844-05Di Woody Allen si possono dire parecchie cose, ma di certo non si può dire che abbia sempre fatto lo stesso film. In più di quarant’anni di onorata attività il nostro ha spaziato in lungo e in largo, attraversando l’animo umano in tutti i suoi nascosti anfratti, indagandone ora i sentimenti, ora le grettezze, per finire poi ad arenarsi nelle secche del sogno e dell’umana utopia. La verità è che il cinema di Allen si ama o si odia, va detto però, che chi odia Allen, probabilmente odia il cinema stesso. Irrational Man non fa eccezione e prendendo le distanze dal fuorviante e furbo trailer, che ancora una volta mette in scena l’animo stracciato di uno scrittore filosofo, intrappolato in una crisi di creatività apparentemente senza soluzione, va da tutt’altra parte, portando a casa un apologo sulla natura umana e sul caso. Ancora il caso quindi, eterno ritornante nel cinema di Allen, matrice interpretativa di una realtà arcigna che fin troppo spesso sfugge all’umana comprensione. Irrational Man, appannaggio di un sempre bravo Joaquin Phoenix e di una magnetica Emma Stone, appartiene al lato più oscuro dell’anima di Woody Allen, quello che ha partorito Match point e Sogni e delitti, ma che aveva già fatto capolino in quel capolavoro che è stato Crimini e Misfatti, perfetto gioco d’equilibrio tra luce ed ombra, indissolubile completamento di un universo complesso e rutilante. Allen racconta noi, le nostre debolezze e finte sicurezze, portando sul grande schermo la vita come la conosciamo, come vorremmo che fosse e come a volte a tradimento ci sorprende, all’improvviso… spaventati, inermi e folli, innamorati di un sogno, innamorati di noi.