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Raro privilegio del teatro e dell’autore, o autrice, che adatta un testo, è quello di usare la propria intelligenza e sensibilità, per parlare apparentemente di infanzia, per raccontare invece noi, il mondo che ci circonda e la fallacità della natura umana. E’ capitato così che ieri sera, mentre assistevo estasiato al debutto di mia figlia nel ruolo di un Furby psicopatico, nel libero adattamento di Toy Story, ad opera dell’indomita ciurma dell’Associazione Solechegioca, non potevo togliermi dalla testa di stare assistendo ad una dichiarazione di intenti, una promessa di integrazione, una riflessione matura, interpretata da chi non ha ancora l’età anagrafica per esserlo sufficientemente, sull’accoglienza dell’altro, del diverso, dello straniero. Parlando di giocattoli, uniti e ad un tempo divisi dall’appartenza alla propria individuale natura intima di balocchi, ognuno così diverso dagli altri, eppure così intimamente ed indissolubilmente agli altri legato, si racconta e si dipana la storia di ciò che siamo, o meglio, di ciò che dovremmo davvero essere. Ecco quindi che i bambini, questi meravigliosi bambini, piccoli uomini e piccole donne di domani, hanno tanto da insegnare a tutti noi: la pazienza, la costanza, l’accettazione e l’attesa incondizionata dell’altro…valori che dovrebbero appartenere al fardello dell’anima immortale di ognuno di noi, perché bisognerebbe capire che alla fine, anche se diversi, bianchi, neri o gialli, siamo tutti giocattoli. E lo spettacolo? I piccoli attori brillano, tutti e in tutti i ruoli, con un paio di lacrime ad incastonarne la sincerità ed il valore, mentre la regia, vera protagonista insieme al testo, è intelligente, ispirata e come nelle opere migliori, invisibile, insomma Toys è opera completa, complessa e proprio per questo di una semplicità disarmante, proiettata in un domani, già confortevolmente abitato dai nostri intelligenti e sensibili figli, in cui essere diversi rappresenta una ricchezza inestimabile, un valore da difendere ed esaltare, come la nostra libertà di essere ciò che vogliamo essere e di sognare ciò che vogliamo sognare. Aprite le finestre, le porte ed i vostri cuori, il domani è già oggi, negli occhi, nelle parole e nei gesti dei nostri bambini.