Valhalla-Rising

Ecco uno di quei film che in Italia non ha avuto una vera distribuzione, ma che i meno distratti hanno potuto recuperare sul digitale terrestre, frutto di una programmazione approssimata e colpevole. Difficile trovare una distribuzione per l’ostico capolavoro di Nicholas Winding Refn, nonostante il successo di Drive, talentuoso cineasta danese, che come il suo ben più noto compatriota, Lars Von Trier, ha moltissimo da regalare alla settima arte. Da tempo (tantissimo tempo) non mi capitava di assistere ad un’opera di tanta e tale forza, una pioggia rosso sangue, gelata e rinfrancante, percorso  di innegabile catarsi, che affonda le proprie radici nella profondità dell’uomo, nella sua essenza, feroce e bellissima. Valhalla rising, diviso in capitoli e senza una sbavatura, è un percorso, anzi una vera e propria via crucis attraverso la religiosità, la vendetta e la punizione, là dove il vecchio testamento di One eye (occhio per occhio) passa il testimone al nuovo, rappresentato dal bambino. Due universi che si sfiorano e si completano, due modi di abbracciare il futuro, dove il primo deve soccombere per lasciar spazio al secondo, al nuovo mondo, al nuovo uomo. La furia e la bellezza delle sue inquadrature, la sfolgorante magnificenza dei suoi ralenti, l’assoluto rigore della messa in scena, difficilmente vi capiterà di vedere una pellicola così prepotentemente allegorica, paurosamente etica, graniticamente integerrima. Come già in precedenza, in maniera non molto diversa eppure contraria al Dogville di Lars Von Trier, la religiosità ed il rapporto tra vecchio e nuovo testamento sono i cardini su cui gira la vicenda dell’invincibile, silente e feroce vichingo One Eye nel suo viaggio verso il nuovo mondo in compagnia del bambino. Se nella visione di Trier il nuovo testamento (Nicole Kidman) abbandonava la via del perdono, per lasciare spazio alla vendetta del Padre (James Caan), qui la furia cieca dell’inarrestabile vichingo, deve cedere il passo all’innocenza del bambino, soccombere sotto i colpi della pietà, per lasciare libere la purezza e la speranza. Un rito di passaggio e di attraversamento, legato agli elementi naturali e a quelli spiritituali, una crescita in cui morte e rinascita coincidono, sottolineando un concetto di continuità che abbraccia tutti noi. Valhalla Rising è gemma preziosa e sapientemente cesellata, ripida ed impervia vetta espressiva di un cinema che ha smarrito se stesso e sta lentamente cercando un significato, una ragione, una voce.