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Chiacchiere, riflessioni, considerazioni e verità sul mondo del supereroi. Omaggio a Stan Lee Vol.1 è finalmente disponibile in podcast. We don’t need another Hero!

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ANNA DEI MIRACOLI

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Proviamo così.

Copione dei miracoli… capace di prenderti alla gola e non mollarti mai, afferrandoti lo stomaco e restituendo il senso di qualcosa di molto più grande. Qualcosa che è sempre stato lì, che tutti noi abbiamo sempre saputo o pensato, bastava coglierlo, dirlo, condividerlo. Eppure riuscire a dirlo in quel modo è il vero miracolo, rendere facile l’impossibile e comprensibile l’innominabile. Perché quando si parla di disabilità nel modo in cui abbiamo visto ieri sera, si vince prima di tutto la scommessa con un pubblico che certamente è uscito dal teatro con qualcosa in più, un bagaglio di consapevolezza pesante, forse dolorosa, eppure necessaria e a ben guardare, di una levità straordinaria. E la cosa più pazzesca è che questa epifania è avvenuta attraverso le lacrime, la sofferenza, ma anche con grande generosità e bisogno di concedersi, senza metafore sottili o mezzi termini, ma ci è stata urlata in faccia a gran voce, lasciandoci sbigottiti ed emozionati, conquistati dalla semplicità e dalla chiarezza di quel messaggio.

Regia dei miracoli… ancora una volta e forse ancora di più, Barbara Silvani ha lasciato completamente libera la sua visione cinematografica, dando vita ad un ibrido perfetto e lucidissimo, che mette insieme teatro con settima arte, dando spesso l’impressione al pubblico di assistere ad un film. Scene come quella che indica lo scorrere del tempo, sono strutturate come un montaggio cinematografico, capace di restituirci un’idea talmente fresca, bella e rivoluzionaria, che francamente ha pochissimi eguali. Il resto, quando non è al confine col cinema, è semplicemente grandissimo teatro. Una messa in scena che sembra quasi spoglia, pur essendo elaboratissima, restituisce infine un’idea di essenziale che è necessario e pienamente in sintonia con il tema trattato. Mettere in scena un copione come questo, senza lasciarsi travolgere dalla tematica che ne è il cardine, senza depauperarla della necessaria forza, rappresenta il secondo grande miracolo, il trionfo dell’equilibrio.

Cast dei miracoli... 6 attori, anime, esperienze, età e vite completamente diverse, eppure unite, legate dal bisogno di raccontare una storia, di cantare una canzone, di vedere, sentire e parlare all’unisono, ancora e sempre. Il cast è probabilmente il miracolo più radicale, profondo e sconcertante, un miracolo che è prima di tutto un dono, una dichiarazione d’intenti, un grido d’amore e di speranza dedicato ad ognuno di noi. Raramente si è visto un gruppo di esseri umani donare un così importante pezzo di se, capaci di restituire la profondità di un testo così importante, sottolineandone le sfumature e mettendo le proprie lacrime, il vissuto, il cuore e la propria enorme empatia, al servizio degli uni per gli altri, con tanta umile determinazione. Meravigliosi tutti, capaci di farci commuovere e di smuovere in noi un sentimento di appagata umanità, traghetto necessario verso una catarsi senza eguali. Questo manipolo di donne e uomini straordinari , sono stati capaci di prenderci per mano e condurci altrove, forse in un mondo migliore, forse in un sogno, sicuramente all’interno della loro anima.

Arianna e Valentina dei miracoli… non lo faccio praticamente mai, ma non potevo restare indifferente e non dedicare un piccolo paragrafo a loro, ad Arianna e Valentina,  miracoli nel miracolo. Sono state proprio loro a farmi provare le emozioni più forti, più grandi e più pericolose. Il loro rapporto, maestra e alunna, madre e figlia, sorella e sorella, donna e donna, è stato un’esperienza dolorosa e bellissima. Queste due coraggiose attrici si sono regalate un pezzo di se, facendoci scorgere un pezzetto di infinito, uno sguardo nel profondo del loro cuore, spalancato, ferito, fiero e pulsante d’amore.

Anna dei miracoli… solleva domande, regala lacrime, si impone come pietra angolare di paragone per un teatro che non sarà più lo stesso, restituisce un senso alla follia e valore all’amicizia, alla vita e all’amore. Anna è esempio, faro e strada da seguire per ciascuno di noi, troppo impegnati a guardare ciò che manca, per accorgerci dell’immensità che invece ci circonda.

FAUST

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E chi diavolo (è proprio il caso di dirlo) se lo aspettava di vedere il Faust al Teatro di Calderara di Reno.

Il Solechegioca inaugura la stagione teatrale alzando subito l’asticella e fissando un nuovo standard con cui tutti dovranno (e dovremo) fare i conti. Vero è che sono uscito stordito e frastornato dallo spettacolo messo in scena dai PdB, sono rimasto immensamente colpito dal livello recitativo altissimo che questi ragazzi (STREPITOSI, TUTTI!)  hanno raggiunto e ancor più turbato dal profondo significato dell’opera che ci è stata proposta. Faust è la storia dell’eterna lotta tra il bene e il male, ma anche e soprattutto rappresenta la ricerca di una risposta ad una pressante domanda che ci viene fatta, come pubblico e come esseri umani: cosa porta il più retto e virtuoso degli uomini a commettere un peccato mortale?

Guardate non è affatto scontato dire che questa domanda forse non ha una risposta, o perlomeno non ha una sola risposta, soprattutto fatta oggi, nei tempi che stiamo vivendo. Questa domanda poi ne porta con se inevitabilmente un’altra, anch’essa presente nello spettacolo, a cui è ancora più difficile rispondere, anzi forse impossibile: NOI che tipo di persone vogliamo essere?

Se è vero che ognuno può fare la differenza, è anche vero che le scelte che facciamo ci definiscono, con conseguenze e responsabilità da accettare… insomma un vero casino. Io credo che Faust sia lì apposta per rispondere a queste domande, io penso fermamente che tutti noi, se lo vogliamo, possiamo essere Faust, un uomo che pur sbagliando consapevolmente, decide di accettare il peso di quella scelta, portandone sulle spalle la responsabilità. Capite la complessità della materia che ci è stata presentata in scena? E ancora, potete anche solo vagamente immaginare, la preparazione e l’intensità necessarie per restituire questi dubbi, queste domande? Questo è teatro signori, questa è arte, anzi, questa è filosofia.

Poi c’è tutto il resto, che a partire dalla splendida locandina, abbraccia ogni aspetto della messa in scena, a cominciare dalla scenografia (mai così lugubre e morta) fino a quelle splendide luci infernali che quel diavolo (!) di Giuseppe Luisi dosa sapientemente, aiutandoci ad interpretare la scena e ad illuminare l’anima dei protagonisti. Un grande applauso poi va al trucco, capace di rendere credibile l’invecchiamente di Faust, ridotto nel finale a fragile e claudicante peccatore, che porta sulle sue spalle tutto il peso della propria scelta, della propria colpa. Infine, lasciatemi citare le due splendide coreografie che aprono e chiudono lo spettacolo, due momenti di  pura poesia, a metà strada tra la danza e il teatro, in quello splendido limbo che appartiene all’epifania, alla magia, forse al sogno.

Concludendo questa lunga recensione posso solo spendere le ultime parole per Barbara Silvani (testi e regia) che ancora una volta, se ancora ce ne fosse bisogno, fuga ogni dubbio sulla sua origine terrena, umanissima, eppure ostinatamente votata al divino… forse è lei Faust e questa storia, prima di tutto parla proprio di lei.

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5 Racconti per non dormire

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La parola d’ordine di questo 2018 è senza dubbio RESPONSABILITA’.

Se nello spettacolo precedente, Extraterrestre alla pari, si parlava di CONSAPEVOLEZZA, lasciando di fatto aperta la porta alla speranza, qui in 5 Racconti per non dormire, probabilmente data la diversa e delicata età degli attori in scena, la luce si è trasformata in buio, creando quasi un legame tra le due opere, unendole e rendendo la seconda l’ideale sequel della prima.

Guardando 5 Racconti per non dormire, messo in scena ieri sera dai meravigliosi Lunatici, sembra quasi che lo strepitoso gruppo di bambini amici dell’extraterrestre Mo, siano cresciuti, abbandonando giochi, speranze e sogni, per ritrovarsi in un mondo di tenebra, fatto di rancore, parole dette alle spalle, malvagità, crudeltà gratuita, silenzio,  indifferenza ed intollerabile pressione psicologica. La cosa straordinaria, di ciò che abbiamo visto ieri, è che a parte alcuni rarissimi casi, in cui l’individualità riesce ad essere più forte e a spezzare le logiche fagocitanti del gruppo, la maggior parte dei personaggi in scena è vittima, consapevole o inconsapevole, di un meccanismo più grande e quasi impossibile da spezzare, una spirale di intolleranza e violenza, che spaventano per la loro concreta verosimiglianza. In questo contesto appare incredibile, quasi commovente, che in soccorso arrivino mostri, vampiri, spettri, non morti… creature di fantasia (perché ricordiamolo ancora una volta: la FANTASIA salva la vita) capaci di aggiustare i torti e vendicare le ingiustizie. Con un grande mea culpa e non poca amarezza, duole constatare che l’intervento di queste creature leggendarie suggerisce a tutti noi, che i ragazzi sono completamente soli in questa lotta impari, schiacciati dal silenzio e dall’indifferenza di un mondo adulto che sembra sordo, sempre pronto a minimizzare e banalizzare, evitando perennemente di prendere una posizione o di usare la propria voce per dire semplicemente NO.

Da sempre il gruppo dei Lunatici, per l’età rappresentata e per la difficoltà intrinseca in essa, si è dedicato a copioni ostici, idee sperimentali, messe in scena rivoluzionarie. Non fa quindi eccezione 5 Racconti per non dormire, che appunto porta in scena i veri mostri del nostro quotidiano, quelli che ci circondano, che troppo spesso siamo costretti a subire, che quasi mai decidiamo di combattere e che in alcuni casi riconosciamo riflessi nel nostro stesso specchio. Come se questo non bastasse, questa volta Barbara Silvani ha deciso di affiancare a questo straordinario gruppo di ben 21 (!) attori, tutti indimenticabili e da ricordare nelle loro unicità e fragilità mostrate ieri, due professionisti dell’improvvisazione, gli 8mani. Questa idea, che per qualcuno potrà sembrare innocua, poco più di un pretesto, è invece nel suo piccolo assolutamente rivoluzionaria. Per cominciare non è scontato che due veri professionisti si prestino a questa ibridazione, ma soprattutto non è da sottovalutare la loro grande generosità: pur infatti rappresentando un indiscusso valore aggiunto, soprattutto nei momenti in cui da mattatori hanno dominato in solitaria, non hanno mai rubato la scena ai ragazzi, restando in disparte e fornendo semplicemente una indimenticabile e spassosa controscena, capace di sottolineare ed esaltare ciò che viene detto e fatto, ma non arrivando mai a prendere il sopravvento della narrazione. Questo mash up teatrale può sembrare, ai più distratti, un mero espediente, ma a saper ben guardare è un grande esempio di coerenza da parte del Solechegioca, che da sempre si spinge oltre, proponendo sfide continue, non solo ai suoi attori, grandi e piccoli, ma anche ai suoi spettatori.

In conclusione lasciatemi ricordare una battuta che mi ha colpito moltissimo: Siamo tutti responsabili nella misura in cui accettiamo… terribilmente vero e tragicamente attuale, non è un caso che a ricordarcelo sia un gruppo di ragazzi, quelli che sono o che potrebbero essere i nostri figli, gli stessi figli che ci chiedono impegno, ascolto, coerenza, esempio e RESPONSABILITA’… la più bella e difficile parola del 2018.

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Episodio Pilota #3 La Nostra TV – Podcast

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EXTRATERRESTRE ALLA PARI

Facciamo un gioco, vi va? Al mio via, ognuno di voi deve immaginare il mondo che vorrebbe, nell’esatto modo in cui lo vorrebbe. Non barate, non vale schioccare le dita ed eliminare quelli che non vi vanno a genio… fatto? Bene, il mondo come lo vorrei io, esattamente nella misura in cui lo immagino e lo sogno, mi si è palesato davanti agli occhi ieri sera, sulle assi in legno di un palco, interpretato, raccontato, spiegato e vissuto, da un gruppo di strepitosi bambini, i Fotonici. Basato su di un libro scritto trent’anni fa da Bianca Pitzorno, Extraterrestre alla pari è una storia che ci impone una riflessione seria e non banale, uno di quei momenti di lucida serendipità in cui tutto appare finalmente chiaro: CHI siamo è dannatamente più importante di COME siamo. Può sembrare scontato, la tipica frase da Bacio Perugina, eppure serve sempre ribadirlo, soprattutto oggi, ed è splendido pensare che a farlo sia un gruppo di bambini. Non un gruppo di bambini qualsiasi, ma i Fotonici in particolare, che hanno saputo crescere, accettarsi, mettersi in discussione e donare, quell’umanità che hanno appreso, custodito e condiviso. Qui entra per forza in gioco il gruppo, ma anche e sempre l’eccellente lavoro che, chi li segue e guida, ha fatto con tutti loro: a cominciare dagli aiutanti, Carlotta e Riccardo, dispensatori naturali ed indefessi di sorrisi, fino alla solare e dolcissima umanità di Valentina, per finire con colei che è motore narrativo di questo post, di tanti altri che sono venuti prima e di ogni spettacolo portato in scena dal Sole, Barbara, talentuosa, tracimante, trascinante, emozionata ed emozionante, esigente, geniale, coraggiosa, generosa e completamente folle, Barbara. Coraggiosa e folle dicevo… Barbara, decidendo di adattare un testo come questo, con la sua naturale carica eversiva, ha dimostrato follia e coraggio da vendere, perché si pone e ci pone interrogativi altissimi, senza il bisogno di fornire risposte, o perlomeno non risposte facili. Extraterrestre alla pari parla di figli, ma soprattutto di genitori, parla di accettazione di se e dell’altro, di quanto sia sbagliato giudicare gli altri e far di tutto per compiacerli, blandirli e farsi amare da loro, a costo della propria individualità, della propria indipendenza, della propria natura, unica ed intima. La società e l’umanità che ci viene proposta nel finale ha capito quanto sia sbagliato smarrirsi e perdersi nella contemplazione di ciò che è irreale, illusorio, sbagliato e di come sia più giusto accettarsi ed accettare, stringersi e tenersi stretti, come esseri umani, come esseri speciali… gli extraterrestri alla fine sono coloro che non colgono l’importanza di questo abbraccio. Questa è l’umanità che voglio, questo è ciò che sogno e questo è quello che mi impegno come genitore a trasmettere a mia figlia. Grazie Sole, grazie Carlotta e Riccardo, grazie Valentina, grazie Barbara, grazie Fotonici.

P.s. L’astronave era una figata spaziale!

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DeGenerando CULT #MashUp: Vampiri + Horror Family

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