revenant-leoPur non amando particolarmente il cinema di Inarritu, perfino il premiatissimo Birdman, devo ammettere che The Revenant è un grandissimo film, una pellicola di una potenza primordiale, capace di riconciliarmi con il paraculo regista messicano, che per una volta sembra essersi dimenticato delle sue arroganti architetture arzigogolate, tanto chic, quanto ridondanti.

A ben guardare, sembra proprio che questo 2016 sia cominciato all’insegna dell’umanità e della natura, eterni rivali ed eterni alleati, uniti in un necessario girotondo senza vinti ne vincitori. Così come il nuovo meraviglioso film di Tarantino, quel The Hateful 8 che getta i propri detestabili protagonisti in un inferno bianco macchiato di sangue, anche The Revenant mette in scena un manipolo di personaggi, ognuno a suo modo spiacevole, facendoli confrontare con una natura matrigna, inclemente e inospitale. Forse non è un caso, ma un necessario ritorno alla pura essenza delle cose, a partire proprio dal linguaggio, praticamente inesistente in un film che affida la propria potenza narrativa e drammatica, ai gesti e al frastuono della natura, sempre invasiva e mai benevola, nei confronti un’umanità invadente, estranea, ruggente, quasi aliena. E’ proprio di questo che parla The Revenant, con un occhio rivolto verso il cinema di Malick (la prima meravigliosa sequenza sembra uscita da La sottile linea rossa), prendendo come scusa una storia di vendetta, per trasformarla in un feroce apologo su di un’umanità che non riconosce più se stessa. Inarritu, aiutato dalla straordinaria performance quasi muta di un titanico Leonardo Di Caprio, costruisce il suo film più classico, lasciandosi alle spalle trucchi e manierismi, per riportarci indietro nel tempo, al cuore di un paese e di una terra, in cui regna la bestialità, la morte ed il muto divenire delle cose. Complici almeno un paio di sequenze da antologia, il già citato incipit e l’ipnotico e terribile attacco da parte dell’orso, una fotografia livida e sontuosa, due protagonisti/antagonisti bravissimi e soprattutto una regia carismatica, contemplativa ed ispirata, The Revenant si candida come film necessario, indispensabile, onirico e prezioso, capace da solo di far riflettere su di un’umanità, che che di umano sembra non aver più nulla.