lincoln-posterIo posso solo immaginare l’ondata di patriottico entusiasmo e di orgoglio nazionale, che accompagnerà il nuovo lavoro di Spielberg, film che probabilmente lo vedrà trionfatore alla fine di Febbraio, al cospetto di una grata ed ossequiosa Academy, desiderosa di tributare il dovuto onore ad un regista, un presidente e una nazione, tutto nella stessa serata.

Posso quasi sentire lo scolastico entusiasmo che ha attraversato gli studenti della quasi totalità dei plessi scolastici degli Stati Uniti d’America, nel momento in cui si sono seduti in sala per vedere quello che di solito studiano solo sui libri di storia, facendo quasi a gara nel riconoscere quel deputato, quell’aneddoto o quella lampada ad olio.

Purtroppo però, io sono italiano.

Non risparminadoci nemmeno un grammo di retorica, Steven Spielberg mette insieme il suo film più vuoto, verboso e impersonale. Capiamoci, il film è pieno zeppo di cose, fin troppe forse, dettagli e particolari, che spaziano dall’arredamento ai dialoghi, eppure risulta vuoto e sen’anima, come solo un esercizio di stile sa essere.

Il Lincoln interpretato da Day Lewis è una specie di superuomo senza macchia, condannato a guardare più lontano degli altri ed impossibilitato a dire banalità. Azzerandone le sfumature e rinunciando al chiaroscuro, pur mettendone vagamente in luce alcune contraddizioni, Spielberg svuota il personaggio di interesse, banalizzandolo e rendendolo statico, quasi granitico nella sua immobile consapevolezza di perseguire il bene. Nemmeno la sua morte ci viene risparmiata, ennesima dimostrazione di una perniciosa forma di retorica che da parecchi anni affligge l’altrove talentuoso regista, nel momento in cui si accinge a concludere un film.

Ciò non toglie che la pellicola viva di splendide sequenze, capiamoci il nostro sa ancora dove mettere la macchina da presa, eppure sembra fare un passo indietro rispetto ad opere ben più complesse (Munich) o apparentemente meno pretenziose (Prova a prendermi).

In conclusione, pensando anche a The Conspiorator di Robert Redford,  sembra che ultimamente Hollywood stia riscoprendo la figura di Lincoln, spiace dirlo, ma il film che solo qualche mese fa ci presentava il famoso presidente come un Cacciatore di vampiri, risultava probabilmente più indelebile di questa sterile ed accuratissima lezione di storia, piena di ottimi interpreti e suppellettili di lusso, ma che con il cinema sembra avere poco in comune.

Un consiglio? Riguardiamoci Glory.

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VOTO

♥ ♥

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