Non facciamo l’errore di pensare che adattare un testo sia facile o banale e non facciamo soprattutto l’enorme errore di pensare che adattare I Tre Moschettieri sia facile o banale. 

Una volta tolti i duelli a fior di lama, l’azione coreografata degli scontri corpo a corpo e le scene di massa, plateali e coinvolgenti, cosa resta? Cosa resta da portare in scena, sopra un palcoscenico? Ve lo dico io, restano un pugno di personaggi e un canovaccio talmente classico (il cattivo che vuol raggirare l’ingenuo re facendo leva sulla fedeltà della sua regina) che farebbe tremare le vene ai polsi di chiunque decidesse di cimentarvisi. Allora cosa abbiamo visto sul palco del Teatro Spazio Reno di Calderara? Ancora una volta, a domanda rispondo volentieri, abbiamo visto sapiente riscrittura, rispettosa rivisitazione, grande regia ed un pugno di ragazzi, anzi di Attori, determinati a gettare il cuore oltre l’ostacolo e mettere tutti loro stessi, al servizio del pubblico.

Entrando nello specifico. La scenografia e le luci questa volta era verso l’infinito e oltre, così come la coreografia sulle note dei MUSE. Ho visto un esilarante Richelieu, coadiuvato da un Cagliostro che ha avuto splendidi momenti comici, mi sono entusiasmato con un Re-ragazzo ingenuo e divertente, tra i più riusciti che mi sia capitato di vedere, con la sua elegante Regina, quasi eterea, accerchiato dalle sue divertenti sorelle e protetto dai suoi prodi Moschettieri. Ho visto una Milady capace di far perdere la testa a chiunque si intrometta tra lei e il suo obbiettivo, duettare con un comparto femminile di attrici davvero credibili, mentre un ubriaco, che sembrava proprio tale, e una guardia del corpo ninja, che restava nella parte anche interagendo con il pubblico, si preoccupavano di strapparmi attimi di vera partecipazione.

Come già detto, tutto etereo, tutto basato su pochissimi elementi e su di una trama che, spogliata di tutto, si fa impalpabile, sfuggente, eppure pur non avendo la forza di un Otello, l’utopia de L’isola dei libri perduti, il sogno di Toy Story o l’ipnotica unicità di Jesus Christ Superstar (per citare alcune opere messe in scena da il Solechegioca) I Tre Moschettieri convince proprio per le scelte di regia, che vanno a braccetto con la scrittura, capaci quindi di dare forma, corpo e sostanza ad una pugno di materia grezza, spesso ostica per molti… un manipolo di ragazzi-attori. 

Uno per tutti e tutti per uno, che il cielo, la Francia e i Moschettieri tutti, veglino sulla regista e i suoi preziosi collaboratori, preservandoli forti e in salute. 

Advertisements