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Nella sua sfacciata, pacchiana e coraggiosa noncuranza per ogni forma di vergogna, verosimiglianza o umiltà, Batman V Superman è quasi un film strabiliante, se non fosse per qualche lungaggine di troppo e le solite tonnellate di cgi, anzi per alcune soluzioni alla Scooby-doo, ha quasi del miracoloso. Con alle spalle la premessa disastrosa di Man of steel, film sbagliato e a tratti ridicolo oltre ogni umana comprensione, Batman V Superman nasceva sotto una pessima stella, funestato da rumors di annunciato fallimento e critiche velenose al povero Ben Affleck, ancora provato dalle pernacchie ricevute per aver interpretato l’imbarazzante DareDevil. Affastellando come un bambino iperattivo, trame, sotto-trame, protagonisti e comprimari, Zack Schneider, incurante di tutto e tutti, ha continuato a portare avanti la sua idea di cinema e bisogna proprio dire che questa volta il risultato lascia a bocca aperta. Ma andiamo con ordine. Il rischio era quello di mettere troppa carne al fuoco, infatti Batman V Superman di fatto è un origin-movie sull’eroe di Gotham, il sequel di Man of steel e una piattaforma di lancio che getta le basi per il prossimo Justice League; non solo, il film introduce un cattivo fondativo come Lex Luthor e si concede il lusso di giocarsi il jolly Doomsday, con tutto quello che ciò comporta. Nella sua titanica durata di oltre 2 ore e mezza, Batman V Superman riesce nell’impossibile, concertando tutta la materia di cui sopra in maniera piuttosto disinvolta, cadendo di fatto solo nell’ultima estenuante mezz’ora, ammorbata da un combattimento praticamente interminabile, capace di sfiancare anche il puù irriducibile dei fan. A farla da padrone è ovviamente il Batman di Ben Affleck, canuto, spossato, ferito e rancoroso, incapace di accettare la presenza di un Dio sceso dal cielo per amministrare la vita e la morte a suo piacimento. Proprio questo è il tema principale e miglior pregio di un film più complesso di quello che potrebbe sembrare a prima vista, sì perchè oltre all’annunciato scontro tra i due eccellenti gladiatori in campo, la pellicola ragiona sulla responsabilità etica che le azioni e le interferenze di un Dio, possono comportare. Superman, mai così cristologico come qui, compie delle scelte e ognuna di esse ha delle conseguenze, capaci di generare morte, odio, rabbia, gioia, speranza e vita, a seconda della prospettiva che le si vuole attribuire. Poi c’è l’altro grandissimo tema: i genitori. In Batman V Superman, i padri, ma questa volta più che mai le madri, determinano il destino, le umane decisioni e il cammino dei nostri super protagonisti, inconsapevolmente legati (ed è una trovata di sceneggiatura a mio avviso geniale) da un nome, che li unisce in maniera viscerale, inconscia e decisiva. E’ vero, il film è criticabilissimo per altri dieci, cento, mille motivi: si può dire che Wonder Woman non centra nulla e la sua entrata in scena è poco più di un pretesto, si può discutere sulla performance troppo sopra le righe di Jesse Eisenberg nei panni di Luthor, sulla scelta di affastellare troppi imput poco approfonditi e buttati lì, su alcuni passaggi di sceneggiatura assolutamente incoerenti (la lancia di criptonite prima abbandonata, poi nascosta, infine ripescata)… eppure Batman V Superman resta a tutti gli effetti un cinecomic molto più interessante e riuscito di tutto l’osannato universo Marvel, incapace cioè di sviluppare, a parte forse negli ultimi film dedicati a Captain America, un ragionamento profondo e polemico su questi Dei.Demoni-Uomini e sulle loro pesanti responsabilità. Batman V Superman è un film profondamente imperfetto, titanico e pantagruelico, umanamente fallace e tonitruante, però, come tutti i grandi film ha nascosto in se il germoglio del cambiamento, della possibilità in potenza, di cominciare a vedere e vivere il mondo dei superuomini in maniera diversa, distonica, ammantata di ombra e disperata impotenza, sempre più distante dalla luce, dalla bontà, dal gioco, dalla battuta sarcastica e dalla divina infallibilità.