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Houssy's Movies 2.0

Recensioni tutte d'un fiato… per chi non ha tempo da perdere

Categoria

Horror

KRISTY

‘KRISTY’-MOVIE-POSTERE siamo arrivati, purtroppo per noi, a quel temutissimo periodo dell’anno in cui si svuotano le cantine e i solai per proporre alle sale deserte di questo assurdo paese una serie di titoli, soprattutto horror, che riscrivono i confini della vergogna. Kristy non fa certo eccezione, colpevole di assurdità multiple e pretestuose, mosse da motivazioni ridicole eprive di senso. La storia della studentessa che resta da sola nel campus (avete letto bene da sola in un intero campus universitario) e viene braccata da una serie di personaggi facenti parte di una strana cellula demoniaca che se la prendono con tutti quelli che hanno nel nome riferimenti a Cristo è delirante. Non solo, da un certo punto in poi il film diventa la copia triste del divertente You’re Next, che qualche brivido invece ce lo aveva saputo regalare. Insomma, silenzi, attese, lunghe corse a perdofiato e la solita pletora di luoghi comuni già visti circa un milione di volte. Da evitare come una rettoscopia.

THE BABADOOK

11181166_oriPronti per il film più terrificante dell’anno?

The Babadook è senza tanti giri di parole, un giro sulle montagne russe dell’orrore, della follia e della maternità. Avete letto bene, maternità, in quanto proprio di questo parla questo splendido film. Riuscendo nella difficilissima impresa di raccontare quel senso di straniamento, abbandono e solitudine, che solo la responsabilità di una nascita può dare, The Babadook lavora in profondità, sotto pelle, restituendoci attimi di puro terrore. Una madre, un figlio, un libro illustrato per bambini… alla regista Jennifer Kent non serve altro per costruire un film perfetto, una favola nera e paurosa di orchi, bambini, mamme e follia.

BURYING THE EX

burying-the-ex-posterChe grandissimo piacere ritrovare Joe Dante e il suo splendido cinema.

Burying the ex è un film straordinario, così fresco, divertente e pieno zeppo di amore per il messo cinematografico, che sembra girato da un regista ventenne, appena uscito dalla scuola di cinema. La storia del giovane Max, appassionato di cinema di serie b e fidanzato con l’integralista del green power Evelyn, prende una brutta piega nel momento in cui la di lui soffocante ragazza muore per poi risorgere, determinata a restargli accanto per sempre. Ricco di sequenze esilaranti ed altrettanto intelligenti, Burying the ex testimonia una volta di più, se mai ce ne fosse bisogno, l’estrema vitalità di una maniera di fare cinema appartenente al passato, orchestrata da artisti che pur facendone parte, riescono ad infondere modernità, forza e visione ad un mezzo che più spesso e con orgoglio dovrebbe volgere lo sguardo indietro, per guardare avanti.

Burying the ex non sarà il capolavoro di Joe Dante, ma è la testimonianza che il nostro è più vivo che mai e non ha nessuna intenzione di smettere di fare cinema.

IT FOLLOWS

movie-posters-twofive-04Ecco un film davvero spaventoso. L’idea che un’entità malvagia possa seguirti, camminando lentamente ed inesorabilmente, pronta a raggiungerti a qualsiasi costo è francamente terrificante,

Partendo da questo semplice assunto, che confina con una leggenda urbana, It follows procede lento ed inesorabile come la maledizione che descrive. Fin dall’incipit fulminante il film ti si appiccica addosso, creando un perfetto bilanciamento tra attesa e paura, quel mix particolare che pochi film riescono ad ottenere, riuscendo così nella difficile impresa di rispettare i tempi della tensione. Sembra scontato, ma abbiamo dimenticato quanto sia raro e prezioso che un film ci spaventi, dopotutto la maggior parte delle pellicole horror ultimamente sono fin troppo contaminate con l’action, oppure fanno leva sulla repulsione.

It follows spaventa ed inquieta, abbandonando noi spettatori ad una paura irrazionale e profonda, quel tipo di paura che ci fa tornare bambini, tremanti e bisognosi della mamma.

BIG BAD WOLVES

big-bad-wolves-posterNon fate il grosso errore di lasciarvi sfuggire tra le dita questo splendido film. Di non facile visione, parliamo di pedofilia ma anche di tortura, Big Bad wolves è un film israeliano di una bellezza gelida e sconvolgente. Mettendo in scena il processo sommario ad un presunto pedofilo il film scava nelle legittime domande che affliggono la nostra società e forse ognuno di noi. Fino a che punto un uomo può spingersi per difendere ciò che ha di più caro al mondo, forse addirittura fino a privare se stesso della sanità mentale? Interrogativi pesanti ed attualissimi, già posti recentemente dall’imperfetto Prisoners, incapace di spingersi così a fondo e tutto sommato schiavo di una certa mentalità da thriller che lo appesantiva.

Qui il punto di vista è lucidissimo e spietato, un viaggio senza ritorno in un territorio buio e senza speranza, là dove vengono partoriti gli incubi.

WOLF CREEK 2

Quando uscì il primo Wolf Creek fu un piccolo caso, horror piuttosto classico partorito da una terra atipica come l’Australia, ma soprattutto contribuiva a creare una figura di seria killer indovinata e per alcuni versi inedita. Il capitolo due non delude le attese e pur muovendosi sui collaudati binari del genere (un paio di interessanti colpi di scena però ci sono…) ha il grande merito di dedicarsi anima e corpo ad approfondire proprio quell’inquietante figura votata all’omicidio.

La cosa davvero notevole è che il “nostro” ha motivazioni solide e ben radicate, sentendosi a suo modo portatore sano di altissimi valori nazionali da difendere ad ogni costo. Ovviamente questa impostazione non fa altro che aumentare il carisma del personaggio, lasciando lo spettatore spesso inerme e mentalmente scisso tra la ripugnanza e l’empatia.

Non male davvero per un film che pur essendo un sequel, rischia di essere migliore del suo predecessore.

UNFRIENDED

unfriended-poster03Dopo tonnellate di Paranormal Activity ed affini cloni, decine di found fotage e discutibili horror giovani-decerebrati senza un pizzico di inventiva, ecco fare la sua comparsa Unfriended, pellicola più interessante di quel che potrebbe apparire a prima vista. Girato in tempo reale, un’ora e venti in tutto, sfruttando le potenzialità di un desktop e delle sue accessibilità verso il mondo (skipe, Facebook, spotify, google, youtube, iMessage….) questo filmino piccolo e forse già visto, stupisce piacevolmente non per la trama più che risaputa e fin troppo telefonata, ma per l’insolita ridda di mezzi espressivi che decide di utilizzare. Sfruttando intelligentemente possibilità piuttosto inedite, ma soprattutto mai usate in maniera così pertinente (essendo in tempo reale, il film è pieno di pause ed attese: mentre un filmato si carica o mentre attendiamo la risposta ad un messaggio…) Unfriended si classifica come una piacevole sorpresa di questa estate cinematografica appena iniziata.

THE PURGE

the-purge-posterSe dovessi credere a tutto quello che sento e leggo in rete, probabilmente il mio destino di spettatore sarebbe segnato da due enormi macro categorie: i capolavori e l’immondizia. Da sempre cerco di farmi un’opinione personale e soprattutto sono assolutamente convinto che le sfumature aiutino a vivere il cinema in maniera più equa, dignitosa e giusta. Non è affatto così banale come è stato dipinto The Purge, disprezzato e dileggiato quasi all’unanimità, anzi, sotto la cenere a grana grossa del genere, a saper ben guardare giace ben altro. Non lasciamoci ingannare dallo spunto intrigante (una società che per far fronte alla crisi economica e alla violenza dilaganti, decide di sospendere la legge per 12 ore l’anno, ore in cui ogni cosa è permessa compreso l’omicidio), il film va ben oltre questa semplice idea e quella che potrebbe sembrare una banale pellicola di assedio domestico, si trasforma presto in una cinica riflessione su di un futuro più che possibile, diretta conseguenza di un modo di pensare spesso fin troppo condiviso. Il modo in cui viene intesa questa sospensione della legge e dell’ordine, ha risvolti socialmente agghiaccianti: i ricchi si tutelano con sistemi d’allarme sofisticati e costosissimi, mentre ai poveri, ai reietti e ai relitti della società, non resta che scappare, nascondersi e pregare. The Purge propone una soluzione semplice e paradossale, una resurrezione economica eliminando i “pesi morti” della società, cioè quegli sprechi rappresentati da chi non produce ricchezza, ma al contrario la fa spendere alla società che li sostiene. Ecco quindi che il film, in modo sottile, quasi strisciante, infilando qua e là una mezza frase allarmante, una telefonata alla radio o uno stralcio di talk show televisivo, va a delineare i limiti di un modo di vivere che ha trovato la soluzione sbagliata, arrivando a sacrificare la parte più importante di una società civile, l’umanità che la sottende. Ambientato sapientemente in un futuro praticamente identico al nostro, un domani in cui il secondo emendamento non solo è condiviso, ma addirittura estremizzato, The Purge colpisce al cuore, sollevando parecchie domande e facendo esattamente quello che il genere al suo meglio deve fare: intrattenere facendo pensare. Mimetizzandosi perfettamente dietro una trama assai convenzionale, questa camaleontica pellicola colpisce forte e duro, dapprima limitandosi a preparare il campo di battaglia, per poi dedicarsi a far deflagrare una ad una tutte le convenzioni sociali, portandole alle loro estreme conseguenze. Non c’è luce in fondo al tunnel di The Purge, l’epifania e la catarsi si pagano salatissime, al mondo non resta che raccontare il nulla, mentre alcuni folli si preparano ad organizzare inutuli, ipocrite e patetiche veglie di preghiera, probabilmente in memoria di un’umanità, ormai definitivamente smarritasi.

V/H/S/2

vhsAlzi la mano con me chi si è stancato del dannato POV e dello stramaledetto Found Footage. Per i più distratti, cioè per tutti coloro che hanno vissuto la loro vita su Marte negli ultimi 10 anni, il POV (acronimo di Point Of View: punto di vista) è quel discutibile stratagemma cinematografico, che a braccetto con il Found Footage (materiale video miracolosamente ritrovato) consente ad ogni demente con una videocamera e uno straccio di idea di fare un film. Grazie ad un certo Oren Peli (che possa bruciare all’inferno) questo tipo di traballante poetica, negli ultimi anni ha proliferato soprattutto in campo horror, generando robaccia davvero inguardabile, a metà strada tra l’imbarazzo e il mal di mare. Ora da queste poche righe avrete capito che il sottoscritto non è certo di parte, quando afferma senza timore di essere smentito, che V/H/S/2 è un film straordinario e cosa ancor più sorprendente, dannatamente pauroso. V/H/S/2 è un film collettivo ad episodi, uno di quelli che si facevano tanto tempo fa e che tutti noi, ad un certo punto della nostra vita, abbiamo amato e di cui serbiamo gelosamente il ricordo nel cuore. Aggiornato ai nostri tempi ecco che la cifra stilistica di V/H/S/2 è proprio il POV, ogni episodio infatti è girato usando ed abusando di questo espediente narrativo, con un senso ed un significato però, visto che dopotutto è proprio il concetto di visione ad essere al centro dell’intera vicenda. Con tanta intelligenza, un pizzico di furbizia e una secchiata di follia, ogni segmento, compreso quello principale che fa da filo conduttore, affronta a suo modo i temi classici del cinema horror: fantasmi, zombie, sette sataniche e rapimenti alieni, topoi talmente abusati che risulta difficile immaginare che il film possa inventare qualcosa di nuovo. Invece, complice lo stile di regia, raramente così efficace, funzionale ed in sintonia con gli eventi narrati, V/H/S/2 parte lento, scaldando l’atmosfera con un episodio ectoplasmatico che lascia un po’ l’amaro in bocca, per alzare il tiro grazie ad un’invasione di morti viventi ripresa con telecamera GoPro e per concludersi con gli ultimi due spettacolari, disturbanti e spaventosi episodi (il terzo è da antologia) che vi faranno saltare sulla sedia se non addirittura provare un vero e proprio malessere diffuso, facendovene implorare la fine. V/H/S/2 quindi funziona perché non è solo pretesto e furbizia, ma riesce a fare a pezzi il sistema nervoso dello spettatore, bombardandolo di idee, follia e pura paranoia. Per una volta il POV funziona alla grande, come nel caso del camera-zombie e della dog-cam del finale, il Found Footage non disturba e tutto sembra essere costruito apposta per lasciar intendere che se le idee ci sono, il mezzo espressivo è giustificato, funzionale e insostituibile, Cinema di cuore e di testa quindi, che non mancherà di meravigliarvi, mentre vi spaventa a morte. Resta un mistero come mai una pellicola come questa non riesca a trovare un posto nelle sale di questo nostro paese, mentre preferiamo continuare a distribuire l’ennesimo capitolo di  Paranormal Activity, ma questa probabilmente è sempre e comunque un’altra storia.

MANIAC

maniacCi vogliono coraggio e una buona dose di incoscienza per avvicinarsi al disturbante Maniac, indimenticato cult firmato da William Lustig ed interpretato da un Joe Spinell in stato di grazia. Coraggio ed incoscienza dicevamo, soprattutto se si decide di far interpretare il maniaco del titolo a Frodo Baggins in persona, ossia Elijah Wood. Eppure il film funziona e bisogna ammettere che, cosa piuttosto rara per l’horror, trova una propria strada, affrancandosi dal classico di riferimento, cercando insomma di essere qualcosa di diverso e non solo una moderna fotocopia dai colori sgargianti, del lavoro di qualcun altro. La trama è piuttosto semplice, non che  notissima a tutti gli appassionati, Maniac infatti segue le gesta di un serial killer cacciatore di scalpi, determinato a dar vita, ovviamente nella sua fantasia malata, ai manichini che da sempre lo circondano e lo ossessionano. Quello che fece Lustig, in un periodo in cui nessuno lo aveva ancora fatto in maniera così malata, lercia e quasi documentaristica, fu dar vita ad una biografia di serial killer a metà strada tra il ripugnante ed il patetico, sviluppando così un’inconscia empatia tra lo spettatore e il pazzo protagonista. La buona notizia è che questa nuova versione mantiene invariata quell’empatia, se possibile addirittura rendendola più palpabile e distonica, il film infatti è girato in prima persona, sfruttando la visuale del killer, creando quindi ad un tempo, sia un espediente narrativo coinvolgente, che un sentiero per sperimentare qualcosa di nuovo, spesso di azzardato. Guardando lo svolgersi degli eventi attraverso gli occhi del killer, non solo ci troviamo a trepidare per lui, ma addirittura ci scopriamo a desiderare ciò che lui desidera, abbattendo di fatto e in maniera non banale, l’invisibile barriera tra cinema e spettatore. Più di una volta lo spettatore-killer si troverà a condividere e convivere suo malgrado con la sgradevole sensazione di sentirsi sporco fin nel profondo dell’anima, lordo di sangue ed ebbro di follia. Maniac non ha probabilmente la forza dirompente del suo antesignano, ma pur soffrendo di quella patinata compostezza tipica degli horror dell’ultimo periodo, non ha perso un grammo di quella carica eversiva che conquistava nell’originale, su tutto il finale, che mantiene inalterata la sua putrida, repellente e malatissima soluzione, che ancora oggi ne rende quasi insopportabile e sicuramente indimenticabile, la visione.

WORLD WAR Z

20130711-083319.jpgIo, Houssy, unico curatore di questo blog, in pieno possesso di tutte le mie facoltà mentali, oggi sono qui a difendere l’insindacabile diritto di nascita alle cazzate cinematografiche, purché le stesse siano completamente e fieramente consapevoli di esserlo, abbracciando non senza un filo di ironia, la propria natura semiseria e porgendo bonariamente il fianco a critiche al vetriolo e offrendosi così al pubblico ludibrio. Già da questa righe avrete capito che al sottoscritto il tanto odiato e maltrattato World War Z, non ha fatto schifo, anzi, devo ammettere che questa pellicola, presa per quello che é, una cazzatona appunto, diverte e fa il suo mestiere. Dopo un inizio tutt’altro che promettente, la pellicola azzecca una splendida sequenza a Gerusalemme e soprattutto, prima della fine, ha un’importante intuizione, quasi un’epifania, inedita per questo tipo di film, ovvero, complice un laboratorio, dilata i tempi, prendendosi tutto lo spazio filmico di cui ha bisogno, per costruire la tensione proprio là dove serve, in seno alle nostre certezze. Se di invasioni di zombie tante ne abbiamo viste ed altrettante ne vedremo, bisogna riconoscere a Z una discreta capacità di costruzione del mito. Si perché pur cambiando le materia Romeriana e sposando la nuova e modaiola corrente zombie, Z non rinuncia a qualche trovata inedita. Per cominciare non sembra di trovarsi al cospetto di veri e propri morti viventi, ma perlopiù quello che ci troviamo davanti è un esercito di animali rabbiosi, desiderosi di trasmettere un contagio e non di nutrirsi di carne umana. Questo cambia radicalmente le carte in tavola, rendendo accettabile ciò che altrimenti non lo sarebbe, i cadaveri non possono correre, sono carne in putrefazione, gli infetti invece risultano decisamente più credibili. Certo, qualcuno avrà di certo storto il naso, ma alla fine della fiera siamo in un film di zombie, per Diana, la plausibilità non ė propriamente la portata principale del buffet. Venendo alla vera ragione che mi fa difendere questo film a spada tratta, bisogna assolutamente riconoscergli l’incapacità di prendersi sul serio nemmeno per un minuto. Troppo spesso ultimamente, siamo circondati da pellicole che si prendono dannatamente sul serio, colpevolmente spocchiose e consapevolmente autoriali. Non è una colpa fare cinema di intrattenimento, a patto di non barare, lo è invece spacciare per cinema d’autore un banale blockbuster spacca botteghini. Ecco, negli ultimi tempi più che mai, abbiamo sacrificato il rispetto, che come spettatori ci è dovuto, in cambio di una manciata di promesse mancate, veicolate da trailer estenuanti e nomi altisonanti. Ricominciamo quindi a pretendere più onestà e maggior rispetto, a costo di disertare certi prodotti che evidentemente giocano con le nostre aspettative e con i nostri desideri, forse così Hollywood ricomincerà a trattarci come persone dotate di discernimento e non come zombie. World War Z non è un film sensazionale, ma fa passare un paio d’ore senza rimpiangerne un minuto, in più è onesto con il suo pubblico, fiero e consapevole del suo status di cazzatona col botto. Di questi tempi, fin troppo fast & furious, non è poco.

JUAN DE LOS MUERTOS

juan-muertos-poster-bMettiamola così.

A Cuba un’epidemia di morti viventi, bollati dalle autolrità non come zombies ma come dissidenti, costringe lo squattrinato Juan e l’amico Lazaro ad arrangiarsi e sbarcare il lunario con un’impresa a conduzione dilettantesca dall’improbabile nome di Juan de los muertos, che si occupa di aiutare i possibili clienti ad uccidere i loro cari, defunti ed affamati.

Ammesso e non concesso che siate ancora qui a leggere queste righe e non siate corsi come pazzi a procurarvi disperatamente questo film, continuo. Continue reading “JUAN DE LOS MUERTOS”

THE BAY

Il cinema è incredibile.

Tu spettatore ti accomodi in sala, convinto di vedere il solito film poco originale a base di found footage, telecamera claudicante e orrore spicciolo, quando ti accorgi improvvisamente e con tua grande meraviglia di non riuscire a staccare gli occhi dallo schermo, nemmeno per il tempo di un singolo battito di ciglia.

Le ragioni che rendono The Bay un piccolo gioiello e a suo modo il primo mattone che va ad inaugurare una nuova stagione del cinema, sono principalmente due e sono complementari l’una all’altra. La prima è la maestria con cui è diretto, non usando un unico punto di vista, ma generando un ibrido mix tra tutti i possibili mezzi espressivi multimediali; mentre la seconda, consequenziale alla prima, è la scoperta che in cabina di regia c’è nientemeno che Barry Levinson, in parte anche responsabile dell’idea che sta alla base della sceneggiatura. Continue reading “THE BAY”

HANSEL & GRETEL CACCIATORI DI STREGHE

hansel-and-gretel-witch-hunters-poster-speciale-imax-263966A volte non c’è niente di meglio di una bella cazzatona col botto!

Preso per buono che una volta spentesi le luci in sala assisteremo ad una serie di assurdità sparate a velocità supersonica, l’idea strampalata che Hansel e Gretel una volta uccisa la strega che se li voleva mangiare, abbiano deciso di fare di ciò una remunerata ed onorevole professione, ha quantomeno del sublime. Questo il semplice presupposto per una storia che senza tante sorprese, molto fracasso e tanto divertito divertimento, si crogiuola nella rivisitazione della fiaba e del mito, mai come questa volta così autoironico e scacciapensieri.

Se Jeremy Renner è un Hansel granitico, la sorpresa più grande arriva dalla burrosa e desiderabile Gretel interpretata da Gemma Arterton. Certo le streghe non mancano e il retrogusto steampunk che si respira per tutto il film, serve a concretizzare ed attualizzare un’atmosfera deliziosamente retrò, che conferisce al film una guascona cialtroneria capace di conquistare anche i più dubbiosi. Continue reading “HANSEL & GRETEL CACCIATORI DI STREGHE”

LE STREGHE DI SALEM

The-Lords-of-Salem-Poster2Non penso sia possibile avvicinarsi a questo film impreparati, il rischio è quello di sottovalutarlo, o peggio di trovarlo terribilmente noioso.

Viaggio lisergico, denso di sensazioni, quasi materico, attraverso un’epoca, un modo di fare cinema (gli anni ’70) e un genere (l’horror) tra i più abusati e bistrattati di sempre, Le streghe di Salem ha non poche analogie con il brano musicale che come un dannato, indimenticabile, malato mantra, domina e riempie il film. Monotono eppure ipnotico, giustamente primordiale nella sua struttura, sudicio, insinuante ed infine splendidamente grezzo all’orecchio (ma sarebbe giusto dire all’occhio) di chi ha il tempo e la voglia di prestarvi davvero attenzione. Continue reading “LE STREGHE DI SALEM”

SINISTER

Consiglio per chi si appresterà a vedere questo film, ingolosito dalla mia entusiastica recensione: Preparate le mutande di ricambio, ne avrete bisogno.

Sinister, mai nome fu più adatto per un film horror di questo tipo, comincia benissimo, si sviluppa ipnotico e terrificante come il peggiore degli incubi e si conclude nel migliore dei modi, evitando quei finaletti stupidi che tanto sembrano piacere ultimamente ad Hollywood.

Diciamolo fin da subito forte e chiaro, il film spaventa e tanto, come da tempo non mi capitava di vedere. Continue reading “SINISTER”

LA MADRE

vert LA MADREForse ci voleva un horror per farmi uscire da un silenzio letargico ed insistito, che mi aveva allontanato ormai da settimane dalla tastiera.

La verità è che in questi lunghissimi giorni ho visto molti film che non esiterei a definire “carini”, nulla insomma che ne giustifichi anche solo due parole in un blog di cinema inutile come il mio. La domanda quindi resta una soltanto: perchè perdere tempo a scrivere se non si ha nulla di cui scrivere?

Da parte mia sono stanco di vedere pellicole mediocri, capaci di farsi dimenticare in un batter di ciglia, film ben fatti, ben interpretati per carità, ma allo stesso tempo anonimi, tutti pericolosamente uguali a qualcos’altro, tutti faticosamente distinguibili e tutti semplicemente “carini”, appunto. Continue reading “LA MADRE”

GRABBERS

Grabbers-Poster-Richard-Coyle-Russell-Tovey-Ruth-BradleyNon sempre dobbiamo cercare la perfezione, spesso accontentandoci, siamo più vicini di un passo alla felicità.

Guardando Grabbers, piccolissimo film irlandese di mostri che sembra sbucato da un buco nel passato, con occhi giusti ma soprattutto comprensivi, si rischia seriamente di divertirsi.

Alla base di una vicenda oggettivamente piuttosto banale, che affonda le proprie radici nella tradizione più consolidata del monster movie, insieme a tanta scanzonata goliardia, c’è anche tanto cinema. Continue reading “GRABBERS”

THE APPARITION

Chiamatemi Matusalemme, ma io i film horror di oggi proprio non li capisco.

Dove sono finiti il pathos, l’emozione, la tensione e la crescita?

In questo The Apparition per esempio, succede tutto talmente in fretta che non si ha il tempo di capire, di assaporare, di appassionarsi. Un prologo di trenta secondi ci cala negli anni ’70, poi uno stacco ci riporta al giorno d’oggi, un paio di studenti che corrono all’impazzata con un carrello di materiale elettronico per recarsi in uno scantinato e dar vita ad un azzardato ed oscuro esperimento. Per creare tensione, ma soprattutto partecipazione ci vuole molto di più, ci vogliono tempo e spazio. Continue reading “THE APPARITION”

THE POSSESSION

Se avessi un euro per ogni brutto film visto in carriera, sicuramente questa pellicola mi renderebbe un pochino più ricco.

Più che veramente brutto profondamente inutile, The Possession, brancola nel buio di una sceneggiatura che pesca a piene mani nei topoi di un genere che forse già a partire dal lontano 1973, grazie a L’esorcista, aveva detto tutto quello che c’era da dire sulle possessioni demoniache e sulle pseudo derivazioni che ne sarebbero seguite. In questo senso il filmaccio prodotto da Sam Raimi, si consegna inerme tra le braccia di quella tradizione già segnata, cercando inutilmente di attualizzarla grazie alla semplice sostituzione del maligno con uno spirito errante della tradizione ebraica. Continue reading “THE POSSESSION”