Quando uscì il primo Wolf Creek fu un piccolo caso, horror piuttosto classico partorito da una terra atipica come l’Australia, ma soprattutto contribuiva a creare una figura di seria killer indovinata e per alcuni versi inedita. Il capitolo due non delude le attese e pur muovendosi sui collaudati binari del genere (un paio di interessanti colpi di scena però ci sono…) ha il grande merito di dedicarsi anima e corpo ad approfondire proprio quell’inquietante figura votata all’omicidio.

La cosa davvero notevole è che il “nostro” ha motivazioni solide e ben radicate, sentendosi a suo modo portatore sano di altissimi valori nazionali da difendere ad ogni costo. Ovviamente questa impostazione non fa altro che aumentare il carisma del personaggio, lasciando lo spettatore spesso inerme e mentalmente scisso tra la ripugnanza e l’empatia.

Non male davvero per un film che pur essendo un sequel, rischia di essere migliore del suo predecessore.

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