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Quando mi capita di vedere un film come Super, mi ricordo come mai ho aperto un blog sul cinema. Quando per una strana coincidenza astrale si para davanti ai nostri occhi un bel film, un bellissimo film, si viene investiti da una strana febbre, un’urgenza di condividere i propri pensieri e il proprio punto di vista su ciò che si è appena visto. Ecco perchè ho deciso di scrivere di cinema, per poter raccontare al mondo ciò che vedo. Non fate l’errore di liquidare questo film, come la brutta copia del celebratissimo Kick-ass, qui siamo da un’altra parte. Se il tema dei supereroi senza super poteri sono al centro anche di questa vicenda, quello che interessa al regista è la realtà e non la finzione o l’iperbole tragica. Quindi quando un uomo triste e patetico decide di vestire i panni di un supereroe vestito di rosso che porta il nome di Crimson Bolt, perchè pensa che quella sia la sua missione nella vita, affidatagli da Dio in persona, quello che si profila al’orizzonte, non è un film divertente, ma un apologo sull’apatia, la malattia mentale e lo scollamento dalla realtà. Super, delinea con entomologica precisione, la figura di un uomo, che ha perduto il senso della misura, accettando fino in fondo le conseguenze, inimmaginabili, delle proprie folli azioni: se pretende di punire il crimine, il modo in cui lo fa è zuppo di sangue e spesso ingiustificato, usando una pesantissima chiave inglese per amministrare la giustizia, Crimson Bolt, spacca teste e scivola lentamente nella psicopatologia. La stessa cosa dicasi per la sua estemporanea partener, Boltie, impreparata a comprendere il vero significato di ciò che porterà il futuro. I due protagonisti, l’uno mosso dalla disperazione, l’altra dal gioco, sono destinati a scontrarsi con la cruda realtà, in un girotondo di nichilismo e morte, che conserva un persistente olezzo di escrementi. Opera complessa e stratificata, che non si risparmia mai, complici un paio di pesantissimi attacchi alla religione cattolica e  una chiosa rovente come la vendetta sulle regole e sulla possibilità di cambiare il mondo solo esponendosi in prima persona, Super, regala stupore e spettacolo, negando sadicamente ogni speranza di catarsi allo spettatore e lasciandolo intriso di sangue appiccicaticcio, infinita tristezza e dolorose, inarrestabili lacrime. Dimenticando una volta per tutte il seppur splendido Kick-ass e la sua adolescenziale voglia di decostruire le regole del genere, Super va oltre, mette una pietra tombale inamovibile sui film con supereroi e ci traghetta in un mondo adulto e disperato, tra insoddisfazione e frustrazione, miseria e cattiveria, stupidità e conseguenza, pietà e sporcizia. Uno dei pochi momenti perfetti nella vita di tutti noi…