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And i been waiting for this time to come around but baby running after you is like chasing the clouds

Questo è un estratto di Story of my life, dei celeberrimi One Direction, brano che chiude in maniera commovente L’isola dei libri perduti, mirabile adattamento teatrale, interpretato da adolescenti, del libro scritto da Annalisa Strada. Ora può sembrare strano che un blog che si occupa di cinema, conceda così tanto spazio al teatro, ma è il privilegio di chi è poco visto, letto o ascoltato, un privilegio di libertà e di sovversione intellettuale, che a volte diventa un manifesto, una dichiarazione d’intenti, esattamente come è capitato a questo splendido adattamento. Libertà, sovversione, crescita… di questo in fondo parla L’isola dei libri perduti, un testo perfetto per rappresentare un’età splendida eppure ingrata come l’adolescenza. I libri in questo senso sono una metafora perfetta per raccontare il cambiamento, la trasformazione, l’accettazione di se, così come il bisogno di fuggire da se… la famiglia vista come fardello prezioso ed indispensabile da cui allontanarsi (soprattutto a livello ideologico) è difficilissimo eppure necessario, per abbracciare la crescita e il divenire altri. Difficile trasportare tutto questo sul palcoscenico, significa trasferirci il proprio vissuto, le proprie esperienze, sogni ed idee, cosa ancora più difficile quando gli attori sono adolescenti. Diciamocelo forte e chiaro non ci aspettiamo nulla dagli adolescenti, non siamo abituati ad ascoltarli e non siamo preparati a coglierne le inquietudini, i malumori ed il bisogno disperato di uscire dai loro corpi. L’isola dei libri perduti racconta tutto questo e facendolo racconta di noi, dei nostri figli e soprattutto di ciò che loro sognano e pensano, perché ciò che sognano e pensano non è diverso da ciò che sognavamo e pensavamo noi. Si chiama crescita ed è la cosa che ci terrorizza di più in assoluto, perché significa assenza di controllo e ciò che non possiamo controllare ci fa paura, tanta paura. L’isola dei libri perduti ci ricorda tutto questo ed ha l’ardire di farlo con sincerità, commovendoci fino alle lacrime, utilizzando le parole di quei ragazzi, uomini e donne di domani, che dovremmo abituarci ad ascoltare con maggior attenzione. Il resto lo fanno la scenografia, le luci, la regia, le ispirate interpretazioni di tutti e le note di Story of my life, che ci ricordano, mentre le lacrime solcano il nostro viso e quei ragazzi ci salutano per abbracciare finalmente le loro preziose ed uniche vite libere da ogni stereotipo, che crescere è la cosa più dolorosa e spaventosa che ci sia, ma se proviamo a farlo insieme, abbracciati stretti l’uno a l’altro, allora potrebbe trasformarsi nella più straordinaria delle avventure.