-Cosa vorresti essere?

-Io vorrei essere un Gus.

Fin da quando ho memoria, ho sempre desiderato fare cinema. Mi ricordo che a quei temerari che mi chiedevano: “Cosa farai da grande?” rispondevo con un pizzico di malcelata pomposità: “Farò il cinema.” Non avevo idea del perché, ma sapevo con assoluta certezza che la mia vita sarebbe stata legata in maniera indissolubile alla settima arte e in un senso molto lato, il mio sogno si realizza ogni primo martedì di ogni mese.

Era da tanto, tantissimo tempo, che non ripensavo a quel momento meraviglioso in cui un piccolo essere umano in potenza, può sognare di essere veramente ciò che vuole, mentre intorno a lui, nello stesso tempo, nel medesimo complicato e maledetto istante, tutti gli dicono cosa fare, come essere e addirittura cosa pensare. Non è facile mantenere la propria unicità quando attorno a te sembra che tutto sia già stato scritto e deciso da persone più grandi, sagge ed intelligenti di te, eppure il nuovo spettacolo del Solechegioca, riesce a farci riflettere proprio su questo, ricordandoci che quelli che noi in maniera troppo leggera chiamiamo sogni, possono diventare realtà. Basta volerlo

Prendendo dei veri e propri archetipi, i personaggi delle fiabe, adattandoli e regalando loro insospettabili perle di umorismo, l’autrice e regista Barbara Silvani, è stata in grado di plasmare l’unicità dei caratteri coinvolti, quel guazzabuglio di giovani anime, e unirle insieme con un filo d’argento fatto di grazia e consapevolezza di se. E’ proprio in quel preciso momento che sulle tavole di legno del palcoscenico, 15 isole completamente diverse tra loro per grandezza, sogni ed indole, sono riuscite ad ritrovarsi, riconoscersi ed accettarsi come un unico meraviglioso arcipelago.

Sembra scontato ma non lo deve essere mai:

“Amo la mia vita
Io sono potente
sono bellissimo
sono libero
amo la mia vita
Io sono meraviglioso
Sono magico 
io sono me
amo la mia vita

E infine
Sono dove voglio essere”

C’era una volta… e c’è ancora!

 

 

Annunci