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Lui è tornato, recita il titolo di questo bel film, ma la domanda è forse un’altra: lui se ne è mai andato? Adolf Hitler si risveglia nel centro di Berlino in pieno 2015, cosa è cambiato del mondo che conosceva e come reagirà la Germania di oggi all’ingombrante figura del più famoso pazzo assassino che la storia abbia mai conosciuto? Bisogna dire una cosa di questo film, non gli manca il genio e nemmeno il coraggio, la pellicola infatti affianca una narrazione più tradizionale, benché paradossale, ad una serie di vere candid camera girate tra la gente comune. Sorpresa, parecchi cittadini tedeschi, ma anche europei (proprio nel finale il film allarga polemicamente la propria visione), sarebbero disposti a sostenere un partito politico di estrema destra, che portasse avanti gli stessi ideali del Fuhrer. Infatti il nostro Hitler protagonista, fa gli stessi discorsi di un tempo, suscitando le stesse simpatie e gli stessi consensi di un tempo, è vero, qualcuno dissente pesantemente, ma sono comunque una minoranza, poca cosa a confronto del consenso quasi totale suscitato dalle considerazioni del nostro. Lui è tornato, fotografa un paese che ha smarrito la propria memoria storica, decidendo così di ripetere con leggerezza gli stessi errori del passato, quello che manca è un leader capace di trasformare quel malumore e quella recrudescenza razzista che sembra pericolosamente diffusa, in un movimento politico credibile e concreto. Film a tratti divertente, ma più spesso pericoloso ed inquietante, Lui è tornato è una riflessione schietta, lucida e sconcertante su ciò che alberga nel cuore dell’Europa e in quello di ognuno di noi, erroneamente convinti che il passato resti immobile ed irripetibile, una parata di fantasmi ormai lontani, da studiare tra le pagine di un libro. Alla fine della visione resta un malessere diffuso e una domanda, sepolta in profondità: ma se un film simile venisse fatto in Italia, sostituendo a LUI… L’ALTRO? Mi tremano le vene dei polsi al solo pensiero di ciò che potremmo scoprire.