bbc18c6e6e0cd735543c449be92b9e68

Ho atteso prima di scrivere queste righe, ho ponderato, valutato e fatto chiarezza, ho fatto passare 24 ore, ho aspettato ed infine ho riflettuto ancora.

Il ritorno di Mary Poppins è un film terribilmente fiacco, pretestuoso, forse inutile. Costruito seguendo l’esatta successione delle scene del suo predecessore (là la cameretta da riordinare qui il bagno da fare, là uno zio sul soffitto qui una zia sottosopra. là gli spazzacamini qui gli acciarini, là gli aquiloni qui i palloncini…), questo capitolo due, soffre fin da subito di ansia da prestazione, cercando disperatamente di essere all’altezza del suo modello, senza riuscirci mai.

Il primo errore che fa è quello di rendere marginale la figura di Mary Poppins (una brava Emily Blunt) che si trova sempre ai lati della storia raccontata, impossibilitata a svolgere il proprio ruolo e di fatto messa nelle condizioni di non insegnare effettivamente nulla, ma limitandosi ad accelerare gli eventi, facilitandoli, senza influire di fatto nella consapevolezza e nella crescita dei protagonisti, già fin troppo bravi ed estremamente saggi. Qui il motore della storia non è la presa di coscienza che deve germogliare in seno alla famiglia, ma assistiamo ad un vero e proprio problema, orchestrato da un “cattivo” e questo appiattisce e banalizza inevitabilmente la trama, perché se nell’originale si parlava di maturazione e crescita, qui si cerca soltanto di risolvere una spinosa questione economica.

Il secondo imperdonabile errore è quello di mettere in scena numeri musicali estremamente complessi, ma privi di quella sincerità e quella magia che costituivano la spina dorsale dell’originale, mal supportandoli poi con brani musicali ostici, dimenticabili e poco orecchiabili. Non ci credete? Provate a canticchiarne uno. “Non esageriamo è impossibile dopo un solo ascolto”, replicheranno indignati alcuni di voi, eppure se vi avessi sfidato a fare altrettanto dopo aver visto Coco (per citare un caso recente) forse queste difficoltà non le avreste avute.

La cosa interessante da notare infine è l’assenza di Julie Andrews, una mancanza che si nota, che ha un suo peso, che probabilmente sottolinea la voglia ed il bisogno dell’attrice di distaccarsi da questa operazione commerciale. Non lo sapremo mai, certo è che sarebbe stato bello che l’ultima inquadratura del film fosse stata sua, come a sottolineare un legame di appartenenza tra il passato ed il presente.

Alla fine della visione, dopo che Mary Poppins ci ha guardati ancora una volta, resta solo da chiedersi il perché di un’operazione simile, così identica all’originale pur cercando di fingere di essere qualcosa d’altro. Forse avrebbe avuto più senso portare in pellicola un vero e proprio remake, mantenendo intatte canzoni, tematica, crescita e sviluppo, ma sicuramente molti puristi ed amanti dell’originale non sarebbero andati a vederlo per partito preso, in questo modo invece, la curiosità ci ha spinto tutti in sala.

In molti hanno tirato in ballo la magia, la meraviglia, il bisogno di tornar bambini, ma temo si tratti di un abbaglio, un inganno che fa leva sulla nostalgia e sul bisogno di sognare ancora. Dato per assodato che ci meritiamo sogni migliori, forse è giunto il momento di fare un passo indietro, respirare e riflettere seriamente sulla direzione che questo cinema ha intrapreso. Una direzione che appare sempre più vicina al pubblico e sempre più distante dal Cinema.

Annunci