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CALENDARIO DELL’AVVENTO CINEMATOGRAFICO… Coming Soon

 

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In un’epoca di remake e reboot, non poteva mancare la mia personale versione di questa tendenza, ovviamente nel mio caso, tutta dedicata al Natale. L’idea è quella di comporre un calendario dell’avvento cinematografico, andando a rispolverare alcuni vecchi titoli che negli anni passati, mi hanno già fatto compagnia proprio durante il periodo delle feste. Ogni giorno quindi, dal primo di Dicembre, fino al giorno di Natale, pubblicherò a mezzanotte ed un minuto, la recensione di un imperdibile (a mio insindacabile giudizio) film natalizio. I titoli spazieranno dai classici ai film più inusuali, fino alle tante versioni de Il Canto di Natale di Dickens… Ogni film sarà accompagnato da un video di una canzone natalizia, perchè forse, mai come adesso ne abbiamo davvero bisogno.

La speranza è che vogliate farmi compagnia in questa avventura, magari concludendola non più buoni di quando l’abbiamo cominciata, ma probabilmente più emozionati.

A SERBIAN FILM

3056-serbianfilm-posterIn principio fu l’11 Settembre 2001. Il tempo è passato e ora per salire su di un aereo di linea bisogna che i liquidi contenuti nel bagaglio a mano non superino i 100 ml e che gli stessi vadano conservati in una busta di plastica da far controllare separatamente. A cambiare poi radicalmente è stato il cinema americano e non solo, che ha dovuto fare i conti con un prima e un dopo. Il genere horror soprattutto ha subito una vera e propria mutazione genetica, cambiando stili, tematiche e pelle. Quello che da sempre si era dimostrato un eccellente territorio di sperimentazione e provocazione, ha colto al balzo l’occasione di poter indagare quella ferita ormai in suppurazione. Aiutato e sollecitato da quello che si vedeva in televisione (le torture a Guantanamo e Abu-graib), il genere ha reagito con violenza cieca e metodo chirurgico, partorendo nuovi mostri, nuovi modi per gridare di rabbia, paura, dolore e disgusto. In un batter d’occhio hanno visto la luce la fortunata saga di Saw e i due capitoli di Hostel, anche il cinema francese ha egregiamente espresso la propria opinione con film (Frontiers, Martyrs) che hanno ridisegnato il modo di concepire l’orrore. Come profetizzato da Cronemberg, il nuovo orrore è da ricercare dentro di noi, nella nostra carne, nel ginecologico tentativo di esplorare ogni anfratto buio della nostra coscienza, dei nostri visceri. Un nuovo genere era nato, in men che non si dica una nuova parola era stata coniata, Torture-porn. Ora, dopo una via crucis durata anni, costellata di tortura, umiliazioni e crudeltà, è giunto il tempo di A serbian film e ancora una volta, in modo ancora più assoluto e radicale, l’impensabile è diventato possibile, l’insostenibile mostrabile. L’abisso di degradazione e il costante puzzo di morte che scaturiscono da questa pellicola, non hanno precedenti ne eguali, ma pur non facendo l’errore di restare fermi alla ributtante estetica messa in mostra dalla sua superficie, resta comunque compito arduo e a tratti insostenibile, cercare di accettare razionalmente ciò che ci viene deliberatamente mostrato, orgogliosamente sbattuto in faccia. Come già accaduto in passato per altre pellicole (Martyrs su tutte) il significato vorrebbe travalicare il significante ed inevitabilmente il discorso si sposta sulla politica e la società. D’un tratto in modo naturale ed atroce, una scena di sodomia, diventa l’emblema di un popolo sistematicamente e ciecamente violentato dal proprio governo. Purtroppo qui il significante è talmente atroce da non riuscire a passare in secondo piano, seppur nei confronti di un significato altrettanto potente ed importante. Con la forza di una mattonata in faccia A serbian film, proclama la propria libertà di essere e pensare, dichiarando apertamente guerra a tutto e a tutti. Senza l’accenno di un compromesso la pellicola segue inesorabile il suo percorso di disgusto e disfacimento, portandoci con se nelle profondità di un abisso senza speranza e luce. Sarebbe bello potersi svegliare da un incubo come A serbian film, sarebbe bello poterlo dimenticare o mettere da parte, ma purtroppo le atrocità che mostra sono tali da impedirci di rimuoverle, conficcate come sono nella retina dei nostri occhi ormai non più vergini, nella marcescente e nauseabonda profondità delle nostre anime. Si esce esausti da un film come questo, consci di aver perso per sempre qualcosa, spossati dalla consapevolezza di aver spalancato una porta che forse doveva rimanere sprangata. Non so dire se sia giusto fare film come questo, probabilmente in qualche modo lo è, quello che però posso dire con una certa sicurezza, è che credo sia profondamente sbagliato assistervi impreparati. Nessun uomo dovrebbe affrontare un simile calvario visivo ed emotivo, nessuno dovrebbe essere messo nella condizione di dover vedere tali orrori, tale degradante sfacelo. Epifania di disgusto, negazione di catarsi, involuzione senza ritorno ad uno stato primordiale, ferino, nauseabondo e putrescente, fin nel profondo dell’orribile, spudorata, disarmante, tremebonda e fragilissima essenza dell’essere umano. Necessario? Forse sì. Da vedere? Probabilmente mai.

LE FORMICHE DELLA CITTA’ MORTA

locandinaimdbCome diceva il buon Anton Ego, critico culinario dello straordinario Ratatuille, ci sono più anima e cuore in qualsiasi opera del fare, piuttosto che in un milione di parole spese da chi quelle opere le commenta. Le formiche della città morta, film indipendente diretto da Simone Bartolini e prodotto da Nero Film, riesce in almeno due cose impossibili: la prima è quella di riuscire a fare cinema in maniera indipendente, con i suoi limiti certo, ma con tanto tantissimo cuore, in un paese che penalizza qualsiasi tentativo di creare qualcosa di personale fuori dai soliti canoni di accettabile “paraculaggine”; la seconda invece è determinata dal significato, destinato a raccontare una realtà cruda, quasi documentaristica e certamente necessaria, per capire ed interpretare il nostro tempo e i nostri giovani. Lasciando da parte la Roma sognante e splendida vista per esempio ne La grande bellezza, il regista si concentra sui lati oscuri della capitale, mai così ostile, matrigna e aliena, descrivendoci la parabola lunga un giorno, della vita di un piccolo aspirante rapper tossico e spacciatore, che tra piccoli espedienti, amori passeggeri, passati, futuri e sognati, tenta di sopravvivere in un mondo  senza pietà. Pur con alcuni dei difetti tipici delle opere prime, Le formiche della città morta ha un’urgenza di raccontare rara, che riesce nel difficile intento di trovare un proprio stie, una voce fresca e personale. Su tutto poi, restano nel cuore le due sequenze in cui il protagonista tenta un approccio con il padre, spaccato commovente di un’Italia familiare e proletaria, lavoratrice e disperata, che tocca fin nel profondo, arrivando a sfiorare, anche solo per un attimo, per il tempo di un’inquadratura, le vette del sublime.

INSIDIOUS: La dignità della Paura al Cinema

Non so voi, personalmente le pellicole che mi spaventano di più, sono quelle con fantasmi e case infestate.

Chi scrive è un appassinato di horror, quindi può affermare con serenità che gli zombie non gli hanno mai provocato il minimo brivido, la stessa cosa dicasi per vampiri, mummie, diavoli e serial killer, ma davanti ad una casa infestata e a qualche ectoplasma della vecchia scuola, vedrete il terrore dipinto negli occhi del vostro affezionatissimo. Non parlo ovviamente delle scorciatoie modaiole, tipo Paranormal activity (citato anche nel lancio di questo film) tanto per intenderci, ma di quelle pellicole in cui lentamente ed inesorabilmente l’inquietudine cresce, fino a darci la sensazione di non essere soli e che se solo lo volessimo per davvero, allora potremmo vedere cose inimmaginabili e terrificanti. Continua a leggere “INSIDIOUS: La dignità della Paura al Cinema”

SUPER 8: La mia infanzia… il mio cinema

Comincio con una confessione. Se in un film ci sono i bambini o il Natale, io piango. E’ scientifico, matematico, le mie lacrime sgorgano spontaneamente senza che io possa controllarle o ributtale indietro, la voce mi si spezza e il naso cola, mentre mi riduco ad una poco piacevole larva d’uomo scossa dai singhiozzi. Super 8 è il tipico film che spalanca i miei dotti lacrimali e nel finale, mi fa desiderare di essere lì, oltre lo schermo, in compagnia dei suoi piccoli protagonisti, per sognare e crescere insieme a loro.

Data tanta e tale premessa. mi sbilancio e lo dico fin da subito, Super 8, nuovo film diretto da J.J. Abrams e prodotto da Steven Spielberg è splendido, anzi un vero capolavoro che resterà incastonato nel tempo e nella memoria del cinema che verrà. Scalda il cuore assistere ad una pellicola così simile alle opere passate dello Spielberg che fu, penso ovviamente a E.T. e Incontri Ravvicinati, interamente dominata e  abitata da ragazzi, che attraverso uno spirito di corpo e di gruppo ormai appannaggio di un’epoca lontana, lottano e si fanno largo nella vita, sognando il cinema e abbracciando l’amore e l’ignoto. Continua a leggere “SUPER 8: La mia infanzia… il mio cinema”

MACHETE: L’omaggio che il genere aspettava da tempo

Robert Rodriguez è il fratellino dispettoso di Questin Tarantino, tutti i suoi film sono puro divertimento, sberleffo, risata ed eccesso.

Machete nasce quasi per scherzo, come falso trailer a far da trait d’union tra Planet Terror (diretto appunto da Rodriguez) e Death Proof  (appannaggio di Tarantino), tasselli dell’operazione Grindhouse. La storia del messicano Danny Trejo in cerca di vendetta e con una spiccata abilità nel maneggiare il machete, era troppo succulenta perchè uno come Rodriguez non decidesse di approfondirla a modo suo.

Il risultato è un film strepitoso, una cascata di trovate, luoghi comuni e ribaltamenti di questi, da far impallidire Stallone e i suoi Expendables. La carta vincente della pellicola è il suo eccesso e la sua disincantata goliardia, che vanno a comporre un lunghissimo omaggio al genere, un vero e proprio inno alla libertà e alla dignità di un certo tipo di cinema, troppo spesso bistrattato, dimenticato e nascosto sotto il tappeto. Continua a leggere “MACHETE: L’omaggio che il genere aspettava da tempo”

WORLD INVASION – BATTLE LOS ANGELES: Guerra, camera a mano e una bandiera a stelle e strisce

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

In molti si recheranno  a vedere questo film ricercando la fantascienza e in molti ne resteranno delusi, in quanto qui di fantascienza non c’è traccia. Battle Los Angeles, sembra infatti incapace di guadagnarsi l’affetto incondizionato del pubblico a cui in realtà vorrebbe rivolgersi, tradendolo profondamente nel significato e nel significante, per relegare le sue intriganti premesse ad un evocativo spunto narrativo.

Coloro che sono a caccia di sognanti e minacciose storie di stelle e mondi lontani resteranno amaramente delusi, infatti qui la componente aliena non è occasione per sfoggiare mirabolanti effetti speciali, ma risulta essere un pretesto per mettere in scena una vera e propria guerriglia. Moltissima camera a  mano, come va di moda oggi, fa da corollario a questa lotta senza frontiere tra le strade di una Los Angeles deserta e devastata, abbandonata dagli uomini e dalla speranza. Che si tratti della California o dell’Iraq, non sembra esserci differenza e quello che viene rappresentato qui, non è uno scenario futuribile, ma il paradigma di uno scontro armato, la matrice comune  e primaria di ogni guerra moderna, combattuta tra le case della gente, per le strade e all’ombra di un’utopia chiamata libertà. Continua a leggere “WORLD INVASION – BATTLE LOS ANGELES: Guerra, camera a mano e una bandiera a stelle e strisce”

TUCKER AND DALE VS EVIL: L’anarcoide ribaltamento di tutto ciò che sembra

Ci sono idee che trascendono lo spazio e il tempo, riconsegnando ai nostri posteri un cinema di inusitata freschezza, figlio di una sperimentazione sana e goliardica, all’insegna del disincanto e della presa in giro. Tucker and Dale vs Evil (Tucker e Dale contro il Male) è l’ennesimo esempio di questo cinema, capace appunto di stupirci e divertirci, senza insegnarci nulla, ma titillando le nostre emozionate papille gustative di appassionati di cinema, per travolgerci con una girandola di assurdo nonsense.

In breve la trama: Due bifolchi in vacanza, si troveranno a dover affrontare un gruppo di invadenti teenager, convinti di aver a che fare con due psicopatici da slasher movie. Affastellando un numero impressionante di malintesi ed incidenti, i giovani inizieranno a morire uno ad uno, radicando sempre più nella mente dei nostri amabili protagonisti, l’idea che un gruppo di sgallettati abbia scelto la loro proprietà per mettere in atto un suicidio di massa. Continua a leggere “TUCKER AND DALE VS EVIL: L’anarcoide ribaltamento di tutto ciò che sembra”

THE NEXT THREE DAYS: L’ipnotica utopia di una sequenza perfetta

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Ci sono due sequenze in questo film, che da sole ne giustificherebbero l’intera visione. Personalmente sostengo che il valore di una pellicola vada giudicata nel complesso, ma sono altrettanto convinto che negli anni, ciò che resta in mente sono alcune sequenze, sensazioni fugaci di emozioni sfiorate, momenti indimenticabili da consegnare all’infinito. Ma andiamo per ordine.

The next three days è l’ultima fatica di Paul Haggis, regista che qualche anno fa fece gridare molti al miracolo, grazie al corale, ma furbetto Crash. Personalmente ho apprezzato quel film, ma la sua parentela più o meno involontaria con lo splendido Magnolia, mi aveva lasciato un pò freddo. La musica è cambiata con il successivo Nella valle di Elah, in cui un maiuscolo Tommy Lee Jones cercava notizie del figlio, tra una menzogna e uno sguardo ostile. Film minore, sicuramente meno pretenzioso, più omogeneo e solido, anche se forse un pò di maniera, Nella valle di Elah, gettava le basi della poetica di Haggis, concretizzatasi finalmente in questo bellissimo film. Continua a leggere “THE NEXT THREE DAYS: L’ipnotica utopia di una sequenza perfetta”

KICK-ASS: Un calcio a tutti luoghi comuni

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Colpisce al cuore Kick-ass come non capitava da molto molto tempo.

Colpisce al cuore, perchè di cuore e sangue è fatto.

A parte i giri di parole sibillini, Kick-ass è un signor film, una pellicola che parla di un gruppo si supereroi sui generis, ma a loro modo indimenticabili. Lontano anni luce dal divertimento fine a se stesso (anche se estremamente divertente), è proprio nelle sue parti drammatiche (commoventi?) che il film da il suo meglio.

Se Aaron Johnson è un ottimo protagonista, quello che conquista davvero sono l’innocenza negata e sanguigna di Chloe Moretz (Hit Girl) e la dolente ed amorevole maschera paterna interpretata da Nicolas Cage (Big Daddy). Supereroi senza super poteri, ma con moltissima responsabilità, il gruppo di protagonisti di Kick-ass accoglie lo spettatore in un mondo in cui il sangue scorre a fiumi, la pietà non esiste e la città assiste indifferente in attesa di un segnale di sveglia. Continua a leggere “KICK-ASS: Un calcio a tutti luoghi comuni”

NON LASCIARMI: Umanità e anima

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Una luce di straziante bellezza e di disperata umanità avvolge gli ultimi minuti di uno dei film più belli che mi sia capitato e mi capiterà di vedere ultimamente. Never let me go è pellicola perfetta e commovente, eterea eppure spietatamente terrena.

La vita e l’imitazione di essa, risultano protagoniste assolute di una vicenda difficile da dimenticare, capace di farci riflettere sull’anima e sulla vera essenza dell’essere umani. Coccolati dalla splendida voce narrante di Carey Mulligan, folgorati dalla sua rassegnata umanità e dall’amore assoluto che permea la sua vita, noi spettatori inermi, ci ritroviamo spogliati di ogni cosa, ad affrontare una storia che ci coglie imprerati, emozionati e fragili. Continua a leggere “NON LASCIARMI: Umanità e anima”

FROZEN: Il cinema d’attesa e l’empatia dello spettatore

Frozen è un film di attesa e silenzio, di attesa e parole, di attesa e sangue.

La premessa è semplice, tre ragazzi, due amici d’infanzia e la fidanzata di uno dei due, restano bloccati su di una seggiovia, in pieno inverno. Siamo alla fine del week-end, quindi l’impianto resterà chiuso una settimana. Dovranno cercare di trovare il modo per salvarsi, mentre il ghiaccio e i lupi li circonderanno lentamente.

Ecco, Frozen è tutto qui, cinema di attesa come già detto, di spazio e di empatia, sospeso come i suoi protagonisti, tra cielo e terra, mentre il tempo scorre e la vita fugge via. Al di là del più o meno prevedibile svolgersi della vicenda, non è poi così difficile indovinare cosa accadrà, Frozen acquista punti nel tinteggiare egregiamente i personaggi, che al di là di qualche verbosità di troppo, risultano estremamente reali ed umani. Continua a leggere “FROZEN: Il cinema d’attesa e l’empatia dello spettatore”

PIRANHA: Divertimento, esagerazione e sfacciata anarchia

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Ecco uno di quei film succulenti che faranno la gioia di tutti gli appassionati. Alexander Aja riscatta il proprio nome e un’intera generazione di cinefili, dando nuova linfa vitale al classico di Joe Dante, al genere e a tutti gli eco vengeance di dubbia fattura che hanno infestato recentemente i nostri mari.

Piranha è un film beffardo, divertente oltre ogni limite, pantagruelico nel dispensare emoglobina ed estremamente acuto nel regalare al suo pubblico ciò che sta disperatamente cercando. Continua a leggere “PIRANHA: Divertimento, esagerazione e sfacciata anarchia”

127 HOURS: Il coraggio della noia

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Dopo l’Oscar Danny Boyle avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, invece si è buttato su di un piccolo film, interpretatato praticamente da un solo attore, la storia vera di un uomo intrappolato per 127 ore sul fondo di un canyon.

Il pericolo della noia è dietro l’angolo quando si decide di girare un intero film attorno ad un unico attore e lo Zemeckis di Cast Away ne sa qualcosa. Danny Boyle ormai ci ha abituato al suo genio e sregolatezza, quindi appare chiaro che l’uomo che ha diretto il sibillino Sunshine e ha gettato al vento il finale di 28 Giorni dopo, non poteva certo fermarsi di fronte al rischio di annoiare qualcuno.

La cosa piuttosto tragica è che qui non si parla di rischio, ma di certezza. Continua a leggere “127 HOURS: Il coraggio della noia”

TRUE GRIT: Il west, la vendetta e la natura umana

Apparentemente impegnati in quella che a prima vista può sembrare la loro opera più classica e di facile lettura, i Coen non smettono mai, nemmeno per lo spazio di un fotogramma, di indagare l’oscurità dell’anima umana.

Il western, genere americano per eccellenza, con cui tutti prima o poi devono fare i conti, ha messo alla prova moltissimi cineasti, alcuni vi ci sono perduti, altri ne sono usciti rinvigoriti e più lucidi che mai. I Coen non si sottraggono al suo fascino e dopo esserci arrivati terribilmente e splendidamente vicini con Non è un paese per vecchi,  si gettano anima e cuore nel remake de Il Grinta, classico che fruttò a John Wayne il suo unico Oscar. Continua a leggere “TRUE GRIT: Il west, la vendetta e la natura umana”

RAMMBOCK: Vivere separati, morire uniti

Risulta immediatamente simpatico questo zombie-movie tedesco. Tanto per cominciare ha una durata anomala e corroborante (60 minuti appena), vanta dei protagonisti dai volti estremamente interessanti e soprattutto, nel suo piccolo,  propone un paio di ottime idee ed un finale assolutamente poetico ed indimenticabile.

Sono soprattutto le facce a restare impresse a fuoco nella memoria dello spettatore, così banali e di certo molto lontane dalle copertine da rivista patinata, immobili, attonite, incapaci di comprendere e reagire all’orrore che le investe. Orrore che nasce dalla malattia, da combattere disperatamente con i farmaci, la speranza e la disperata follia del quotidiano.

La nota sensibilità europea dona quindi all’abusatissimo tema dei morti viventi, un punto di vista innovativo e a tratti semplicemente romantico. Come accadeva qualche anno fa con l’esilarante capolavoro Shawn of the dead (in italiano ignobilmente tradotto L’alba dei morti dementi), Rammbock prende la classica ed inspiegata invasione di zombie, per ribaltarla, adattarla e attualizzarla, contestualizzandola all’interno di un banalissimo condominio berlinese.  Continua a leggere “RAMMBOCK: Vivere separati, morire uniti”

MY SOUL TO TAKE: Tuffo in un passato dimenticabile

Wes Craven è un regista strano, ha fama di grandissimo autore, pur essendo un buon artigiano e nulla più.

Fatta salva l’anarcoide violenza de L’ultima casa a sinistra, Nightmare rivisto oggi ha dei dialoghi impossibili da ascoltare, Le colline hanno gli occhi è stato surclassato dal bel remake di Alexander Aja e Scream ha ampiamente mostrato di essere un giocattolo e nulla più, senza contare pellicole completamente sbagliate come Dovevi essere morta, Sotto shock e Red Eye.

Forte del suo mestiere che tanto ha regalato e tanto ha tolto al genere, lo zio Wes ha trovato una macchina del tempo e una volta tolta la polvere, vi è salito sopra per fare un salto nei gloriosi e fastidiosi anni ’80, per poi regalarci, una volta tornato tra noi (ragazzi di oggi, noi) una pellicola figlia di quei turbolenti, plastificati e superficiali anni. Continua a leggere “MY SOUL TO TAKE: Tuffo in un passato dimenticabile”

SKYLINE: L’insostenibile puntata pilota del bruttissimo telefilm che non esisterà mai

Due sono i modi per mettere insieme un film fantascientifico coi mostri.

Puoi buttarla in caciara, con tanto di tonitruante cast, botti e goliardia da caserma, vedi Independence Day, oppure cercare di creare qualcosa di nuovo, magari regalando alla visone uno stile narrativo quasi inedito ed è il caso di Cloverfield.

Skyline, indecente film senza capo ne coda, non fa ne l’una ne l’altra cosa, decidendo di confezionare un film di mostri spaziali, senza un briciolo di ironia, ne uno straccio di idea nuova. Supportato da un cast tanto televisivo quanto irritante, Skyline procede anonimo ed indolore, fuggendo da un lato qualsiasi climax emotivo da bockbuster e dall’altro restando saldamente ancorato ad un canonico e prevedibile gioco  allo sbadiglio. Continua a leggere “SKYLINE: L’insostenibile puntata pilota del bruttissimo telefilm che non esisterà mai”

I DUE PRESIDENTI: Rivista di settore per professionisti

Fateci caso, a Natale esce sempre un film politico, impegnato, un’alternativa al diffuso divertimento imperante.

Buttato in pasto ad un pubblico onnivoro e poco esigente, pronto a recarsi in una sala cinematografica praticamente una sola volta l’anno, I due presidenti (ma il titolo originale The special relationship è più corretto, visto che si parla del rapporto tra un presidente ed un primo ministro) spicca tra cartoni in 3d, cinepanettoni esotici e leoni senzienti a caccia di regni perduti.

Forte dell’interpretazione del già collaudato Michael Sheen (aveva già interpretato Tony Blair in The Queen), descrive appunto il particolare rapporto instauratosi tra il neo eletto premier inglese e lo scafato presidente Clinton (un goffo e bolso Dennis Quaid). Continua a leggere “I DUE PRESIDENTI: Rivista di settore per professionisti”

SCOTT PILGRIM vs THE WORLD: Spazi vuoti e un’infinita tristezza

Frizzante, divertente, innovativo, psichedelico, eppure anche così triste.

Al di là di ciò che è stato detto su questo film, sul suo essere fuori dalle regole e a tratti completamente folle, su tutto regna una profonda tristezza e l’ossessivo tentativo di poter colmare i vuoti dell’anima.

Esperienza rutilante, travolgente ed intelligente, Scott Pilgrim è anche un film che esplora senza pietà i dubbi, le ansie e le inadeguatezze di una generazione intera, smarrita in una realtà piena zeppa di domande. Come solo il buon cinema sa fare, infatti quelli che vengono messi a nudo sono i sentimenti provati e le devastanti insicurezze dei ragazzi di oggi.  Continua a leggere “SCOTT PILGRIM vs THE WORLD: Spazi vuoti e un’infinita tristezza”