Racconti per non dormire, messo in scena ieri sera dai meravigliosi Lunatici, sembra quasi che lo strepitoso gruppo di bambini amici dell’extraterrestre Mo, siano cresciuti, abbandonando giochi, speranze e sogni, per ritrovarsi in un mondo di tenebra, fatto di rancore, parole dette alle spalle, malvagità, crudeltà gratuita, silenzio,  indifferenza ed intollerabile pressione psicologica. La cosa straordinaria, di ciò che abbiamo visto ieri, è che a parte alcuni rarissimi casi, in cui l’individualità riesce ad essere più forte e a spezzare le logiche fagocitanti del gruppo, la maggior parte dei personaggi in scena è vittima, consapevole o inconsapevole, di un meccanismo più grande e quasi impossibile da spezzare, una spirale di intolleranza e violenza, che spaventano per la loro concreta verosimiglianza. In questo contesto appare incredibile, quasi commovente, che in soccorso arrivino mostri, vampiri, spettri, non morti… creature di fantasia (perché ricordiamolo ancora una volta: la FANTASIA salva la vita) capaci di aggiustare i torti e vendicare le ingiustizie. Con un grande mea culpa e non poca amarezza, duole constatare che l’intervento di queste creature leggendarie suggerisce a tutti noi, che i ragazzi sono completamente soli in questa lotta impari, schiacciati dal silenzio e dall’indifferenza di un mondo adulto che sembra sordo, sempre pronto a minimizzare e banalizzare, evitando perennemente di prendere una posizione o di usare la propria voce per dire semplicemente NO.

Da sempre il gruppo dei Lunatici, per l’età rappresentata e per la difficoltà intrinseca in essa, si è dedicato a copioni ostici, idee sperimentali, messe in scena rivoluzionarie. Non fa quindi eccezione 5 Racconti per non dormire, che appunto porta in scena i veri mostri del nostro quotidiano, quelli che ci circondano, che troppo spesso siamo costretti a subire, che quasi mai decidiamo di combattere e che in alcuni casi riconosciamo riflessi nel nostro stesso specchio. Come se questo non bastasse, questa volta Barbara Silvani ha deciso di affiancare a questo straordinario gruppo di ben 21 (!) attori, tutti indimenticabili e da ricordare nelle loro unicità e fragilità mostrate ieri, due professionisti dell’improvvisazione, gli 8mani. Questa idea, che per qualcuno potrà sembrare innocua, poco più di un pretesto, è invece nel suo piccolo assolutamente rivoluzionaria. Per cominciare non è scontato che due veri professionisti si prestino a questa ibridazione, ma soprattutto non è da sottovalutare la loro grande generosità: pur infatti rappresentando un indiscusso valore aggiunto, soprattutto nei momenti in cui da mattatori hanno dominato in solitaria, non hanno mai rubato la scena ai ragazzi, restando in disparte e fornendo semplicemente una indimenticabile e spassosa controscena, capace di sottolineare ed esaltare ciò che viene detto e fatto, ma non arrivando mai a prendere il sopravvento della narrazione. Questo mash up teatrale può sembrare, ai più distratti, un mero espediente, ma a saper ben guardare è un grande esempio di coerenza da parte del Solechegioca, che da sempre si spinge oltre, proponendo sfide continue, non solo ai suoi attori, grandi e piccoli, ma anche ai suoi spettatori.

In conclusione lasciatemi ricordare una battuta che mi ha colpito moltissimo: Siamo tutti responsabili nella misura in cui accettiamo… terribilmente vero e tragicamente attuale, non è un caso che a ricordarcelo sia un gruppo di ragazzi, quelli che sono o che potrebbero essere i nostri figli, gli stessi figli che ci chiedono impegno, ascolto, coerenza, esempio e RESPONSABILITA’… la più bella e difficile parola del 2018.

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Episodio Pilota #3 La Nostra TV – Podcast

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EXTRATERRESTRE ALLA PARI

Facciamo un gioco, vi va? Al mio via, ognuno di voi deve immaginare il mondo che vorrebbe, nell’esatto modo in cui lo vorrebbe. Non barate, non vale schioccare le dita ed eliminare quelli che non vi vanno a genio… fatto? Bene, il mondo come lo vorrei io, esattamente nella misura in cui lo immagino e lo sogno, mi si è palesato davanti agli occhi ieri sera, sulle assi in legno di un palco, interpretato, raccontato, spiegato e vissuto, da un gruppo di strepitosi bambini, i Fotonici. Basato su di un libro scritto trent’anni fa da Bianca Pitzorno, Extraterrestre alla pari è una storia che ci impone una riflessione seria e non banale, uno di quei momenti di lucida serendipità in cui tutto appare finalmente chiaro: CHI siamo è dannatamente più importante di COME siamo. Può sembrare scontato, la tipica frase da Bacio Perugina, eppure serve sempre ribadirlo, soprattutto oggi, ed è splendido pensare che a farlo sia un gruppo di bambini. Non un gruppo di bambini qualsiasi, ma i Fotonici in particolare, che hanno saputo crescere, accettarsi, mettersi in discussione e donare, quell’umanità che hanno appreso, custodito e condiviso. Qui entra per forza in gioco il gruppo, ma anche e sempre l’eccellente lavoro che, chi li segue e guida, ha fatto con tutti loro: a cominciare dagli aiutanti, Carlotta e Riccardo, dispensatori naturali ed indefessi di sorrisi, fino alla solare e dolcissima umanità di Valentina, per finire con colei che è motore narrativo di questo post, di tanti altri che sono venuti prima e di ogni spettacolo portato in scena dal Sole, Barbara, talentuosa, tracimante, trascinante, emozionata ed emozionante, esigente, geniale, coraggiosa, generosa e completamente folle, Barbara. Coraggiosa e folle dicevo… Barbara, decidendo di adattare un testo come questo, con la sua naturale carica eversiva, ha dimostrato follia e coraggio da vendere, perché si pone e ci pone interrogativi altissimi, senza il bisogno di fornire risposte, o perlomeno non risposte facili. Extraterrestre alla pari parla di figli, ma soprattutto di genitori, parla di accettazione di se e dell’altro, di quanto sia sbagliato giudicare gli altri e far di tutto per compiacerli, blandirli e farsi amare da loro, a costo della propria individualità, della propria indipendenza, della propria natura, unica ed intima. La società e l’umanità che ci viene proposta nel finale ha capito quanto sia sbagliato smarrirsi e perdersi nella contemplazione di ciò che è irreale, illusorio, sbagliato e di come sia più giusto accettarsi ed accettare, stringersi e tenersi stretti, come esseri umani, come esseri speciali… gli extraterrestri alla fine sono coloro che non colgono l’importanza di questo abbraccio. Questa è l’umanità che voglio, questo è ciò che sogno e questo è quello che mi impegno come genitore a trasmettere a mia figlia. Grazie Sole, grazie Carlotta e Riccardo, grazie Valentina, grazie Barbara, grazie Fotonici.

P.s. L’astronave era una figata spaziale!

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#EpisodioPilota – Teen Drama

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DeGenerando CULT #MashUp: Vampiri + Horror Family

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Misterioso Omicidio a Manhattan

Ho visto il futuro, il mondo sarà salvato dalle donne e lo salveranno con una risata.

Sono le donne infatti (non me ne vogliano gli uomini, ma dopo centinaia di anni di patriarcato, credo si faranno da parte volentieri) le protagoniste assolute di questa versione personalissima e travolgente di un film di Woody Allen tra i meno noti e tra i più leggiadri, tonificanti e lineari. Il Misterioso Omicidio messo in scena da Barbara Silvani è una storia di donne, che mette al centro la loro forza, la loro carica polemica ed eversiva, la loro paranoia e la loro caparbia capacità di perseguire un’idea. Gli uomini sono relegati sullo sfondo, ombre, estremamente concrete, ma pur sempre ombre, destinati ad essere eterni non protagonisti, succubi di ragionamenti e piani femminili, defilati eppur concreti, impegnati per tutto il tempo a ricondurre con i piedi per terra le donne-sogno che li circondano, li spiazzano e li dominano. Esattamente come nei nostri rapporti di coppia, le donne sono la parte organizzativa e sognante, dominate dal sentimento e dall’urgenza del qui e subito, in preda al vedere oltre, attraverso e avanti nel tempo, imprigionate nell’impossibilità di poter spiegare ciò che vedono con chiarezza e che a noi, i loro uomini, sfugge in maniera costante e disarmante. Poi bisogna dire che gli Intrepidi, lo straordinario gruppo che ha dovuto cimentarsi con questo splendido copione (il più teatrale e il meno cinematografico che la regista abbia mai creato) ha agito da gruppo, tutelando, abbracciando e prendendosi cura di ognuno, facendo in modo che tutti avessero la loro fetta di (pizza?) palcoscenico. Se è vero che “non esistono piccole parti, ma solo piccoli attori” bisogna dire che gli uomini in scena ieri sera hanno dato tutto ciò che avevano per mettersi al servizio della parte femminile, esattamente come una coppia ben assortita, gli Intrepidi hanno donato il meglio di se, migliorandosi l’un l’altro e regalando risate (era da tempo che non si sentivano battute così eleganti e sottili) ma anche riflessione e tantissimo talento, componente indispensabile a rendere grande uno spettacolo, un gruppo, una coppia. I battibecchi, il feng shui, i fogli di giornale, i selfie, il cappello-maiale, la pizza, la torta, le orecchie da gatto, le MAMME, la schizofrenia, la zanzara per bambini, il gong, gli #, i caffè e il divano… tutto ciò è e sarà sempre Misterioso Omicidio a Manhattan, togliete qualcosa e vedrete crollare miseramente il sogno. Quel sogno perfetto, sognato da un gruppo di uomini e donne straordinari, ad opera di quel genio del male che porta il nome di Barbara Silvani… lei è il futuro, io l’ho visto, facciamoci salvare dalle sue risate.

#ilSolechegiocasalveràilmondo

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