eott_web-2David Foster Wallace è stato un mistero, un autore sensibile e fragilissimo, il figlio di un paese tele dipendente e un acuto osservatore della realtà. The end of the tour, oltre ad essere la testimonianza di un incontro, di un viaggio, di un’amicizia dalle forme strane e poco cangianti, viziata dall’anonimo tentativo che ogni essere umano, mette in atto per conquistare l’altro, è anche e soprattutto la fotografia di un’anima. A seguito del successo dell’opera/mostro Infinite Jest, Foster Wallace viene avvicinato da David Lipsky, che lo seguirà nelle tappe conclusive del suo tour promozionale, per poter scrivere un articolo su di lui per conto della rivista Rolling Stone. Il film è questo, nulla di più, una sorta di road movie intimista, incentrato su due personalità probabilmente affini eppure distanti e profondamente divise. Film complesso e a tratti lirico, sinceramente toccante e dedicato a tutti coloro che amano perdersi nella lettura di un libro, The end of the tour racconta l’effimera fragilità dell’insicurezza umana, la disarmante solitudine di un uomo bisognoso di conferme. Pellicola che in Italia nasce già morta in sala e che mai nessun produttore del bel paese si azzarderebbe a realizzare, ha invece ben nascosto nel profondo del proprio cuore, il coraggio delle idee, l’incoscienza dell’impossibile da raccontare e l’astratta concretezza della poesia. The end of the tour racconta lo scrivere, il leggere e il vivere, attraverso un sentire differente, traguardo sognato e temuto da chiunque si sia mai perso tra le pagine di un libro e che stregato da quell’incantesimo, abbia tentato di ricreare quella magia, spesso non riuscendoci. Il resto è storia, chiacchiere, filosofia spicciola grammatica dell’essere, mentre tutti noi cerchiamo affannosamente di affermare noi stessi, una parte di noi, o più semplicemente un solo ed unico concetto originale, finalmente nostro e quindi degno di esser ricordato da chi verrà dopo.