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Houssy's Movies 2.0

Recensioni tutte d'un fiato… per chi non ha tempo da perdere

GOOD BYE LENIN

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Recentemente ho recuperato alcune vecchie video recensioni realizzate parecchi anni fa. L’idea è quella di pubblicarle sul blog e colmare così, quella che comunque ritengo essere una mancanza.

Il tedesco Good Bye Lenin è film che non lascia indifferenti, perché osa mettere in scena la poesia, il sogno e l’utopia.

Buona visione.

MIA MADRE

MiaMadre_Moretti_PosterCome si fa a non amare questo film, a non voler bene al suo regista? Moretti mette tutto se stesso e il suo cinema in questa splendida pellicola che racconta con trasporto un rapporto da recuperare, anzi da capire e reinterpretare, attraverso il ricordo e a tratti il sogno. Nel mezzo, il cinema, tantissimo cinema, una fotografia non banale del nostro paese e la descrizione di un rapporto madre figlia, tra i più sinceri e toccanti che si siano visti recentemente in sala. Quello che infine spiazza veramente è il modo assolutamente non agiografico e totalmente trasparente in cui viene rappresentata la vecchiaia, una fase della vita che spiazza e lascia inermi. Mia Madre con il suo intimo equilibrio che profuma di catarsi, parla di tutti noi e così facendo ci costringe a volgere lo sguardo verso il domani e comunque a sorriderne.

John Turturro poi, regala attimi di travolgente e geniale umorismo.

Incontro con ALESSANDRO HABER

1995-Alessandro-HaberUn incontro intimo e sottovoce con Alessandro Haber.

Realizzata parecchi anni fa, ad opera dell’amico Ivan Gabrielli e dal sottoscritto, che si è occupato di riprese e montaggio, quest’intervista non vuol essere altro che una raccolta di sensazioni, un insieme disordinato di chiacchiere in libertà.

EXTINTION

extinctionA ben guardare questo Extintion, piccola pellicola di produzione iberica, è film di emozioni e sostanza, piuttosto che di tensione e facile effetto. Questo ad un primo impatto può spiazzare l’appassionato alla ricerca di sapori forti, ma sicuramente fa un gran bene al film e ai suoi pochi e solidi personaggi. Dimenticate gli zombie che tanto furoreggiano al cinema e in tv, qui siamo da tutt’altra parte: Extintion racconta la solitudine, l’abbandono, il sacrificio e la scelta, rifuggendo quasi sempre il rutilante susseguirsi degli eventi, in favore di una lenta discesa nell’alienazione. Ricordando pesantemente, ed è un’ottima notizia, il Io sono leggenda di Matheson, Extintion lavora benissimo fino ad un passo dal finale, per cedere poi ad un telefonato assedio, che non dispiace, ma riporta la pellicola nei più consueti territori del già visto.

Peccato che il film non si fermi qualche manciata di minuti prima, nel momento in cui un padre punta la pistola alla testa della figlia… quello sì, che sarebbe stato un gran finale!

Incontro con SYDNEY POLLACK

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In occasiona della sua visita all’Università di Bologna, l’emittente 7Gold ha realizzato un’intervista al grande e compianto regista americano. Ivan gabrielli ha realizzato l’intervista e il sottoscritto si è occupato con passione del montaggio.

Ho ripescato da un polveroso scaffale questa lunga chiacchierata e mi sembrava il momento di renderla disponibile sul web.

Buona Visione.

ANT-MAN

Ant-Man-Character-Poster-Paul-RuddNon voglio fare il pignolo, forse sto solo invecchiando, ma la domanda è una soltanto: quando si deciderà a crescere la Marvel?

Non voglio dire che Ant-man non sia divertente, tutt’altro, stiamo parlando di una pellicola più che spassosa, non un vero giro sulle montagne russe come nel caso de I guardiani della galassia, ma comunque un buon esempio di blockbuster intelligente, eppure… Eppure dopo un paio di film corali a tema Avengers e una massiccia manciata di altre pellicole dedicate ad approfondire superpoteri e super responsabilità, la musica inizia un po’ a stancare. Con Captain America: the winter soldier, avevamo visto un po’ di maturità, annaffiata da una bella dose di politica, poi siamo tornati a guardarci l’ombelico, abbagliati da effetti speciali e battute sarcastiche. Ant-man non fa eccezione, rispettando il corollario di ogni buona genesi super eroica che si rispetti, diverte e stupisce al punto giusto, mixando pathos e climax come se fossero uno spritz, eppure…

Eppure sono ancora in attesa che la Marvel si decida a crescere, a prendersi le sue responsabilità e la pianti una volta per tutte di cazzeggiare con gli amici.

Bloody Cult: SLASHER

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E siamo giunti alla puntata dedicata allo Slasher, genere immancabile ed immarcescibile nel panorama horror di ieri, di oggi e di domani. L’amico Carfa, in compagnia del sottoscritto, con il contributo prezioso di Hector il guardiano e di un ospite speciale, proverà a dipanare la matassa di un genere che conta dozzine di titoli:  Jason e Michael in primis, ma anche Bava, Craven e tantissimi altri film…

Buona visione.

 

SOLDATO SEMPLICE

50949L’esordio alla regia di Paolo Cevoli non è assolutamente la “pataccata” che potrebbe sembrare. Commedia sì, ma fino ad un certo punto, visto che sempre di guerra si parla, Soldato semplice colpisce prima di tutto per la fotografia, dove regnano il grigio, il verde e il bianco, in contrasto con i toni ben più caldi ed aranciati dei flashback lontani dal fronte. Questa storia di umana miseria, di vigliaccheria, impulsivo coraggio ed italiana follia, ha proprio tutto quello che si può chiedere ad una pellicola prodotta nel bel paese, a cominciare dalla messa alla berlina di quel libro Cuore, che per alcuni è ancora sacro. Scritto, diretto e prodotto da Paolo Cevoli, Soldato Semplice, con i suoi cori alpini ormai dimenticati, l’ambientazione inusuale, i protagonisti dal carattere fortemente regionale, la mai banale messa in discussione dei concetti di onore e patria, è una delle sorprese più piacevoli che il nostro cinema ci abbia recentemente regalato.

Da riscoprire ed amare.

BLOODY CULT: 1.000.000 di modi per morire

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Puntata particolarmente succosa quella di Bloody Cult di questa settimana. Io e l’amico Fabrizio Carollo, padrone di casa e raffinato scrittore, ci occuperemo di morte. In particolare dei tanti modi per morire e tutte le loro derivazioni. Saltando di palo in frasca con una disinvoltura invidiabile, affronteremo classici di ieri e di oggi, film sconosciuti ai più e celeberrime pietre miliari, con l’unico obbiettivo di creare una playlist del cuore, con un unico comune denominatore: la dipartita.

Morire uccisi dalla morte, da un assassino, dalla vendetta, dal proprio padre, dalla fede… Queste sono solo alcune delle categorie che affronteremo in questa 6° puntata di Bloody Cult.

Buona visione.

LA LINEA GIALLA

la_linea_gialla_posterSapete, per un bolognese come me, la strage alla stazione del 2 Agosto 1980, è una cosa seria. Non è oggetto di divertimento, fraintendimento ed alleggerimento. Per Bologna, il 2 Agosto è qualcosa da prendere con le molle. Ecco che in questo contesto si inserisce, per celebrare il 35esimo anniversario della strage, La linea gialla, triste fiction di stampo televisivo, spacciata vigliaccamente per rigoroso docufilm,  con al centro un assunto interessante, ma realizzato in maniera sciatta e involontariamente comica. Avendo la pretesa di raccontare il possibile futuro della vittima più giovane di quell’infausto giorno di Agosto, La linea gialla resta solo una promessa mancata, lasciando queste belle intenzioni prigioniere della penna del suo confuso sceneggiatore/regista e di fatto raccontando la storia di una svampita maggiorata a passeggio per la città turrita. Incontri improbabili, dialoghi al limite dell’assurdo, imbarazzati sguardi in macchina e una regia al limite dell’amatorialità, fanno da corollario ad una trama confusa, mal realizzata e ancor peggio interpretata. Grandi assenti, la Storia, la strage e quella ferita incolmabile che una città come la mia, porta impressa da ormai da 35 lunghissimi anni. Mentre l’ignoranza si traveste da sogno e l’indifferenza da utopia, La linea gialla si conferma pellicola sinceramente presuntuosa e scioccamente consolatoria, come solo il peggior cinema, quello spocchioso e sordo dei salotti buoni, riesce ad essere.

LEFT BEHIND

left behindTenetevi saldi, qui siamo in presenza di uno dei peggiori 10 film che io abbia mai visto nella mia vita. Non tanto a causa della pessima realizzazione e dei personaggi assurdamente strampalati che fanno cose incredibilmente senza senso, sono tantissimi i film che possono vantarsi di essere afflitti da questo endemico male, no, qui il problema è la pretenziosità del tutto. Siamo infatti costretti a credere per quasi 2 ore che ad un certo punto il buon Dio abbia deciso di chiamare a se i buoni e i giusti, lasciando tutti gli altri sulla terra per dare inzio all’armageddon. Praticamente la trama è la stessa di Facciamola finita (splendida pellicola con Seth Rogen e James Franco) senza però nessun tentativo di sorridere di questa assurdità, anzi qui ci si prende terribilmente sul serio. Mentre l’ennesima hit christian rock ammorba il minutaggio del film e Nicholas Cage cerca di rendere credibile la sua acconciatura, ecco che il pesantie, puerile, insopportabile, offensivo ed ottuso messaggio religioso esplode in tutta la sua goffa improbabilità, desideroso di farsi largo nel cuore di noi infedeli che affolliamo le sale cinematografiche a caccia di un pò di sana stupidità. Bè, missione compiuta, la stupidità l’abbiamo trovata. A tonnellate.

BLOODY CULT: Famiglie Assassine

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Quinta puntata di Bloody Cult, appuntamento settimanale che vede il sottoscritto, insieme all’amico Fabrizio Carollo, raccontare (a modo nostro)  un sottogenere del cinema horror. Questa settimana tocca alle famiglie assassine, a tutti quei soggetti poco raccomandabili nati in seno alla famiglia, mutuati da essa e chiara espressione di una violenza subita od inferta…

Due grandi distinzioni: la famiglia mutante e quella disfunzionale. Insomma, mostri contro pazzi, all’insegna di un’analisi non esaustiva di ciò di cui la Famiglia può essere responsabile.

Buona Visione.

PIXELS

Pixel-posterE’ un piacere vedere che al timone di questa spassosa commedia dal frizzante sapore anni ’80, c’è quella vecchia volpe di Chris Columbus, un tempo director di commedie familiari ad orologeria. Forse proprio di lui aveva bisogno una pellicola come Pixels, così profondamente e certamente semplicisticamente nostalgica di un certo tipo di mondo che appartiene ormai al passato. Al di là delle decine di citazioni videoludiche che spaziano da Galaga a Q-Bert, passando per Space Invaders e l’immancabile Donkey Kong, bisogna riconoscere che almeno la sequenza con protagonista un enorme Pac-Man resta da antologia, lasciando a bocca aperta appassionati e semplici neofiti.

Il tempo vola e alla fine della fiera non sembra nemmeno di averlo buttato via. Dissetante.

IL LUOGO DELLE OMBRE

Odd-Thomas-posterLa premessa era pessima: film del 2013, regia di Stephen Sommers (La mummia, G.I. Joe, Van Helsing e altre schifezze, ma anche il divertente Deep Rising), tratto da un romanzo di Dean Koontz (notoriamente gli adattamenti dei suoi libri sono ciofeche)… e invece questo Odd Thomas (per carità, il titolo italiano fa veramente tazza) non è malaccio. Con questo non intendo che siamo di fronte ad un ottimo film, ma questa specie di Sesto Senso decisamente più scanzonato, ha la grande capacità di farci passare un’ora e mezza del nostro tempo senza darci l’impressione di averlo totalmente buttato via. Sarà colpa del solito e bravo Willem Dafoe, della simpatia del protagonista Anton Yelchin, sarà merito della mozzafiato Addison Timlin o più probabilmente del finale non troppo telefonato, melodrammatico e piacevolmente delicato per un vecchio cinefilo come il sottoscritto… Comunque Odd Thomas scorre via che è una bellezza, in barba al pessimo trailer e a tutti quelli che gli vogliono male.

VIZIO DI FORMA

Vizio-di-Forma-Poster-Italia-01Paul Thomas Anderson ha ormai l’impostazione del classico. Basta aver seguito la sua parabola al cinema fin da quel colpo di fulmine chiamato Boogie Nights, seguito dal poetico Magnolia, dal maestoso Il Petroliere, passando per il granitico The Master, per finire con questo apparentemente più leggero Vizio di Forma. Anderson fa della classicità la sua matrice espressiva e questa volta sembra proprio di trovarsi di fronte ad un film di Altman, quel Il Lungo Addio con Elliott Gould nei panni di Marlowe, che rappresentava magnificamente il tramonto di un’epoca. Vizio di Forma è film fuori dal tempo, non solo ambientato nel 1970, ma per come è girato, per la tematica che affronta e per il modo in cui lo fa, sembra proprio provenire da lì attraverso uno strano paradosso spazio temporale. Joaquin Phoenix poi è una garanzia e il suo Doc Sportello si ricava un posticino speciale nella memoria cinefila di tutti noi.

Divertente, ma non solo… Anche molto profondo.

KRISTY

‘KRISTY’-MOVIE-POSTERE siamo arrivati, purtroppo per noi, a quel temutissimo periodo dell’anno in cui si svuotano le cantine e i solai per proporre alle sale deserte di questo assurdo paese una serie di titoli, soprattutto horror, che riscrivono i confini della vergogna. Kristy non fa certo eccezione, colpevole di assurdità multiple e pretestuose, mosse da motivazioni ridicole eprive di senso. La storia della studentessa che resta da sola nel campus (avete letto bene da sola in un intero campus universitario) e viene braccata da una serie di personaggi facenti parte di una strana cellula demoniaca che se la prendono con tutti quelli che hanno nel nome riferimenti a Cristo è delirante. Non solo, da un certo punto in poi il film diventa la copia triste del divertente You’re Next, che qualche brivido invece ce lo aveva saputo regalare. Insomma, silenzi, attese, lunghe corse a perdofiato e la solita pletora di luoghi comuni già visti circa un milione di volte. Da evitare come una rettoscopia.

CAROUSEL – 4 Film, 1 Argomento: IL VIAGGIO

carouselL’idea è quella di creare un percorso ideale, non necessariamente filologico, ma volutamente frammentato, per riflettere su di un argomento. Le associazioni mentali sono assolutamente libere e mosse soltanto dal libero pensiero. Ogni post ovviamente può essere ampliato e completato dalle vostre proposte.

Buona lettura.

Un biglietto in dueUn Biglietto in due (John Hughes, 1987) è il perfetto emblema del Viaggio, inteso come moto a luogo.Certo tantissimi sono i film che hanno questo tema, però l’idea di partire proprio da questo filmino piccolo piccolo, colpevolmente poco citato, va nell’esatta direzione che questi post vorrebbero avere. Due uomini tanto diversi che più diversi non si può, uno taciturno e perennemente  imbronciato (Steve Martin), l’altro solare e logorroico (un delicato e sublime John Candy), si trovano per una serie di imprevedibili contrattempi, a dividere il viaggio che li porterà a casa per il Giorno del Ringraziamento. Ovviamente il primo detesterà il secondo, ma poi complice un commovente cambio di passo sul finale, sboccerà una bella amicizia. Da recuperare.

eternal_sunshine_of_the_spotless_mind_2004Eternal sunshine of a spotless mind (in italiano Se mi lasci ti cancello, Michel Gondry, 2004) è un perfetto esempio di Viaggio dentro se stessi. La summa di tutte le storie d’amore che si sono viste su grande e piccolo schermo, perfettamente sublimata in un “viaggio” all’interno della mente di Jim Carrey (qui davvero straordinario), tentando di afferrare l’intima essenza dell’amore, di ciò che era e di ciò che purtroppo non sarà mai più. Meravigliosamente interpretato (lei è Kate Winslet) e ancor meglio diretto, il film di Gondry vola altissimo, regalando sincere emozioni e calde lacrime. Impossibile non rivedersi in esso, impossibile dimenticare la forza di alcune immagini, che riviste ora, in quest’epoca cinematograficamente rarefatta, confusa e sfuggente (sono passati solo 11 anni, ma sembrano 50), assumono i toni delicati della poesia.

illuminataOgni cosa è illuminata (Liev Schreiber, 2005) è a mio avviso un perfetto esempio di Viaggio fuori da se stessi. Apparentemente strutturato come un road movie, questo bel film tratto dal meraviglioso libro di Safran Foer, viaggia  indietro nel tempo e fuori da ogni luogo confortevole appartenente alla memoria, per riconsegnarci un vissuto pieno di sensi di colpa e per nulla rassicurante. Non regala pace questo film, ma al contrario la luce che emana è diafana, oscura, per nulla consolatoria. Ogni cosa è illuminata dal nostro passato, che come in un viaggio ideale al di fuori del nostro essere, ci guida verso gli uomini che saremo e guida quelli che verranno dopo di noi, probabilmente regalando moltissime domande e pochissime risposte.

ORIZZOrizzonte Perduto (Frank Capra, 1937) è il più perfetto esempio, a cui riesco a pensare, di Viaggio come Utopia. La ricerca della meravigliosa Shangri-La, promessa di vita eterna ed eterno amore, rappresenta la ricerca della felicità ed il fine ultimo a cui tutti gli esseri umani volontariamente o inconsciamente tendono la mano. L’utopia si traveste da viaggio, ricerca, speranza e persino amore, in un girotondo di umane debolezze che restano indimenticabili. Film simbolo di un regista, Frank Capra, che cercherà l’utopia in tutti i suoi film. Basti pensare a La vita è meravigliosa o a Mr.Smith va a Washington, perfetti esempi di un mondo sognato, probabilmente irraggiungibile, eppure indispensabile a renderci più sopportabile il fardello di vivere.

BACKCOUNTRY

unnamed7Ecco uno di quei film che poteva essere tanto, accontentandosi di essere ben poco.

Una coppia gira a vuoto nei boschi, smarrendo direzione e senso, prima infastidita da una guida impicciona ed infine braccata da un orso piuttosto determinato a banchettare con loro. Fin qui tutto bene, peccato che il film giri a vuoto per circa due terzi, per poi tirare fuori un po’ di mordente solo nella parte finale.

Il resto si perde nella noia di infinite passeggiate nei boschi e nell’eterno tentativo di mantenere sveglia l’attenzione di uno spettatore ormai fiaccato da una sarabanda di cose già viste e riviste circa 1 milione di volte. Dimenticabile.

BLOODY CULT: Vampiri

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Quarto appuntamento con Bloody Cult, trasmissione ideata e condotta dall’amico Fabrizio Carollo.

Questa volta parliamo di vampiri, una bella e lunga chiacchierata in cui citiamo moltissimi titoli, cercando di fornire spunti e suggerimenti.

Buona Visione.

FUGA IN TACCHI A SPILLO

poster-fuga-in-tacchi-a-spilloBei tempi quelli dei buddy movie. Tanti titoli importanti, (un titolo su tutti? 48 Ore del maestro Walter Hill), tanta azione e tantissime risate, caratteri opposti che prima si odiano e poi non possono più fare a meno l’uno dell’altro. Purtroppo negli ultimi tempi stiamo raschiando un pò il barile e spiace dire che questo Fuga in tacchi a spillo (già il titolo…) non rappresenta certo un’inversione di tendenza. Si sorride a denti stretti e le sequenze davvero riuscite si contano sulle dita della mano di Muzio Scevola. Peccato, ennesima occasione sprecata per una coppia di attrici altrove brillanti, magari in solitaria, ma che qui non riescono a creare la chimica necessaria al genere. Non aiuta l’anonima regia senza carattere di Anne Fletcher, mai al servizio della storia, mai al servizio delle sue attrici.