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Attraversare lo specchio è una cosa delicata, difficile e può far paura , ma se ci pensate bene, è una cosa che tutti noi abbiamo fatto o dovremo fare, prima o poi nella vita.

Adolescenza dopotutto, significa guardarsi e non riconoscersi, vedere se stessi e sentirsi sbagliati, fuori posto e fuori fuoco, esattamente come quando ti guardi allo specchio, vedi la tua immagine riflessa, eppure guardando bene, tutto è ribaltato, al contrario e quello che ti sta fissando pur sembrandolo, non sei tu. Vivere l’adolescenza significa attraversare lo specchio, andare oltre le imperfezioni, le discrepanze e le disuguaglianze, abbracciare l’immagine ribaltata di noi e trasformare in sinfonia quella cacofonia di note che ci compongono e confondono.

Attraverso lo specchio, messo in scena dal gruppo Lunatici, per la regia di Barbara Silvani, ci ha ricordato una volta di più quella sensazione, quel confuso sentirsi sbagliati e quel guazzabuglio di alti e bassi che da sempre sono sinonimo della fase più delicata della vita di ognuno di noi. Non è ne scontato ne banale, che uno spettacolo teatrale, messo in scena da ragazzi di un’età così pericolosa, sia in grado di farci attraversare di nuovo quello specchio, portandoci in un mondo di meraviglie in cui il Tempo non è un ladro, le famiglie sono qualcosa di cui prendersi cura e le sorelle possono ammettere di aver sbagliato. Alice, con la sua pura innocenza, ancora a metà strada tra la bambina che fu e la donna che sarà, è il mezzo perfetto per trascinarci in quel mondo,  fatto di poesia e confusione, sogno desiderato e realtà dimenticabile.

I copioni selvaggi di Barbara Silvani sono un continuo inganno, sembrano mostrarci il dito, ma se guardate bene, ci stanno indicando la luna. Non fa eccezione questo apparentemente semplice Attraverso lo specchio, ben più complesso ed intelligente di quanto possa sembrare, che inizia con un loop temporale, per poi riproporcelo dopo (colpo di genio) e continua con un rimando meta testuale all’unica cosa che può far tornare Alice là dove è attesa, una coreografia. Il resto, meraviglia ed emozione, arriva al cuore di noi spettatori grazie ai piccoli grandi Lunatici, capaci alla fine di interpretare loro stessi, con forze, lacrime e debolezze, senza paura alcuna di mostrarsi, nella loro fragilissima forza e fortissima fragilità.

Una citazione d’onore va fatta alle scenografie magnificamente allestite e realizzate, mentre le luci di Giuseppe Luisi sono riuscite a rendere quella magia ancora più tangibile e reale, paradossalmente nel tentativo (riuscito) di rendere tutto irreale, magico e meraviglioso. Attraverso lo specchio è il frutto proibito di un teatro che si racconta, raccontando i propri talenti e svelando l’anima dei propri personaggi, un sequel tracimante di idee, che riesce ad arrivare all’anima più vera dell’opera di Lewis Carroll, centrandone il cuore e restituendone la cosa più difficile, l’anarchica e dirompente forza narrativa.

Se queste righe vi sono sembrate confuse e poco chiare, non crucciatevi, sono frutto delle elucubrazioni di chi ieri sera in quello specchio è rimasto incastrato, a metà strada, tra qui e là, affascinato da quel paese fatto di meraviglie e un mondo in cui per fortuna esistono le patatine fritte.

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