Il mio odio per certo cinema anni ’80 credo sia ormai noto a chiunque. Quel cinema plastificato, testosteronico e facile, che ha contrassegnato è contaminato buona parte delle mie visioni giovanili. Nelle fila dei reietti, tra i titoli da me da sempre mal digeriti, campeggia Footloose, opera sopravvalutata e ballerina, forse non così pessima, ma neppure così cult come molti vogliono farvi credere. Pensate quindi lo stupore del vostro affezionatissimo, che trovandosi al cospetto dell’adattamento by Solechegioca di questo non-classico, si è trovato ad applaudire come una groupie indiavolata, priva ormai ogni orgoglio e pudore. La verità è che ancora una volta Barbara Silvani (diavolo di una ragazza, ormai dovrei conoscerla, ma mi frega sempre) ci dice di guardare il dito e poi invece ci mostra la luna. Sapientemente il nuovo spettacolo dei Punta di Brillante (sia lode a tutti voi ragazzi per quanto siete bravi) non c’entra un tubo con Footloose, poteva anche chiamarsi in un altro modo per quel che mi riguarda, perché ancora una volta prende ciò che è utile e funzionale dalla materia originale, per poi trasformare tutto e regalarci un diamante grezzo di rara intensità. In un mondo in cui ci sarebbe sempre più bisogno di riflettere sulla diversità e quando lo si fa, lo si fa nel modo sbagliato, con pesantezza ed inopportuna pedanteria, il messaggio di inclusione, gioia e amore, di questo spettacolo ammantato di rivoluzionaria identità, lascia a bocca aperta per leggerezza e sincerità. La gioventù, con la sua tracimante voglia di Vita, con il suo disperato bisogno di sbagliare, è la vera e sincera protagonista di questa storia, capace di consegnare i suoi protagonisti e noi spettatori ad un mondo più libero, più giusto e più inclusivo. Piccoli passi di danza, grandi momenti comici, scoperte e riscoperte, naturalezza ed improvvisazione… siamo tutti (personaggi e pubblico) palloncini nelle mani della regista, trascinati dal vento di una forza antica eppure nuova, spinti verso territori inesplorati e difficili da raggiungere, verso il sogno e l’utopia di un domani che possa appartenere davvero a tutti, diversi eppure così meravigliosamente uguali… e questo gruppo di ragazzi ieri sera ha fatto davvero di tutto per farcelo credere. Riuscendoci.

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