Facciamo un gioco, vi va? Al mio via, ognuno di voi deve immaginare il mondo che vorrebbe, nell’esatto modo in cui lo vorrebbe. Non barate, non vale schioccare le dita ed eliminare quelli che non vi vanno a genio… fatto? Bene, il mondo come lo vorrei io, esattamente nella misura in cui lo immagino e lo sogno, mi si è palesato davanti agli occhi ieri sera, sulle assi in legno di un palco, interpretato, raccontato, spiegato e vissuto, da un gruppo di strepitosi bambini, i Fotonici. Basato su di un libro scritto trent’anni fa da Bianca Pitzorno, Extraterrestre alla pari è una storia che ci impone una riflessione seria e non banale, uno di quei momenti di lucida serendipità in cui tutto appare finalmente chiaro: CHI siamo è dannatamente più importante di COME siamo. Può sembrare scontato, la tipica frase da Bacio Perugina, eppure serve sempre ribadirlo, soprattutto oggi, ed è splendido pensare che a farlo sia un gruppo di bambini. Non un gruppo di bambini qualsiasi, ma i Fotonici in particolare, che hanno saputo crescere, accettarsi, mettersi in discussione e donare, quell’umanità che hanno appreso, custodito e condiviso. Qui entra per forza in gioco il gruppo, ma anche e sempre l’eccellente lavoro che, chi li segue e guida, ha fatto con tutti loro: a cominciare dagli aiutanti, Carlotta e Riccardo, dispensatori naturali ed indefessi di sorrisi, fino alla solare e dolcissima umanità di Valentina, per finire con colei che è motore narrativo di questo post, di tanti altri che sono venuti prima e di ogni spettacolo portato in scena dal Sole, Barbara, talentuosa, tracimante, trascinante, emozionata ed emozionante, esigente, geniale, coraggiosa, generosa e completamente folle, Barbara. Coraggiosa e folle dicevo… Barbara, decidendo di adattare un testo come questo, con la sua naturale carica eversiva, ha dimostrato follia e coraggio da vendere, perché si pone e ci pone interrogativi altissimi, senza il bisogno di fornire risposte, o perlomeno non risposte facili. Extraterrestre alla pari parla di figli, ma soprattutto di genitori, parla di accettazione di se e dell’altro, di quanto sia sbagliato giudicare gli altri e far di tutto per compiacerli, blandirli e farsi amare da loro, a costo della propria individualità, della propria indipendenza, della propria natura, unica ed intima. La società e l’umanità che ci viene proposta nel finale ha capito quanto sia sbagliato smarrirsi e perdersi nella contemplazione di ciò che è irreale, illusorio, sbagliato e di come sia più giusto accettarsi ed accettare, stringersi e tenersi stretti, come esseri umani, come esseri speciali… gli extraterrestri alla fine sono coloro che non colgono l’importanza di questo abbraccio. Questa è l’umanità che voglio, questo è ciò che sogno e questo è quello che mi impegno come genitore a trasmettere a mia figlia. Grazie Sole, grazie Carlotta e Riccardo, grazie Valentina, grazie Barbara, grazie Fotonici.

P.s. L’astronave era una figata spaziale!

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