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Che strano oggetto cinematografico questo The visit, film che in teoria dovrebbe riportare in carreggiata l’appannata carriera del signor Shyamalan. Da un lato abbiamo il tanto temuto e odiato found footage con camera claudicante ed invadente oltre il limite della decenza, mentre dall’altro c’é un plot tra i più interessanti che mi sia capitato di vedere al servizio di questo sfortunato sotto genere. Per una volta ci lasciamo alle spalle demoni, extraterrestri ed altre amenità paranormali, per lasciare spazio all’essere umano e alla sua mente deviata e pericolosa. Purtroppo ad un significato tanto notevole e spaventoso, non corrisponde un altrettanto notevole significante. La moda della camera a mano a tutti i costi e del finto reportage è diventata ormai un paradosso, una lenta spirale discendente nelle profondità di un genere che ormai ha smarrito ogni senso e significato. Dispiace veder cadere anche l’altrove ottimo Shyamalan, in questo facile trucchetto da baraccone, che ha ormai esaurito la sua ragion d’essere. Prendendo come scusa le aspirazioni registiche della giovane protagonista, The visit, propone un insieme invasivo ed onnipresente di inquadrature senza costrutto, tenute insieme dalla più debole delle scuse. Peccato, se l’autore de Il sesto senso avesse utilizzato il mezzo cinematografico in maniera classica, come ha già dimostrato in più di un’occasione di saper fare egregiamente, The visit avrebbe potuto essere davvero un’araba fenice, così invece rischia di essere solo il solito prodotto dimenticabile, diverso per etica e talento da tanti altri pessimi film, eppur simile nel voler proporre un punto di vista che ormai risulta morto e sepolto.