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“Quando non c’è più nulla da distruggere, si comincia a costruire.”

Questo è il senso profondo dello spettacolo Lilo e Stitch, portato in scena dai Fotonici,  uno spettacolo che parla di inclusione, di identità, ma soprattutto di famiglia. Quella famiglia che non puoi scegliere, ma che qualcuno sceglie per te, ma anche quella famiglia che al contrario puoi decidere di eleggere come tua, di costruire, a cui puoi sempre tornare, a volte in punta di piedi, altre volte sbattendo la porta.

Distruggere e costruire… in realtà a voler distruggere qui è Lilo, incapace di accettarsi e di accettare gli altri, in primis sua sorella Nani come madre, perché troppo impegnata a far piazza pulita di tutto, profondamente frustrata e arrabbiata con il destino che le ha strappato i genitori e contemporaneamente con se stessa, per sentirsi così diversa dagli altri e così terribilmente sola. La pars construens invece è Stitch, alieno in fuga capitato per caso sul nostro pianeta, anche lui alla ricerca di un’identità, di una casa e di una famiglia. Troverà tutto ciò in Lilo, suo specchio umano, sua metà e suo doppio in cui riconoscersi. Quando Lilo finalmente troverà Stitch smetterà di distruggere e comincerà a costruire, aiutando se stessa, attraverso quel buffo alieno, a edificare un’identità, un’appartenenza e una famiglia. Riconoscendosi i due simili, si aiuteranno ad essere.

Lilo e Stitch è tutto questo e tanto ancora, è un gruppo di ragazzini strepitosi che stanno imparando a calpestare il palcoscenico così come faranno nella vita, è una regia ispirata e ancora una volta “cinematografica” capace di divertire e commuovere, è uno spettacolo di luci e colori che ci ha lasciato tutti a bocca aperta facendoci vedere stelle cadenti ed astronavi, ma soprattutto è l’ultimo spettacolo della stagione per il Solechegioca.

Lilo e Stitch chiude un percorso, un discorso, un ragionamento, cominciato molti mesi fa, una strada di mattoni gialli che ci ha portato a riflettere su cosa sia davvero importante e su quanto non sia mai scontato apprezzarlo e riconoscerlo. Spettacolo dopo spettacolo, dopo aver distrutto muri e costruito porte, Barbara Silvani ci ha infine salutato dal palco invitando ad unirsi a quel saluto tutti coloro che del Solechegioca fanno parte, è stato un momento commovente, importante, un lungo attimo perfetto in cui guardarsi e riconoscersi come simili, abbracciarsi con gli occhi lucidi e scegliersi, come famiglia.

Estate, ti prego, passa in fretta, abbiamo disperatamente bisogno di vedere quel Sole tornare a giocare.

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