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La parola d’ordine di questo 2018 è senza dubbio RESPONSABILITA’.

Se nello spettacolo precedente, Extraterrestre alla pari, si parlava di CONSAPEVOLEZZA, lasciando di fatto aperta la porta alla speranza, qui in 5 Racconti per non dormire, probabilmente data la diversa e delicata età degli attori in scena, la luce si è trasformata in buio, creando quasi un legame tra le due opere, unendole e rendendo la seconda l’ideale sequel della prima.

Guardando 5 Racconti per non dormire, messo in scena ieri sera dai meravigliosi Lunatici, sembra quasi che lo strepitoso gruppo di bambini amici dell’extraterrestre Mo, siano cresciuti, abbandonando giochi, speranze e sogni, per ritrovarsi in un mondo di tenebra, fatto di rancore, parole dette alle spalle, malvagità, crudeltà gratuita, silenzio,  indifferenza ed intollerabile pressione psicologica. La cosa straordinaria, di ciò che abbiamo visto ieri, è che a parte alcuni rarissimi casi, in cui l’individualità riesce ad essere più forte e a spezzare le logiche fagocitanti del gruppo, la maggior parte dei personaggi in scena è vittima, consapevole o inconsapevole, di un meccanismo più grande e quasi impossibile da spezzare, una spirale di intolleranza e violenza, che spaventano per la loro concreta verosimiglianza. In questo contesto appare incredibile, quasi commovente, che in soccorso arrivino mostri, vampiri, spettri, non morti… creature di fantasia (perché ricordiamolo ancora una volta: la FANTASIA salva la vita) capaci di aggiustare i torti e vendicare le ingiustizie. Con un grande mea culpa e non poca amarezza, duole constatare che l’intervento di queste creature leggendarie suggerisce a tutti noi, che i ragazzi sono completamente soli in questa lotta impari, schiacciati dal silenzio e dall’indifferenza di un mondo adulto che sembra sordo, sempre pronto a minimizzare e banalizzare, evitando perennemente di prendere una posizione o di usare la propria voce per dire semplicemente NO.

Da sempre il gruppo dei Lunatici, per l’età rappresentata e per la difficoltà intrinseca in essa, si è dedicato a copioni ostici, idee sperimentali, messe in scena rivoluzionarie. Non fa quindi eccezione 5 Racconti per non dormire, che appunto porta in scena i veri mostri del nostro quotidiano, quelli che ci circondano, che troppo spesso siamo costretti a subire, che quasi mai decidiamo di combattere e che in alcuni casi riconosciamo riflessi nel nostro stesso specchio. Come se questo non bastasse, questa volta Barbara Silvani ha deciso di affiancare a questo straordinario gruppo di ben 21 (!) attori, tutti indimenticabili e da ricordare nelle loro unicità e fragilità mostrate ieri, due professionisti dell’improvvisazione, gli 8mani. Questa idea, che per qualcuno potrà sembrare innocua, poco più di un pretesto, è invece nel suo piccolo assolutamente rivoluzionaria. Per cominciare non è scontato che due veri professionisti si prestino a questa ibridazione, ma soprattutto non è da sottovalutare la loro grande generosità: pur infatti rappresentando un indiscusso valore aggiunto, soprattutto nei momenti in cui da mattatori hanno dominato in solitaria, non hanno mai rubato la scena ai ragazzi, restando in disparte e fornendo semplicemente una indimenticabile e spassosa controscena, capace di sottolineare ed esaltare ciò che viene detto e fatto, ma non arrivando mai a prendere il sopravvento della narrazione. Questo mash up teatrale può sembrare, ai più distratti, un mero espediente, ma a saper ben guardare è un grande esempio di coerenza da parte del Solechegioca, che da sempre si spinge oltre, proponendo sfide continue, non solo ai suoi attori, grandi e piccoli, ma anche ai suoi spettatori.

In conclusione lasciatemi ricordare una battuta che mi ha colpito moltissimo: Siamo tutti responsabili nella misura in cui accettiamo… terribilmente vero e tragicamente attuale, non è un caso che a ricordarcelo sia un gruppo di ragazzi, quelli che sono o che potrebbero essere i nostri figli, gli stessi figli che ci chiedono impegno, ascolto, coerenza, esempio e RESPONSABILITA’… la più bella e difficile parola del 2018.

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