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Todd Solondz è uno dei cineasti più caustici, acuti, completi e geniali che la settima arte possa vantare al momento in attività. Le sue opere hanno nomi evocativi e bellissimi (Happyness, Palindromes, Storytelling, Welcome to the Dollhouse), mentre chi ha potuto apprezzarle, ne è rimasto semplicemente segnato. Dieci anni dopo un film totale ed assoluto come Happyness, opera complessa, stratificata e di una bellezza straziante, il buon Todd torna sul luogo del delitto, riprendendo i personaggi di quella vicenda, per mostrarci che ne è stato di loro.  Il mezzo è ovviamente un film, che si chiama Perdona e dimentica (ma l’originale Life during wartime è di ben altra forza) e che incredibilmente è stato distribuito anche nel nostro paese. Il motivo di tanta soddisfazione personale è da ricercarsi nel fatto che è dal 1998 che un film di Solondz non esce in Italia, vittima della cecità e del bigotto perbenismo che spesso affligge la nostra distribuzione. L’opera di Solondz fatica a trovare visibilità nella nostra bella penisola, sovente troppo impegnata a guardarsi l’ombelico, invece di trattare temi come la diversità, la malattia, il sesso e la pedofilia in modo adulto, responsabile e senza sconti. Life during wartime rompe quel silenzio durato più di dieci anni e lo fa in modo educatamente assordante. Dietro e dentro le vite e le banalità di un gruppo di esseri umani piuttosto infelici, si nascondono una terrificante solitudine, una lucida follia e un disperato bisogno di essere compresi, protetti, amati. L’umanità sembra aver lasciato il posto alla mostruosità, ognuno sembra solo determinato a realizzare se stesso, ciecamente incapace di comunicare veramente con l’altro. Perdona e dimentica… come un mantra questa formula quasi matematica, sicuramente lenitiva, viene ripetuta all’infinito, come a voler trovare una soluzione impossibile al vuoto che riempie il cuore di ognuno. Non è facile la vita in tempo di guerra (parafrasando il titolo originale), non è facile convivere con un conflitto che ha per protagonista la propria famiglia e  in senso più lato ogni essere umano. Uniti da un ipocrita desiderio di fare una parte del cammino insieme, eppure sinceramente divisi nel profondo, dalla nostra spontanea e sfavillante grettezza, affrontiamo con stoicismo infinito il vuoto pneumatico delle nostre anime, con il viso rigato, di quando in quando, da qualche lacrima. Perdona e dimentica… sciocchezze, il significato sta tutto nella più semplice, sfuggente e colpevole delle ammissioni, un grido d’aiuto, dolore e speranza, che arriva solo alla fine di una via crucis fatta di lacrime, sangue ed escrementi: “Io voglio il mio papà!”. Perdonare senza dimenticare, dimenticare senza perdonare… dopotutto siamo solo mostri, afflitti da una terrificante e convenzionale umanità.

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