San-Andreas-posterNon sentivamo davvero il bisogno, dell’ennesimo catastrofico che si abbatte con rara cattiveria sulla malcapitata California, una delle mete preferite per cataclismi ed eventi di magnitudo inaudita. San Andreas parte in quarta, fin troppo per la verità, senza lasciare il tempo per far decantare almeno un minimo i tempi dell’azione, affastellando fin da subito scene pathos una di fila all’altra, tra un terremoto e uno tsunami. Il climax è talmente sospinto e forzato, da creare un distonico distaccamento emotivo nello spettatore, per la verità piuttosto annoiato all’ennesima scena madre di pericolo mortale. Gestendo malissimo le pause quindi, San Andreas, che vorrebbe essere un film che spinge sempre sull’acceleratore, risulta così ammorbato da una monocorde velocità di crociera sempre uguale a stessa. Le assurdità poi si sprecano: elicotteri che volano da soli, cellulari che funzionano quel tanto che basta per tranquillizzare i genitori, figlie resuscitate, onde anomale cavalcate con baldanza ed un pizzico di noia…

Resta impagabile la battuta finale, degna del miglior film comico; di fronte ad una California rasa al suolo, guardando intensamente una bandiera a stelle e strisce che garrisce al vento, il nostro Dwayne “The Rock” Johnson dal bicipite guizzante esclama: “ricostruiremo tutto”.

45 Minuti di applausi.

Annunci