ANNA DEI MIRACOLI

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Proviamo così.

Copione dei miracoli… capace di prenderti alla gola e non mollarti mai, afferrandoti lo stomaco e restituendo il senso di qualcosa di molto più grande. Qualcosa che è sempre stato lì, che tutti noi abbiamo sempre saputo o pensato, bastava coglierlo, dirlo, condividerlo. Eppure riuscire a dirlo in quel modo è il vero miracolo, rendere facile l’impossibile e comprensibile l’innominabile. Perché quando si parla di disabilità nel modo in cui abbiamo visto ieri sera, si vince prima di tutto la scommessa con un pubblico che certamente è uscito dal teatro con qualcosa in più, un bagaglio di consapevolezza pesante, forse dolorosa, eppure necessaria e a ben guardare, di una levità straordinaria. E la cosa più pazzesca è che questa epifania è avvenuta attraverso le lacrime, la sofferenza, ma anche con grande generosità e bisogno di concedersi, senza metafore sottili o mezzi termini, ma ci è stata urlata in faccia a gran voce, lasciandoci sbigottiti ed emozionati, conquistati dalla semplicità e dalla chiarezza di quel messaggio.

Regia dei miracoli… ancora una volta e forse ancora di più, Barbara Silvani ha lasciato completamente libera la sua visione cinematografica, dando vita ad un ibrido perfetto e lucidissimo, che mette insieme teatro con settima arte, dando spesso l’impressione al pubblico di assistere ad un film. Scene come quella che indica lo scorrere del tempo, sono strutturate come un montaggio cinematografico, capace di restituirci un’idea talmente fresca, bella e rivoluzionaria, che francamente ha pochissimi eguali. Il resto, quando non è al confine col cinema, è semplicemente grandissimo teatro. Una messa in scena che sembra quasi spoglia, pur essendo elaboratissima, restituisce infine un’idea di essenziale che è necessario e pienamente in sintonia con il tema trattato. Mettere in scena un copione come questo, senza lasciarsi travolgere dalla tematica che ne è il cardine, senza depauperarla della necessaria forza, rappresenta il secondo grande miracolo, il trionfo dell’equilibrio.

Cast dei miracoli... 6 attori, anime, esperienze, età e vite completamente diverse, eppure unite, legate dal bisogno di raccontare una storia, di cantare una canzone, di vedere, sentire e parlare all’unisono, ancora e sempre. Il cast è probabilmente il miracolo più radicale, profondo e sconcertante, un miracolo che è prima di tutto un dono, una dichiarazione d’intenti, un grido d’amore e di speranza dedicato ad ognuno di noi. Raramente si è visto un gruppo di esseri umani donare un così importante pezzo di se, capaci di restituire la profondità di un testo così importante, sottolineandone le sfumature e mettendo le proprie lacrime, il vissuto, il cuore e la propria enorme empatia, al servizio degli uni per gli altri, con tanta umile determinazione. Meravigliosi tutti, capaci di farci commuovere e di smuovere in noi un sentimento di appagata umanità, traghetto necessario verso una catarsi senza eguali. Questo manipolo di donne e uomini straordinari , sono stati capaci di prenderci per mano e condurci altrove, forse in un mondo migliore, forse in un sogno, sicuramente all’interno della loro anima.

Arianna e Valentina dei miracoli… non lo faccio praticamente mai, ma non potevo restare indifferente e non dedicare un piccolo paragrafo a loro, ad Arianna e Valentina,  miracoli nel miracolo. Sono state proprio loro a farmi provare le emozioni più forti, più grandi e più pericolose. Il loro rapporto, maestra e alunna, madre e figlia, sorella e sorella, donna e donna, è stato un’esperienza dolorosa e bellissima. Queste due coraggiose attrici si sono regalate un pezzo di se, facendoci scorgere un pezzetto di infinito, uno sguardo nel profondo del loro cuore, spalancato, ferito, fiero e pulsante d’amore.

Anna dei miracoli… solleva domande, regala lacrime, si impone come pietra angolare di paragone per un teatro che non sarà più lo stesso, restituisce un senso alla follia e valore all’amicizia, alla vita e all’amore. Anna è esempio, faro e strada da seguire per ciascuno di noi, troppo impegnati a guardare ciò che manca, per accorgerci dell’immensità che invece ci circonda.

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