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Ed ecco che anch’io mi sono concesso il lusso di andare a vedere il film dei miracoli, la pellicola che sembra aver messo d’accordo tutti, uniti in un coro greco pronto a glorificare Rami Malek e ad applaudire cantando a squarciagola le canzoni dei Queen… ho sentito di tutto in questi giorni, aneddoti su sale cinematografiche festanti e giubilanti, impegnate in una colossale standing ovation, giudizi sferzanti che lanciavano il malocchio sui malcapitati incapaci di apprezzare cotanta bellezza… la verità è che Bohemian Rhapsody è un film discreto, un coacervo di emozioni piuttosto facili e un modesto biopic. La lista dei difetti sarebbe lunghissima, a partire dalla facilità con cui tutto accade (vogliamo creare una band? Fatto! Nome? Queen! Vogliamo creare Bohemian Rhapsody? E che ci vuole, basta guardare la campagna inglese!) per non parlare dello schematismo con cui ci vengono servite le emozioni piuttosto grossolane che costituiscono il film (il momento in cui sentiamo Who Wants to live forever su tutti). È vero, alcuni momenti sono davvero indovinati, primi tra tutti quelli in cui i Queen si ritrovano chiusi in studio a comporre un brano, eppure la sensazione è di trovarsi al cospetto di qualcosa di aneddotico, di facile e per questo poco sincero. Non aiutano infine i venti minuti finali in cui viene ricreata l’intera esibizione del Live Aid a Wembley del 1985, una scelta che risulta tanto emozionante, quanto profondamente forzata e senza senso. Perché ricreare pedissequamente qualcosa che era già perfetto ed apparteneva alla leggenda, qual è lo scopo di mostrare qualcosa che ha senso in quanto consacrazione dei Queen, riproponendolo in maniera identica, ma facendolo interpretare da ombre, pallide brutte copie degli inarrivabili originali? Dov’è il miracolo dunque? Io vedo solo un discreto prodotto di intrattenimento, figlio di un cinema commerciale, che ormai senza nessun freno, sta mercificando qualsiasi cosa, anche i nostri ricordi.

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