FOUR LIONS

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Parafrasando Manhattan di Woody Allen, viene da pensare che Four Lions sia la risposta del Dio del Cinema a Giobbe. Il Dio del Cinema, infatti, avrebbe indicato la locandina di questa pellicola superba e avrebbe esclamato con voce tonitruante: “Di cose orribili ne ho prodotte tante, ma so anche fare film come questi…”

Pellicola inglese dalla trama semplice, arguta, dissacrante e tagliente, Four Lions, racconta la vicenda di alcuni ragazzi musulmani determinati a farsi saltare in aria durante la maratona di Londra, in nome della Jihad. Attenzione però, qui si ride parecchio, i tentativi e la preparazione del gesto sono esilaranti, paradossali eppure trattati con un disarmante realismo. Tutto bene direte voi, che  ci vuole, si butta in vacca un tabù e se ne raccolgono frutti, polemiche e risate. Purtroppo però non è così semplice, perchè il film drasticamente e coraggiosamente vira, capovolgendo il sorriso in ghigno, l’ilarità in costernazione. Si badi che non stiamo parlando di cinema di genere, non ci sono effetti speciali ed attori noti, qui il cinema si presenta nudo e potente, in tutta la sua spavalda totalità, senza compromessi e scorciatoie. Four Lions è film politico e potente, capace di deflagrare nelle nostre coscienze ed indurci ad una riflesisone mai banale e fine a se stessa. L’accettazione e il sostegno della famiglia del protagonista, la polemica definizione degli obbiettivi, i dubbi e le contraddizioni, sono miscelati in un catartico e perfetto connubio tra un contenuto profondo ed altissimo ed una levità di messa in scena da togliere il fiato. Ambientato in una Londra mai così bigia ed anonima, figlia dei sobborghi, della povertà e dell’approssimazione tipica di chi si accontenta e non della bellezza da Tate Gallery, lo shopping a Carnaby Street e della chiassosa confusione di Covent garden, Four Lions è pellicola polemica e definitiva, capace da sola di rendersi memorabile, grazie all’ironia a tratti irresistibile che l’attraversa da cima a fondo. Parlando ancora una volta del cinema che siamo abituati a vedere, è difficile immaginare che la maggior parte degli autori abbiano la capacità, o sarebbe meglio dire la volontà, di raccontare una storia simile, in un modo tanto sincero e completamente libero da qualsiasi forma di correttezza politica o sociale. Four Lions gioca sporco e non risparmia colpi bassi a nessuno, a cominciare dai suoi miopi protagonisti, passando per la comunità che li ospita (ancora più miope), fino agli ottusi poteri deputati a mantenere l’ordine. Se ne va via così, velocemente ma non definitivamente, questa straordinaria pellicola, tra un sorriso ed un groppo in gola, una sguaiata risata di pancia ed una dolorosa rovente lacrima, capace di toccare e segnare le nostre vite per sempre. Il finale poi… è talmente bello da far venir voglia di strapparsi i vestiti e vagabondare nudi nella brughiera invocando il nome di Chris Morris, il regista.

6 pensieri su “FOUR LIONS

  1. Ciao Houssy,
    Appena finito di vedere.

    Non ho tantissimo da dire, hai già detto tutto tu.
    Film che sfiora l’humor nero, grande comicità e drammaticità. Scene mai banali, alcuni momenti rimani di sasso per quello che accade.
    La parte finale ti lascia un pò di dispiacere, ma le ultime scene ti (ri)tirano su il sorriso.
    Mi sono segnato il nome di Chris Morris, sono sicuro che lo risentiremo presto.

    Grande film,
    Un abbraccio.

  2. Io dico che nel momento in cui un regista riesce a creare un legame tra te e i personaggi del film, sicuramente ha raggiunto un bel obiettivo…
    La caratterizzazione dei personaggi è importante, mi sono disperato con Johnny Clay in “Rapina a mano armata”, sono stato contento per la promozione finale di Michael Corleone in “Il Padrino”, ho volato insieme al piccolo all’alieno in “E.T.”, ho pianto insieme a Grace nel discorso finale di Harry Stamper in “Armageddon”, oppure mi sono appassionato durante l’avventura americana di Tanino in “My name is Tanino”, quest’anno mi sono avventurato con i ragazzi di “Super 8” e la settimana scorsa ho fatto un volo transatlantico con Cheyenne in “This must be the place”.

    E’ importante, veramente importante, caratterizzare i personaggi di un film, rendili unici… sia i protagonisti che gli antagonisti.
    Ovviamente anche gli attori devono mettere in campo più carisma possibile…

    Un abbraccio,
    Andrea

    1. Caro Andrea hai perfettamente centrato il punto… chi ti scrive adora immedesimarsi ed emozionarsi fino alle lacrime, la lista sarebbe troppo lunga e perfino non troppo scontata. Hai però posto una questione interessante e dolorosa: quest’anno il meccanismo da te descritto è scattao solo con Super 8 e This must be the place. Lo stesso problema l’ho riscontrato io, trovo sempre meno film che valga la pena di vedere e soprattutto amare…
      In attesa di tempi migliori, ti abbraccio.
      Houssy

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