Houssy’s Short Cuts: AVENGERS AGE OF ULTRON

Avengers_Age_Of_Ultron-poster1Questa deriva cinematografica dedicata ai supereroi è divertente, ancora non memorabile, però assolutamente spassosa. Il secondo capitolo dedicato agli Avengers non fa eccezione e di certo non delude, proponendo il solito compendio a base di azione, umorismo e pathos. Certo alcune cose sono inutili (la love story tra Hulk e Vedova Nera, lo spaccato di vita vera di Occhio di Falco e famiglia…), altre semplicemente poco memorabili (su tutte Ultron, cattivo assai poco carismatico), eppure alla fine delle due ore e mezza, il tempo è volato e il bambino che è in noi si è divertito e svagato, già pronto però a passare ad un altro balocco. Certo, piacerebbe che questa deriva prendesse una piega più vicina al Captain America: The Winter Soldier, dove dramma, attualità, riflessione ed età adulta, potessero finalmente prendere il sopravvento sul gioco fine a se stesso. Vedremo.

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Houssy’s Short Cuts: BLACKHAT

BKH_31_5_Promo_4C_3F.inddLasciandoci alle spalle tutti i manierismi e soprattutto i barocchismi che ultimamente vanno molto di moda, Michael Mann dirige come un Dio. Lineare, solido, una garanzia che affonda le sue fondamenta nel cinema classico. Non fa eccezione Blackhat, thriller informatico dalle tinte notturne, apparentemente indolore, ma capace di colpire durissimo in almeno un paio di meravigliose sequenze. Il maestro dietro Manhunter, che ha fatto innamorare il mondo di se con Heat e i cinefili con Collateral e Public Enemies, rimette i puntini sulle i, ridefinendo i confini del cinema e dichiarando a gran voce la paternità di ciò che gli appartiene. Cinema senza fronzoli, senza trucchi e senza scorciatoie.

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Houssy’s Short Cuts: BIRDMAN

birdman-clickDifficile pensare ad un film più spocchioso, presuntuoso, irritante ed ingombrante di Birdman. Costruito con una serie di piani sequenza, uniti come se fossero uno solo, il film di Iñárritu riflette sul cinema e su cosa sia diventata la nostra adorata settima arte. Criticando più o meno apertamente la deriva superoistica che ultimamente furoreggia, se non poi servirsi degli stessi meccanismi che affossa e mette alla berlina, BIrdman vive dell’interpretazione di un Michael Keaton in stato di grazia, ma soprattutto di una regia che lascia senza parole. Possiamo infatti storcere il naso e criticare la presunzione smisurata di Iñárritu, ma bisogna riconoscere che questo è un grande film, concettuale, emozionale e viscerale, insomma è finalmente cinema.

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Houssy’s Short Cuts: WHIPLASH

whiplash_posterIn molti hanno odiato questo film, altri lo hanno liquidato con leggerezza, ma Whiplash è un bel pezzo di cinema. Per cominciare si regge sull’interpretazione di un J. K. Simmons luciferino e mostruosamente bravo, quasi ipnotico nella sua bastarda persecuzione del puro talento ad ogni costo. Non solo, nella sua evoluzione quasi dantesca, come un rutilante girone infernale, regala tante domande e fornisce a dire il vero pochissime risposte. Meglio perseguire il talento a tutti i costi, rischiando di far rinchiudere l’oggetto delle nostre attenzioni in un manicomio, oppure è preferibile “accontentarsi” di una tranquilla e confortevole mediocrità? Ecco il film ragiona su questi concetti, regalandoci sequenze tesissime degne del miglior thriller e lavorando magari un po’ grossolanamente sui caratteri. Non dovesse bastare, Whiplash è pieno zeppo di musica indimenticabile che sarà difficile estirparsi dalla mente.

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Houssy’s Short Cuts: HOME

HOME_sRGB_finalMeno stupido di quel che può sembrare, Home, ultima fatica Dreamworks, unisce quel bel cinema per ragazzi che emoziona e fa pensare, a tanto umorismo che incanterà qualche adulto e a qualche bella canzone capace di toccare il cuore più insensibile. Se vedendo il trailer pensate di aver già capito tutto, è ora di rivedere le vostre convinzioni, perché Home liquida il suo assunto in pochi minuti e si dedica a sviluppare una bella storia di amicizia, coraggio, famiglia e speranza. Tutto già visto direte voi, ma si tratta sempre di intrattenimento per famiglie e quindi non possiamo pretendere la cruda realtà dei Dardenne. Lasciateci sognare in pace.

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Houssy’s Short Cuts: INTO THE WOODS

 Occasione più che mancata per questo musical targato Disney, fatto di interpretazioni trascurabili e canzoni dimenticabili. Non si sentiva proprio il bisogno di dare un’altra occasione a Johnny Depp per gigioneggiare senza freni e per regalare a Meryl Steep l’ennesima nomination agli Oscar. Peccato dicevamo, ma al di là della modaiola tendenza a riaggiornare le fiabe classiche, dimostrazione di un’endemica assenza di fantasia che ha veramente stancato, quello che proprio non torna é la musica. Le nostre orecchie, vittime innocenti di quella che sembra essere un’unica traccia lunga più di due ore, saranno grate ai titoli di coda, paladini indiscussi della fine di un incubo musicale, molto più pauroso del bosco del titolo.

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BIG HERO 6

big-hero-6-nuovo-trailer-italiano-prima-clip-e-13-poster-del-film-d-animazione-disney-3Un giorno, forse, la cultura orientale avrà la meglio su quella occidentale.

Nella futuribile San Fransokio, ponte ibrido tra due mondi diversi eppure complementari quando si tratta di descrivere la natura umana, prendono il via le avventure del piccolo-grande Hiro, dei suoi amici e del gentile Baymax, vera anima di un film a cartoni animati così ispirato e travolgente, come non se ne vedevano da tempo.

Parabola dell’eterno ritorno, probabilmente un altro segnale di retrocessione della matrice occidentale a favore di un ideale e di un modo di sentire ed intendere il lutto tutto orientale, Big Hero 6 conquista per l’intensità dei caratteri che mette in campo; non dei semplici stereotipi, a cui purtroppo eravamo da tempo abituati, ma delle figure tridimensionali e sfaccettate, insomma veri personaggi quasi in carne ed ossa, non ombre evanescenti e sfuggenti.

Per nostra fortuna al fianco di protagonisti così forti si schiera una trama a tratti shakespeariana, costellata di lutti, sacrifici, sconfitte e rinunce. Ora della fine il nostro Hiro conoscerà il sapore della vendetta e quanto sia facile cedervi, mentre la morte, qui interpretata veramente come ritorno, acquista un valore di intensità come raramente si è visto in un cartone. La piega adulta presa dalla storia infatti, giova moltissimo al climax del film, che per una volta non è destinato ad avvitarsi su se stesso schiavo delle quasi indistruttibili catene dell’happy-end, ma soprattutto farà un gran bene alle giovani menti di tutti quei piccoli spettatori che ci si avvicineranno.

Commossi, travolti e spossati dalla potenza dell’affetto che proveranno per Baymax, i bambini toccheranno con mano e cuore l’etica del sacrificio e si troveranno traghettati inconsapevolmente verso l’interpretazione profonda di sentimenti che hanno solo cominciato a comprendere.

Big Hero 6 è un ponte verso il domani, verso gli uomini e le donne che vorranno e vorremo essere, una lunga e tortuosa strada che porta ad un cinema migliore, un cuore che batte vigoroso e pieno di speranza, nel petto di un’arte finalmente più giusta.

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