48414682_10210218051647336_2464432189832429568_n

 

L’adolescenza è una giostra. Un carosello rutilante ed inarrestabile di amici, amori, volti, parole, rancori, vendette, malumori, promesse, baci rubati, abbracci spezzati, sussurri, istanti, veleno, disagio, insicurezza, forza, coesione, musica e speranza…

Città di carta, portato in scena dai Divergenti in maniera straordinaria e toccante, è riuscito a raccontare tutto questo, facendolo probabilmente senza che nessuno di noi ne avesse piena consapevolezza. Impegnati a seguire una trama che forse alla fine non era altro che un pretesto, ci siamo dimenticati di guardare oltre e non ci siamo accorti che su quel palco i ragazzi hanno portato loro stessi, la loro età e la delicata condizione personale, che racconta ciascuno di loro.

Impossibile non scorgere qua e là l’emozione, il cameratismo, le lacrime e la rabbia, tutti, nessuno escluso, hanno avuto il coraggio di mostrarci le loro fragilità, ma anche quella forza che li contraddistingue già come donne e uomini di domani. Il forte senso di appartenenza che li rende unici e l’inconsapevolezza che li rende speciali, questi ragazzi hanno raccontato l’adolescenza, smuovendo ricordi ed emozioni che, per chi scrive, appartengono all’oblio, al rimpianto, alla sofferta ricerca e scoperta di se. In questo senso la storia della smarrita Margo, condannata a fuggire da se stessa e da un mondo abitato da figure di carta, si scontra con quella del timido Quentin, disperatamente bisognoso di trovarsi per sentirsi vivo e vero. Lo smarrirsi e il ritrovarsi, magari grazie all’amore, l’amicizia, la complicità e  la consapevolezza di non essere soli.

Che enorme e commovente meraviglia vedere e provare tutto questo, mentre i propri ricordi personali si mescolano con la narrazione, la regia, la musica e la recitazione, costringendoci a guardare al passato, a ciò che siamo stati, a ciò che abbiamo perso e a quelle ferite che ora sfoggiamo con orgoglio, ma che in privato ci hanno fatto piangere e forse a volte ancora lo fanno. Non giudicatemi, ho trovato Città di carta straordinariamente vero e commovente, un inno alla vita, all’incoscienza e alla consapevolezza di se. Uno spettacolo che, soprattutto grazie ai suoi centratissimi e maturi interpreti, mi ha gettato in un mondo, il mio mondo, che avevo dimenticato e nascosto in fondo al cuore e per fare questo non ha usato trucchi o emozioni facili, ma ha lasciato parlare i suoi giovani protagonisti, che tra una battuta, un’occhiataccia e una lacrima, sono stati capaci di aprire il loro cuore per noi e per me, offrendomelo in dono.

Concludo questa recensione di parte citando lo STRAORDINARIO lavoro fatto da Giuseppe Luisi, che ci ha regalato il giorno, la notte, il sole, la luna e le stelle e per questo gli sarò per sempre riconoscente. Ma il ringraziamento più grande va sempre a lei, la regista, Barbara, capace di spingere i tasti giusti, coraggiosamente determinata a portare in scena la propria visione e ad offrire al pubblico il proprio teatro, le sue parole e ogni volta una piccola parte della sua grande bellissima anima.

L’adolescenza è una giostra, il teatro è carosello della vita.

Buon Natale.

Annunci