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Cercando il significato di INCLUSIONE sul vocabolario della lingua italiana si legge: l’atto di comprendere, cioè di inserire, in un tutto.

Un concetto che può sembrare scontato, banale, quasi stucchevole, eppure proprio noi adulti per primi, fin troppo spesso dimentichiamo di includere, di condividere, di aprirci agli altri, chiudendoci in noi stessi ed insegnando lo stesso sciocco mantra ai nostri figli, stupidamente convinti che la solipsistica logica della famiglia-branco, possa in qualche modo proteggerli e proteggerci dal mondo. Niente di più fuorviante e sbagliato ed il nuovo spettacolo messo in scena da il Solechegioca, attraverso i piccoli e diversi talenti del gruppo Fotonici, ancora una volta ce lo ricorda, con sincerità e con una semplicità cristallina ed inappellabile.

Nello specifico, qui abbiamo un gruppo di mostri che ha paura degli umani e che dovrà imparare che spesso l’inclusione, anche se può spaventare, risulta essere una meravigliosa opportunità di crescita ed arricchimento. Non solo, ci troviamo di fronte ad una divisione in seno ai mostri stessi: le streghe si sentono sottostimate, sottovalutate, rispetto al ben più in vista gruppo degli zombie… ecco quindi che si farà largo il concetto semplice eppure rivoluzionario, che l’idea di umanità non è simile a quella di un reggimento che marcia compatto, ma è piuttosto più vicina all’idea di un’orchestra, in cui ognuno suona alla perfezione il proprio strumento, il proprio talento, in cui ogni elemento è fondamentale all’esecuzione della sinfonia.

Concetti semplici ripeto, eppure rivoluzionari, in cui i bambini coinvolti in questa favola proprio a loro dedicata, ma a cui dovremmo prestare molta attenzione anche noi adulti, stravincono, regalando sincerità ed emozione alle parole scritte da Barbara Silvani. Ma c’è molto di più in questo miracolo al sapore di aglio: un trucco e parrucco (come si dice in gergo) esemplare, forse il migliore che la stagione ci abbia regalato, una coreografia esaltante e coinvolgente (di nuovo la migliore che abbiamo visto quest’anno?), le luci materiche e palpabili a cura del sempre ispirato Giuseppe Luisi, la scenografia titanica (questa volta in scena vediamo un intero castello!) opera dell’inossidabile Gus ed infine la regia mai banale o stucchevole, ma sempre in punta di piedi, invisibile, delle meravigliose Cuggins…

Si sarà capito che a chi scrive lo spettacolo è piaciuto parecchio, e qualcuno dirà sicuramente con una punta di malizia, che tante lodi sono motivate dalla presenza nel cast della figliola di questo umile recensore, ma non lasciatevi ingannare, Benvenuti in Transylvania è uno spettacolo che colpisce al cuore per ciò che dice e per come lo dice, rappresenta contemporaneamente l’apice ed un nuovo inizio di un percorso basato sull’inclusione, che affonda le proprie radici nell’anima dell’associazione stessa, fino a diventarne, negli anni, una vera e propria bandiera.

Tornando alla definizione da cui siamo partiti, viene in mente che quel TUTTO in cui ci dobbiamo inserire, altro non è che il nostro riconoscerci come diversi ma simili, il rispetto e la voglia di accettarsi nonostante e comunque, il bisogno di perderci gli uni negli altri, perché va ricordato ora e sempre, che abbiamo bisogno dell’altro, per crescere, per migliorare e per essere veramente e totalmente noi stessi… perché nell’altro ci specchiamo, ci riconosciamo ed è grazie a ciò, che decidiamo di diventare visibili, guardandoci occhi negli occhi e perdendoci tra le braccia l’uno dell’altro. Finalmente uniti.

Ed è assolutamente meraviglioso sentirsi INCLUSI nel Solechegioca, che spesso ride, ma che sempre lo fa molto seriamente.

 

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