20104185723_0ca6c3e963_oNel 2002 il Boston Globe pubblicò un’indagine giornalistica (a cura della sezione investigativa Spotlight) che era destinata a far tremare i pilastri della chiesa cattolica, questo film raconta l’indagine che portò alla pubblicazione di quell’articolo: un reportage che portava alla luce gli sconcertanti casi di abuso su minori da parte di alcuni appartenenti al clero.

La forza del film di Tom McCarthy sta tutta nella messa in scena, concentrata sulla verità dei fatti accertati e per nulla incline al sentimentalismo da bancarella. Lasciando la parte emotiva nelle mani dei suoi protagonisti, Mark Ruffalo e Michael Keaton strepitosi, ma limitando i racconti delle vittime al minimo, scelta difficile che al contrario avrebbe garantito al film lacrime facili, Spotlight (in Italia assurdamente tradotto come Il caso Spotlight) si concentra sull’istituzione chiesa cattolica e non sui singoli sordidi casi. L’indagine, non è un mistero, fu un vero e proprio terremoto, che portò alle dimissioni di un cardinale, e Spotlight è la fedele ricostruzione, tra dubbi e pressioni sterne, dell’iter che portò a generare quel sisma. In questo senso fanno un ottimo lavoro i protagonisti, ognuno determinato ad arrivare in fondo alla verità: se Mark Ruffalo è impulsivo, frustrato ed arrabbiato, Rachel McAdams rappresenta la parte più umana e dolente, quella in contatto con le vittime di abusi, ma è forse Michael Keaton la vera forza del film, rappresentando di fatto quell’etica del raccontare e verificare, che oggi sembra ormai appannaggio di un passato lontano. Spotlight è prima di tutto il fedele resoconto di come nasce un’indagine giornalistica, di come un semplice indizio non basti a giustificare un articolo, ma di come duro lavoro, pazienza e un’insolita capacità a mettere insieme i pezzi, riesca a portare un po’ di luce in un mondo di tenebra e menzogne.

Cinema di inchiesta e di denuncia, pellicola probabilmente di maniera, ma necessaria, a non dimenticare mai una vicenda tra le più controverse che si siano affacciate nella recente banalità delle nostre vite e delle nostre fragili certezze.