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Il Teatro! Di solito il sottoscritto si occupa di cinema, ma questa sera ho assistito ad un miracolo, quindi perdonatemi se vado fuori tema, ma devo mantenere una promessa. Chi mi conosce o frequenta queste pagine, sa della mia passione per il musical ed in particolare per The Phantom of the Opera, il primo vero musical che io abbia mai visto in un teatro, in quel di New York in una lontana estate del 2001… Il teatro dicevamo, cos’è il teatro? Cuore? Passione? Magia? Fortunata coincidenza? Io penso ci sia del miracoloso in un manipolo di attori che si affollano attorno ad un testo adattato da un regista, cercando di dargli voce e senso, nel tentativo di regalare un’emozione, anche piccola, ad un pubblico impaziente e spesso distratto. L’associazione Sole che Gioca, piccola realtà teatrale aperta ai talenti di grandi e piccini e capitanata dal suo indomito ammiraglio, Barbara Silvani, questa sera ha osato mettere in scena un libero adattamento de Il fantasma dell’Opera, senza lesinare idee, umorismo, intensità, musica e soprattutto tanto coraggio. Sfidando ogni comune buon senso, il gruppo di giovanissimi ragazzi saliti sul palco, hanno dato tutto, credendo fermamente nelle proprie capacità ed abbandonandosi completamente alla visione della loro regista. Parabola sull’amore e sull’apparenza, metafora di un mondo superficiale e spesso crudelmente determinato a convincerci che sia importante ciò che gli altri pensano di noi, Il fantasma dell’Opera diventa, nelle mani di questi piccoli grandi eroi, un testo attuale e pulsante di vita, una bella riflessione sulle maschere che siamo costretti ad indossare e sull’oscurità, che avvelena il nostro cuore. Ecco, questo è per me il teatro, la capacità da parte di un gruppo di persone speciali, di mettersi a nudo senza vergogna, di fronte ad una platea di loro simili, senza alcuna paura di mostrare la propria fragilità e permettendo agli altri, anche solo per un istante, di poter sbirciare nell’infinito della loro anima, per potercisi riconoscere e forse smarrire. Un miracolo dicevo, ma forse preferisco usare la parola sogno, un sogno da cui non avrei voluto svegliarmi mai. Grazie ragazzi.