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Houssy's Movies 2.0

Recensioni tutte d'un fiato… per chi non ha tempo da perdere

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horror

PIRANHA

piranha_poster_02Era il lontano 1978 quando Joe Dante debuttava al cinema con un film di serie b, un epigono de Lo squalo, ma che di fatto alle generazioni, che vi si sarebbero imbattute, sarebbe sempre sembrato a tutti gli effetti appartenente alla prestigiosa serie A. Piranha è talmente pieno di invenzioni visive e narrative, da lasciare un segno indelebile nella memoria di ogni spettatore. Gli stessi effetti speciali tradizionali dei voracissimi piranha, hanno del miracoloso, riuscendo a rendere credibili e disturbanti gli attacchi subacquei, non grazie ad un computer, ma attraverso regia e montaggio. Un piccolo grandissimo film, fatto di idee e tanto cuore, Dante si fa le ossa e già mostra i prodromi del suo cinema che verrà, con un piede inevitabilmente ben piazzato nel passato e debitore a tante pellicole di serie B e l’altro proteso verso il futuro, verso tematiche importanti e delicate, come l’infanzia e l’importanza etica di fare la cosa giusta. Tutto comincia però da qui, dal 1978, da un film con protagonisti dei piccoli e ferocissimi pesci tropicali dai denti aguzzi. Da riscoprire ed amare.

BLOODY CULT: Horror Trash

Toxic-Avenger

 

Una cavalcata nelle sconfinate praterie dell’horror trash. Per capirci, non il cinema pessimo (per lo meno non solo…) ma quel cinema brutto sì, ma con tanto tantissimo cuore. Un viaggio tra tanti titoli Troma, qualche chicca italiana e tanto cinema di serie z, talmente puro e sincero da diventare di serie A.

Buona visione.

THE GALLOWS

The-Gallows-PosterAl di là della struggente nostalgia per un cinema horror più dignitoso, intelligente e classico, quello che fa davvero incazzare (e io non uso mai parolacce…) di questo The Gallows non è l’assunto al limite dell’idiota, ma la messa in scena scelta per rappresentare queste infinite passeggiate per corridoi deserti, condite da qualche omicidio inutile. Sto ovviamente parlando del famigerato “found footage” metodo espressivo modaiolo ed economico (maledetto Paranormal activity! La peste a te e tutti i tuoi sequel!) che ormai da troppo tempo si è appollaiato sul nostro scroto appesantendolo ogni umana sopportazione. Quello che disturba qui, oltre ogni misura, è l’assenza di un senso: come sia possibile infatti che qualcuno ritenga credibile che qualsiasi cosa accada, ci sia sempre uno dei protagonisti pronto a registrare tutto con la telecamera di turno, resta un mistero insondabile e profondamente sciocco. L’ennesima presa in giro di un genere che scivolando verso il basso, ha impoverito se stesso e le vite di tutti noi, reiterando all’infinito la tendenza odierna, derivata dai social media, a condividere ogni cosa (anche la più insignificante) in qualsiasi momento e a qualsiasi costo. Forse allora, i veri colpevoli siamo proprio noi.

ZOMBEAVERS

zombeavers-posterE con questa, posso serenamente dire che ho visto veramente di tutto. Zombeavers, come fa sfacciatamente intuire il titolo, racconta in tono molto poco serio, la lotta impari tra un gruppo di sacrificabili giovanotti e un manipolo di affamati castori zombie, che a causa di un barile di rifiuti tossici, comincia a seminare morte e terrore nei dintorni di un laghetto, presso il quale, i nostri pelosi amici, hanno le loro tane. Umorismo di grana grossa e qualche colpo basso (il sacrificio del cagnolino), per un film che fa dell’imbecillità e dell’assenza di vergogna la propria bandiera. Piacerà a tutti coloro che vorranno toccare con mano l’abisso senza apparente fondo, in cui sta velocemente scivolando il cinema di genere, ridotto ormai a barzelletta.

A proposito, vi ho detto che chi viene infettato, diventa a sua volta una specie di incrocio tra un umano e un castoro? Genio!

EXTINTION

extinctionA ben guardare questo Extintion, piccola pellicola di produzione iberica, è film di emozioni e sostanza, piuttosto che di tensione e facile effetto. Questo ad un primo impatto può spiazzare l’appassionato alla ricerca di sapori forti, ma sicuramente fa un gran bene al film e ai suoi pochi e solidi personaggi. Dimenticate gli zombie che tanto furoreggiano al cinema e in tv, qui siamo da tutt’altra parte: Extintion racconta la solitudine, l’abbandono, il sacrificio e la scelta, rifuggendo quasi sempre il rutilante susseguirsi degli eventi, in favore di una lenta discesa nell’alienazione. Ricordando pesantemente, ed è un’ottima notizia, il Io sono leggenda di Matheson, Extintion lavora benissimo fino ad un passo dal finale, per cedere poi ad un telefonato assedio, che non dispiace, ma riporta la pellicola nei più consueti territori del già visto.

Peccato che il film non si fermi qualche manciata di minuti prima, nel momento in cui un padre punta la pistola alla testa della figlia… quello sì, che sarebbe stato un gran finale!

Bloody Cult: SLASHER

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E siamo giunti alla puntata dedicata allo Slasher, genere immancabile ed immarcescibile nel panorama horror di ieri, di oggi e di domani. L’amico Carfa, in compagnia del sottoscritto, con il contributo prezioso di Hector il guardiano e di un ospite speciale, proverà a dipanare la matassa di un genere che conta dozzine di titoli:  Jason e Michael in primis, ma anche Bava, Craven e tantissimi altri film…

Buona visione.

 

BLOODY CULT: 1.000.000 di modi per morire

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Puntata particolarmente succosa quella di Bloody Cult di questa settimana. Io e l’amico Fabrizio Carollo, padrone di casa e raffinato scrittore, ci occuperemo di morte. In particolare dei tanti modi per morire e tutte le loro derivazioni. Saltando di palo in frasca con una disinvoltura invidiabile, affronteremo classici di ieri e di oggi, film sconosciuti ai più e celeberrime pietre miliari, con l’unico obbiettivo di creare una playlist del cuore, con un unico comune denominatore: la dipartita.

Morire uccisi dalla morte, da un assassino, dalla vendetta, dal proprio padre, dalla fede… Queste sono solo alcune delle categorie che affronteremo in questa 6° puntata di Bloody Cult.

Buona visione.

BLOODY CULT: Famiglie Assassine

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Quinta puntata di Bloody Cult, appuntamento settimanale che vede il sottoscritto, insieme all’amico Fabrizio Carollo, raccontare (a modo nostro)  un sottogenere del cinema horror. Questa settimana tocca alle famiglie assassine, a tutti quei soggetti poco raccomandabili nati in seno alla famiglia, mutuati da essa e chiara espressione di una violenza subita od inferta…

Due grandi distinzioni: la famiglia mutante e quella disfunzionale. Insomma, mostri contro pazzi, all’insegna di un’analisi non esaustiva di ciò di cui la Famiglia può essere responsabile.

Buona Visione.

IL LUOGO DELLE OMBRE

Odd-Thomas-posterLa premessa era pessima: film del 2013, regia di Stephen Sommers (La mummia, G.I. Joe, Van Helsing e altre schifezze, ma anche il divertente Deep Rising), tratto da un romanzo di Dean Koontz (notoriamente gli adattamenti dei suoi libri sono ciofeche)… e invece questo Odd Thomas (per carità, il titolo italiano fa veramente tazza) non è malaccio. Con questo non intendo che siamo di fronte ad un ottimo film, ma questa specie di Sesto Senso decisamente più scanzonato, ha la grande capacità di farci passare un’ora e mezza del nostro tempo senza darci l’impressione di averlo totalmente buttato via. Sarà colpa del solito e bravo Willem Dafoe, della simpatia del protagonista Anton Yelchin, sarà merito della mozzafiato Addison Timlin o più probabilmente del finale non troppo telefonato, melodrammatico e piacevolmente delicato per un vecchio cinefilo come il sottoscritto… Comunque Odd Thomas scorre via che è una bellezza, in barba al pessimo trailer e a tutti quelli che gli vogliono male.

KRISTY

‘KRISTY’-MOVIE-POSTERE siamo arrivati, purtroppo per noi, a quel temutissimo periodo dell’anno in cui si svuotano le cantine e i solai per proporre alle sale deserte di questo assurdo paese una serie di titoli, soprattutto horror, che riscrivono i confini della vergogna. Kristy non fa certo eccezione, colpevole di assurdità multiple e pretestuose, mosse da motivazioni ridicole eprive di senso. La storia della studentessa che resta da sola nel campus (avete letto bene da sola in un intero campus universitario) e viene braccata da una serie di personaggi facenti parte di una strana cellula demoniaca che se la prendono con tutti quelli che hanno nel nome riferimenti a Cristo è delirante. Non solo, da un certo punto in poi il film diventa la copia triste del divertente You’re Next, che qualche brivido invece ce lo aveva saputo regalare. Insomma, silenzi, attese, lunghe corse a perdofiato e la solita pletora di luoghi comuni già visti circa un milione di volte. Da evitare come una rettoscopia.

BACKCOUNTRY

unnamed7Ecco uno di quei film che poteva essere tanto, accontentandosi di essere ben poco.

Una coppia gira a vuoto nei boschi, smarrendo direzione e senso, prima infastidita da una guida impicciona ed infine braccata da un orso piuttosto determinato a banchettare con loro. Fin qui tutto bene, peccato che il film giri a vuoto per circa due terzi, per poi tirare fuori un po’ di mordente solo nella parte finale.

Il resto si perde nella noia di infinite passeggiate nei boschi e nell’eterno tentativo di mantenere sveglia l’attenzione di uno spettatore ormai fiaccato da una sarabanda di cose già viste e riviste circa 1 milione di volte. Dimenticabile.

BLOODY CULT: Vampiri

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Quarto appuntamento con Bloody Cult, trasmissione ideata e condotta dall’amico Fabrizio Carollo.

Questa volta parliamo di vampiri, una bella e lunga chiacchierata in cui citiamo moltissimi titoli, cercando di fornire spunti e suggerimenti.

Buona Visione.

BLOODY CULT: Dylan Dog

dylan_dog_stano_mostri Puntata speciale su Dylan Dog, omaggiato dal Crime City Comics di Castiglion dei Pepoli in provincia di Bologna. Ovviamente l’occasione è gradita al sottoscritto, per poter parlare qualche minuto del rapporto tra Dylan Dog e il cinema, considerando da un lato le pellicole da cui ha spesso preso ispirazione e dall’altro quei film che hanno preso spunto proprio dall’italico fumetto per venire alla luce.

BLOODY CULT: Le Case Stregate

univ_psycho_house_ref_1960_dSecondo appuntamento con Bloody Cult, dell’amico Carfa, questa volta parliamo di case stregate al cinema.

Una breve carrellata che a partire dalla mitica trilogia di Sam Raimi, tocca un po’ tutti gli aspetti che riguardano questo sotto genere assai prolifico. Da Amityville fino a Shining, da Inferno a Cabin in the woods, da Gli invasati a Session 9….

Buona visione!

BLOODY CULT: Zombie al cinema

Ecco che comincia una nuova avventura, anzi un esperimento.

Abbiate la bontà di seguire me e l’amico Fabrizio Carollo in una breve carrellata sul cinema Zombie. Senza la pretesa di insegnare nulla a nessuno, ma con tanta voglia di parlare di cinema.

Ogni settimana un genere diverso è un sacco di pellicole citate. Io avrò l’onore di vestire i panni di Esperthorror, mentre il preparatissimo padrone di casa (Fabrizio Carollo appunto, scrittore, fotografo, regista, persona d’onore e amico) cercherà di proporvi spunti di riflessione o semplice divertimento.

Pronti? Partiamo con la prima cavalcata di titoli.

THE PURGE

the-purge-posterSe dovessi credere a tutto quello che sento e leggo in rete, probabilmente il mio destino di spettatore sarebbe segnato da due enormi macro categorie: i capolavori e l’immondizia. Da sempre cerco di farmi un’opinione personale e soprattutto sono assolutamente convinto che le sfumature aiutino a vivere il cinema in maniera più equa, dignitosa e giusta. Non è affatto così banale come è stato dipinto The Purge, disprezzato e dileggiato quasi all’unanimità, anzi, sotto la cenere a grana grossa del genere, a saper ben guardare giace ben altro. Non lasciamoci ingannare dallo spunto intrigante (una società che per far fronte alla crisi economica e alla violenza dilaganti, decide di sospendere la legge per 12 ore l’anno, ore in cui ogni cosa è permessa compreso l’omicidio), il film va ben oltre questa semplice idea e quella che potrebbe sembrare una banale pellicola di assedio domestico, si trasforma presto in una cinica riflessione su di un futuro più che possibile, diretta conseguenza di un modo di pensare spesso fin troppo condiviso. Il modo in cui viene intesa questa sospensione della legge e dell’ordine, ha risvolti socialmente agghiaccianti: i ricchi si tutelano con sistemi d’allarme sofisticati e costosissimi, mentre ai poveri, ai reietti e ai relitti della società, non resta che scappare, nascondersi e pregare. The Purge propone una soluzione semplice e paradossale, una resurrezione economica eliminando i “pesi morti” della società, cioè quegli sprechi rappresentati da chi non produce ricchezza, ma al contrario la fa spendere alla società che li sostiene. Ecco quindi che il film, in modo sottile, quasi strisciante, infilando qua e là una mezza frase allarmante, una telefonata alla radio o uno stralcio di talk show televisivo, va a delineare i limiti di un modo di vivere che ha trovato la soluzione sbagliata, arrivando a sacrificare la parte più importante di una società civile, l’umanità che la sottende. Ambientato sapientemente in un futuro praticamente identico al nostro, un domani in cui il secondo emendamento non solo è condiviso, ma addirittura estremizzato, The Purge colpisce al cuore, sollevando parecchie domande e facendo esattamente quello che il genere al suo meglio deve fare: intrattenere facendo pensare. Mimetizzandosi perfettamente dietro una trama assai convenzionale, questa camaleontica pellicola colpisce forte e duro, dapprima limitandosi a preparare il campo di battaglia, per poi dedicarsi a far deflagrare una ad una tutte le convenzioni sociali, portandole alle loro estreme conseguenze. Non c’è luce in fondo al tunnel di The Purge, l’epifania e la catarsi si pagano salatissime, al mondo non resta che raccontare il nulla, mentre alcuni folli si preparano ad organizzare inutuli, ipocrite e patetiche veglie di preghiera, probabilmente in memoria di un’umanità, ormai definitivamente smarritasi.

V/H/S/2

vhsAlzi la mano con me chi si è stancato del dannato POV e dello stramaledetto Found Footage. Per i più distratti, cioè per tutti coloro che hanno vissuto la loro vita su Marte negli ultimi 10 anni, il POV (acronimo di Point Of View: punto di vista) è quel discutibile stratagemma cinematografico, che a braccetto con il Found Footage (materiale video miracolosamente ritrovato) consente ad ogni demente con una videocamera e uno straccio di idea di fare un film. Grazie ad un certo Oren Peli (che possa bruciare all’inferno) questo tipo di traballante poetica, negli ultimi anni ha proliferato soprattutto in campo horror, generando robaccia davvero inguardabile, a metà strada tra l’imbarazzo e il mal di mare. Ora da queste poche righe avrete capito che il sottoscritto non è certo di parte, quando afferma senza timore di essere smentito, che V/H/S/2 è un film straordinario e cosa ancor più sorprendente, dannatamente pauroso. V/H/S/2 è un film collettivo ad episodi, uno di quelli che si facevano tanto tempo fa e che tutti noi, ad un certo punto della nostra vita, abbiamo amato e di cui serbiamo gelosamente il ricordo nel cuore. Aggiornato ai nostri tempi ecco che la cifra stilistica di V/H/S/2 è proprio il POV, ogni episodio infatti è girato usando ed abusando di questo espediente narrativo, con un senso ed un significato però, visto che dopotutto è proprio il concetto di visione ad essere al centro dell’intera vicenda. Con tanta intelligenza, un pizzico di furbizia e una secchiata di follia, ogni segmento, compreso quello principale che fa da filo conduttore, affronta a suo modo i temi classici del cinema horror: fantasmi, zombie, sette sataniche e rapimenti alieni, topoi talmente abusati che risulta difficile immaginare che il film possa inventare qualcosa di nuovo. Invece, complice lo stile di regia, raramente così efficace, funzionale ed in sintonia con gli eventi narrati, V/H/S/2 parte lento, scaldando l’atmosfera con un episodio ectoplasmatico che lascia un po’ l’amaro in bocca, per alzare il tiro grazie ad un’invasione di morti viventi ripresa con telecamera GoPro e per concludersi con gli ultimi due spettacolari, disturbanti e spaventosi episodi (il terzo è da antologia) che vi faranno saltare sulla sedia se non addirittura provare un vero e proprio malessere diffuso, facendovene implorare la fine. V/H/S/2 quindi funziona perché non è solo pretesto e furbizia, ma riesce a fare a pezzi il sistema nervoso dello spettatore, bombardandolo di idee, follia e pura paranoia. Per una volta il POV funziona alla grande, come nel caso del camera-zombie e della dog-cam del finale, il Found Footage non disturba e tutto sembra essere costruito apposta per lasciar intendere che se le idee ci sono, il mezzo espressivo è giustificato, funzionale e insostituibile, Cinema di cuore e di testa quindi, che non mancherà di meravigliarvi, mentre vi spaventa a morte. Resta un mistero come mai una pellicola come questa non riesca a trovare un posto nelle sale di questo nostro paese, mentre preferiamo continuare a distribuire l’ennesimo capitolo di  Paranormal Activity, ma questa probabilmente è sempre e comunque un’altra storia.

MANIAC

maniacCi vogliono coraggio e una buona dose di incoscienza per avvicinarsi al disturbante Maniac, indimenticato cult firmato da William Lustig ed interpretato da un Joe Spinell in stato di grazia. Coraggio ed incoscienza dicevamo, soprattutto se si decide di far interpretare il maniaco del titolo a Frodo Baggins in persona, ossia Elijah Wood. Eppure il film funziona e bisogna ammettere che, cosa piuttosto rara per l’horror, trova una propria strada, affrancandosi dal classico di riferimento, cercando insomma di essere qualcosa di diverso e non solo una moderna fotocopia dai colori sgargianti, del lavoro di qualcun altro. La trama è piuttosto semplice, non che  notissima a tutti gli appassionati, Maniac infatti segue le gesta di un serial killer cacciatore di scalpi, determinato a dar vita, ovviamente nella sua fantasia malata, ai manichini che da sempre lo circondano e lo ossessionano. Quello che fece Lustig, in un periodo in cui nessuno lo aveva ancora fatto in maniera così malata, lercia e quasi documentaristica, fu dar vita ad una biografia di serial killer a metà strada tra il ripugnante ed il patetico, sviluppando così un’inconscia empatia tra lo spettatore e il pazzo protagonista. La buona notizia è che questa nuova versione mantiene invariata quell’empatia, se possibile addirittura rendendola più palpabile e distonica, il film infatti è girato in prima persona, sfruttando la visuale del killer, creando quindi ad un tempo, sia un espediente narrativo coinvolgente, che un sentiero per sperimentare qualcosa di nuovo, spesso di azzardato. Guardando lo svolgersi degli eventi attraverso gli occhi del killer, non solo ci troviamo a trepidare per lui, ma addirittura ci scopriamo a desiderare ciò che lui desidera, abbattendo di fatto e in maniera non banale, l’invisibile barriera tra cinema e spettatore. Più di una volta lo spettatore-killer si troverà a condividere e convivere suo malgrado con la sgradevole sensazione di sentirsi sporco fin nel profondo dell’anima, lordo di sangue ed ebbro di follia. Maniac non ha probabilmente la forza dirompente del suo antesignano, ma pur soffrendo di quella patinata compostezza tipica degli horror dell’ultimo periodo, non ha perso un grammo di quella carica eversiva che conquistava nell’originale, su tutto il finale, che mantiene inalterata la sua putrida, repellente e malatissima soluzione, che ancora oggi ne rende quasi insopportabile e sicuramente indimenticabile, la visione.

JUAN DE LOS MUERTOS

juan-muertos-poster-bMettiamola così.

A Cuba un’epidemia di morti viventi, bollati dalle autolrità non come zombies ma come dissidenti, costringe lo squattrinato Juan e l’amico Lazaro ad arrangiarsi e sbarcare il lunario con un’impresa a conduzione dilettantesca dall’improbabile nome di Juan de los muertos, che si occupa di aiutare i possibili clienti ad uccidere i loro cari, defunti ed affamati.

Ammesso e non concesso che siate ancora qui a leggere queste righe e non siate corsi come pazzi a procurarvi disperatamente questo film, continuo. Continue reading “JUAN DE LOS MUERTOS”

THE BAY

Il cinema è incredibile.

Tu spettatore ti accomodi in sala, convinto di vedere il solito film poco originale a base di found footage, telecamera claudicante e orrore spicciolo, quando ti accorgi improvvisamente e con tua grande meraviglia di non riuscire a staccare gli occhi dallo schermo, nemmeno per il tempo di un singolo battito di ciglia.

Le ragioni che rendono The Bay un piccolo gioiello e a suo modo il primo mattone che va ad inaugurare una nuova stagione del cinema, sono principalmente due e sono complementari l’una all’altra. La prima è la maestria con cui è diretto, non usando un unico punto di vista, ma generando un ibrido mix tra tutti i possibili mezzi espressivi multimediali; mentre la seconda, consequenziale alla prima, è la scoperta che in cabina di regia c’è nientemeno che Barry Levinson, in parte anche responsabile dell’idea che sta alla base della sceneggiatura. Continue reading “THE BAY”