Avengers e il giovane Holden: elegia dell’incompiuto (senza spoiler).

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Difficilmente mi capita ancora di scrivere vere recensioni sui film. Da un lato è più facile parlarne nei podcast (facile per me e facile per voi, che non dovete fare lo sforzo di leggere) dall’altro, trovo sia giusto scrivere, quando si ha davvero qualcosa da dire ed ultimamente mi rendo conto di aver sempre meno da dire.

Ma questa volta mi sono accorto che qualcosa da dire ce l’ho.

Sono passati 11 anni dal primo Iron Man, ma soprattutto è passato 1 anno intero da Infinity War, il film che ha cambiato tutto, che ha dato significato a ciò che è venuto prima e ha giustificato ciò che vediamo in sala ora. Infinity War ha cambiato tutto, perché con quel finale, così simile a L’Impero colpisce ancora, ha ridefinito le regole e la struttura di un mondo, che fino ad allora ci era sembrato di cartapesta, irreale, fatto di ombre e invece quel finale ha reso tutto terribilmente vero, fragile e drammatico, esattamente come la vita. Abbiamo dovuto aspettare 1 anno intero per poter vedere la fine di quella storia, esattamente come ne abbiamo dovuti aspettare 2 per vedere Il ritorno dello Jedi, eppure quest’anno è volato, perché a differenza di quanto accaduto nel 1983 con la saga di Guerre Stellari (Guerre Stellari CAZZO, non Star Wars) non siamo mai rimasti soli. In 365 giorni di attesa abbiamo avuto foto, poster, tweet, interviste, teaser, trailer, indiscrezioni, teorie, altri trailer, altri poster e tante chiacchiere di una comunità social-patica incapace di attendere in silenzio, ma al contrario, determinata a sperticarsi in fantasiose speculazioni film/fumetto al limite del ricovero psichiatrico. Non siamo MAI rimasti soli, perché il costante chiacchiericcio ci ha resi incapaci di dimenticare che stavamo aspettando EndGame.

E poi, EndGame è arrivato.

Dopo 3 ORE di parole, azione, combattimenti, lacrime, addii, ancora parole, spiegazioni, arrivederci, ancora lacrime, camei, strizzatine d’occhio, esplosioni, citazioni, parole, parole, parole e lacrime, siamo arrivati alla parola FINE. Finito il film, la prima cosa che ho sinceramente pensato è stata: … “ok, e adesso?” Sì perché avendo passato 1 anno intero ad immaginare quel film, a far sedimentare l’immensità della scelta di Thanos nel mio cuore, a riflettere e cullarmi nell’etica bellezza che si nascondeva dietro quello schiocco di dita, la mia mente non riusciva ancora a capacitarsi di dover dire veramente addio agli Avengers, allora forse era meglio Infinity War. Capiamoci, non sto criticando il film in se per se, pur con la sua struttura para televisiva (di fatto il più legato all’idea di serie tv, a causa di tutti quei rimandi a ciò che è venuto prima) ha momenti di epica e lirica verità cinematografica, ma il mio discorso è più prettamente filosofico, diciamo un esercizio di stile.

Chi di voi ha letto Il giovane Holden, sa che si chiude con una delle frasi più belle che la letteratura ci abbia mai regalato: non raccontate mai niente a nessuno o finirete per sentire la mancanza di tutti. Guardando EndGame mi è venuto in mente il finale del capolavoro di Salinger. Holden in fondo non fa altro che esprimere un sentimento molto comune, una sensazione che attanaglia ogni lettore che si sia fatto catturare da una storia o da dei personaggi, faticando di fatto a lasciarli andare una volta per tutte. Vedendo EndGame la sensazione è stata la stessa, ma perniciosamente amplificata dal fatto che il film io la avessi già assaporato in un’attesa estenuante e dolcissima lunga un anno intero. Ecco perchè Infinity War è un film migliore, perché vive di sospensione, in un limbo di incompiuto e di irrisolto, che volendo non avrà mai fine.

Al di là di tutti i commenti che si possono fare, EndGame è una fine, una degna conclusione di un percorso, con tutti i tasselli al proprio posto, ma Infinity War è repentino, crudele, veloce e tronco, esattamente come la vita, che raramente ci da la possibilità di concludere degnamente tutto ciò che abbiamo in sospeso, anzi molto più spesso, si presenta a chiedere il conto all’improvviso, con uno schiocco di dita. Semplificando terribilmente, EndGame è l’utopia, Infinity War è la verità, l’uno è il sogno, l’altro la realtà, il primo è grande cinema, il secondo è poesia. E così sia.

E adesso, uccidetemi pure.

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