20130711-083319.jpgIo, Houssy, unico curatore di questo blog, in pieno possesso di tutte le mie facoltà mentali, oggi sono qui a difendere l’insindacabile diritto di nascita alle cazzate cinematografiche, purché le stesse siano completamente e fieramente consapevoli di esserlo, abbracciando non senza un filo di ironia, la propria natura semiseria e porgendo bonariamente il fianco a critiche al vetriolo e offrendosi così al pubblico ludibrio. Già da questa righe avrete capito che al sottoscritto il tanto odiato e maltrattato World War Z, non ha fatto schifo, anzi, devo ammettere che questa pellicola, presa per quello che é, una cazzatona appunto, diverte e fa il suo mestiere. Dopo un inizio tutt’altro che promettente, la pellicola azzecca una splendida sequenza a Gerusalemme e soprattutto, prima della fine, ha un’importante intuizione, quasi un’epifania, inedita per questo tipo di film, ovvero, complice un laboratorio, dilata i tempi, prendendosi tutto lo spazio filmico di cui ha bisogno, per costruire la tensione proprio là dove serve, in seno alle nostre certezze. Se di invasioni di zombie tante ne abbiamo viste ed altrettante ne vedremo, bisogna riconoscere a Z una discreta capacità di costruzione del mito. Si perché pur cambiando le materia Romeriana e sposando la nuova e modaiola corrente zombie, Z non rinuncia a qualche trovata inedita. Per cominciare non sembra di trovarsi al cospetto di veri e propri morti viventi, ma perlopiù quello che ci troviamo davanti è un esercito di animali rabbiosi, desiderosi di trasmettere un contagio e non di nutrirsi di carne umana. Questo cambia radicalmente le carte in tavola, rendendo accettabile ciò che altrimenti non lo sarebbe, i cadaveri non possono correre, sono carne in putrefazione, gli infetti invece risultano decisamente più credibili. Certo, qualcuno avrà di certo storto il naso, ma alla fine della fiera siamo in un film di zombie, per Diana, la plausibilità non ė propriamente la portata principale del buffet. Venendo alla vera ragione che mi fa difendere questo film a spada tratta, bisogna assolutamente riconoscergli l’incapacità di prendersi sul serio nemmeno per un minuto. Troppo spesso ultimamente, siamo circondati da pellicole che si prendono dannatamente sul serio, colpevolmente spocchiose e consapevolmente autoriali. Non è una colpa fare cinema di intrattenimento, a patto di non barare, lo è invece spacciare per cinema d’autore un banale blockbuster spacca botteghini. Ecco, negli ultimi tempi più che mai, abbiamo sacrificato il rispetto, che come spettatori ci è dovuto, in cambio di una manciata di promesse mancate, veicolate da trailer estenuanti e nomi altisonanti. Ricominciamo quindi a pretendere più onestà e maggior rispetto, a costo di disertare certi prodotti che evidentemente giocano con le nostre aspettative e con i nostri desideri, forse così Hollywood ricomincerà a trattarci come persone dotate di discernimento e non come zombie. World War Z non è un film sensazionale, ma fa passare un paio d’ore senza rimpiangerne un minuto, in più è onesto con il suo pubblico, fiero e consapevole del suo status di cazzatona col botto. Di questi tempi, fin troppo fast & furious, non è poco.

Annunci