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Ci sono registi, artisti, che sono fuori dal tempo, congelati in un fiume di pensieri, concetti ed emozioni, completamente personali ed indipendenti.

Rob Zombie, dopo lo splendido Le streghe di Salem, pellicola che abbiamo visto in 12 ed apprezzato in 2, resta ancora una volta al di fuori del main stream, ai lati del successo di pubblico, fuori dai gusti dell’omologazione e continua il suo personalissimo e sofferto percorso, verso un cinema adulto, poco incline al compiacimento di se e alla masturbazione psicologica.

31 Racconta di un gruppo di artisti circensi rapiti da un manipolo di pazzi psicopatici, che nella notte di halloween (ecco il 31 del titolo) li sottopongono ad un crudele gioco all’ultimo sangue… Rob Zombie, come già detto, ci regala un film fuori dal tempo, una scheggia impazzita, piombata da un passato furibondo e sanguinante, in cui nulla ci viene risparmiato o celato. Nani nazisti psicopatici, fratelli clown con motosega al seguito, Eros e Thanatos… sembra non esserci limite alle fantasie del furibondo regista, che infarcendo il suo film di immagini malate e rimandi sgradevoli, mette in scena un gioco al massacro, che non ha vincitori e vinti, ma solo vittime, esattamente come il personaggio del cinema è vittima e carnefice nei confronti dei film che interpreta.

Solo il pubblico quindi, che guarda e giudica, decretando vita e morte di una pellicola o di un autore, è il vero colpevole, superiore ed intoccabile, pronto ad indossare maschere e demolire la vita altrui, per puro piacere personale o per gioco.

Il finale, in questo senso, ha la dignità e la ferocia del vero cinema, di quel cinema che se ne infischia delle regole e decide di essere se stesso fino in fondo, anche a luci accese e proiezione finita, a gioco concluso. Il personaggio smette di essere tale, si fa uomo ed il film diventa vera vita, mettendo in scena la morte, fino in fondo, ad ogni costo, digrignando i denti e sorridendo di fronte alla libertà di scelta che si cela dietro al suicidio artistico di chi lo ha creato.