bolgen-posterE anche la fredda e bellissima Norvegia ha il suo catastrofico di tutto rispetto, alla faccia nostra, del bel paese, che sembra più interessato a vedere se Checco Zalone andrà a passare il Natale col boss, magari ai Caraibi e in compagnia del professore cenerentolo…

The wave non solo è un film che funziona benissimo, rispettando tutti i meccanismi e soprattutto i tempi del genere, ma bisogna dire che risulta molto più credibile delle più recenti produzioni americane, leggasi San Andreas. Facendo tesoro della tradizione di classici come L’inferno di cristallo e dimenticando i più recenti blockbuster, The Wave si prende il suo tempo per introdurre la tematica, i protagonisti e l’imminente pericolo che pende come una spada di Damocle sulle loro teste. Non è un segreto che il genere catastrofico abbia effettivamente le sue regole non scritte: dopo le prime avvisaglie, colte solo da uno dei protagonisti, vanno introdotti tutti i personaggi in modo chiaro ed empatico, in modo che non risultino essere semplice carne da cannone, infine arriva il climax, la natura o chi per lei fa il suo dovere e tutto finisce in gloria. In The Wave passano ben cinquanta minuti di attenta e pianificata preparazione, prima che ciò che stiamo aspettando fin dal primo minuto, finalmente accada: d’un tratto infatti un pezzo di montagna frana nel lago causando uno tzunami in marcia verso il centro abitato e il film comincia a correre come un forsennato. Tensione, credibili effetti speciali, alcune sequenze che funzionano alla grande e tanta voglia di un cinema più muscolare, concreto e concretamente divertente. Non parliamo di grande cinema, per carità, ma nella giostra di titoli assurdi e spesso idioti che ci arrivano da oltre oceano, sarebbe bene dare uno sguardo e una possibilità a ciò che fin troppo spesso resta invisibile, per colpa di una distribuzione stolta e spesso appannaggio di privilegiate scorciatoie. La Norvegia, che già ci aveva regalato l’adorabile Troll Hunter, si iscrive di diritto tra i paesi che riescono a fare buon cinema di genere, così come tantissimi altri, che vanno a comporre un complesso ed interessante caleidoscopio europeo.

Caleidoscopio a cui per ora sembrano mancare solo i colori rosso, bianco e verde.