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Partiamo da una necessaria premessa: chi non conosce i Krampus faccia una ricerca sul web e si informi subito, perché si tratta di una tradizione affascinante e spaventosa, appannaggio dell’Alto Adige e del folklore tedesco, legata a San Nicola (Santa Claus), alla sua ombra e che si celebra ogni anno il 5 Dicembre.

Krampus è anche il titolo di un horror veramente perfido, tra i più interessanti che mi sia capitato di vedere ultimamente. In occasione del Natale, una tipica famiglia americana celebra la festa più famosa dell’anno, ospitando l’invadente nucleo familiare della di lei sorella; ovviamente l’atmosfera si farà subito incandescente e questo porterà il figlio minore ad esprimere un pericoloso desiderio… Vera sarabanda natalizia di cattiverie assortite, non viene risparmiato niente e nessuno nemmeno gli omini di pan di zenzero, Krampus, procede spedito e veloce affastellando orrori piccoli e grandi. Contaminato da una forte dose di umorismo nero, Krampus è il tipico film che ricorda un cinema che avevamo dimenticato, appannaggio di un passato che proponeva pellicole come Gremlins di Joe Dante, dedicate ad un pubblico consapevole della possibilità che a volte un film per famiglie, possa nascondere alcune insidie. Krampus non risparmia nessuno dei suoi protagonisti, vuoti simulacri di uno spirito natalizio inutile e sciocco, triste appannaggio di un ridondante mucchio di tradizioni vetuste e polverose, laccate di nuova e scintillante ipocrisia. Non è un caso che il film si apra con le assurde immagini di ciò che capita negli Stati Uniti durante in Black Friday, quella giornata in cui i saldi la fanno da padroni e la merce viene venduta con sconti imbarazzanti, una giornata in cui di fatto succede di tutto e i grandi magazzini vengono presi d’assalto, con fiumi di persone in fila fin dalle prime luci dell’alba. Non esiste nulla di meno natalizio, niente di più deprecabile di quell’inno al consumismo sfrenato, capace di tirar fuori il peggio da chiunque. Krampus mantiene ciò che promette, mettendo in scena un incubo al sapore di zenzero, dedicato probabilmente alle famiglie, capace cioè di far riflettere, spaventando, sul vero significato di una festa che proprio nella famiglia trova il suo più profondo significato. Non dispiace poi il finale, per una volta cattivissimo, perfettamente in sintonia con una favola nera come la pece, capace forse di cambiare la prospettiva cinematografica di qualche spettatore più piccolo (non troppo piccolo però, il film ha momenti sinceramente horror), esattamente come capitò a me e a quelli della mia generazione, quando tanti anni fa, nel buio di una sala cinematografica, ci innamorammo di Gizmo, dei Gremlins e di una magia chiamata cinema, che da allora ha stregato il nostro cuore.