frankenweenie-posterDa un po’ di tempo a questa parte sembra esser di gran moda sparare a zero su Tim Burton.

Per imperscrutabili motivi il nostro e’ diventato l’oggetto di velenosi commenti al vetriolo e il bersaglio prediletto di giovani critici in erba, pronti a sparare a zero con zelo e una buona dose di dabbenaggine su di una carriera che va ormai avanti da circa 25 anni.

Per carità anche il sottoscritto ha storto il naso, e parecchio, al cospetto di quello strano oggetto cinematografico che porta il titolo di Alice in Wonderland, però di celluloide ne è passata tanta attraverso il proiettore e con il senno di poi anche quel dubbio episodio è stato digerito.

Lasciandoci alle spalle l’amica Alice che si aggira in un paese delle meraviglie non proprio meraviglioso, qui siamo al cospetto di vere e proprie dichiarazioni di guerra. Il mistero che si cela dietro tanta acrimonia si infittisce quando il nostro arriva a regalare all’umanità due titoli come lo straordinario Dark Shadows e questo splendido, toccante, sfavillante ed indimenticabile Frankenweenie.

Diciamolo forte e chiaro non amare Frankenweenie significa non amare il cinema, anzi probabilmente disprezzarlo nella sua essenza e forma più pure ed incontaminate, quelle che fanno capo all’infanzia, ai sogni e alla magnificenza dell’impossibile.

Forte di un bianco e nero straziante e coraggioso, Frankenweenie e’ Burton allo stato puro, un film pieno zeppo di suggestioni e di commossi omaggi ad un universo, cinematografico ma anche personale e privato, che fa del diverso la chiave di volta per scardinare la paura, l’ipocrisia e l’ignoranza che soffocano il cuore della piccola provincia americana.

Scegliendo di filtrare tutto attraverso gli occhi dei bambini, criticando apertamente gli adulti, che ottusi ed ignoranti non possono far altro che reagire impauriti, aggrappandosi a certezze effimere e falsità, Frankenweenie riflette e fa riflettere su temi altissimi come la crescita, la scienza e la capacità di comprendere, accettare ed amare.

Film che conquista e francamente commuove fin dalla prima inquadratura, ricca di nostalgia e di voglia di cinema, Frankenweenie non è una copia di Frankenstein, come forse molti sottolineeranno con malcelata arroganza, ma una pellicola che fa dell’amicizia e del sempre più irraggiungibile punto di incontro tra genitori e figli, la propria rivincita personale su di una banalità che è solo presunta.

Ennesimo commosso dono cinematografico di un regista, che è prima di tutto alfiere del cinema in quanto tale, stoicamente pronto, ancora una volta, a rivendicare la propria appartenenza ad un mondo sempre più sordo, cieco o semplicemente triste.

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VOTO

♥ ♥ ♥ 

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