ChappiescifiPosterartfullhandblocks1-1415050002Invecchiando, faccio davvero fatica a tollerare la superficialità altrui. Non voglio offendere nessuno, ci mancherebbe, ma liquidare questo splendido film, come un’accozzaglia banale di altre pellicole, significa semplicemente non averlo capito. Chappie (titolo originale che l’Italia ha ritenuto di sostituire con un anonimo Humandroid) parla di crescita, di tradimento, di responsabilità e di sofferenza. Difficile non vedere nell’androide fin troppo umano Chappie, i topoi della crescita, la difficoltà di garantire ai figli un futuro, il loro naturale allontanarsi dal solco tracciato dai padri, per liberarsi di ciò che gli è stato insegnato. C’è tanto libero arbitrio, tanta laicità e tanta speranza e cuore in Chappie, qualità che lo rendono indimenticabile. In una scena, Chappie-figlio, si accorge che morirà perché la sua batteria non può essere ricaricata,cosìi si chiede come mai il suo padre-creatore lo abbia messo al mondo per poi morire, ecco in quel momento preciso di profondità sconcertante riesce difficile (quasi impossibile) non sentire l’eco di quella stessa domanda, uscire dalle labbra dei nostri figli. Meraviglioso, anzi toccante.

Non toccatemi Chappie, non parlate male di mio figlio.

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