Chiamatemi Matusalemme, ma io i film horror di oggi proprio non li capisco.

Dove sono finiti il pathos, l’emozione, la tensione e la crescita?

In questo The Apparition per esempio, succede tutto talmente in fretta che non si ha il tempo di capire, di assaporare, di appassionarsi. Un prologo di trenta secondi ci cala negli anni ’70, poi uno stacco ci riporta al giorno d’oggi, un paio di studenti che corrono all’impazzata con un carrello di materiale elettronico per recarsi in uno scantinato e dar vita ad un azzardato ed oscuro esperimento. Per creare tensione, ma soprattutto partecipazione ci vuole molto di più, ci vogliono tempo e spazio.

Il cinema per sua natura ha bisogno di respirare e per farlo ha bisogno appunto di tempo e spazio, due elementi quasi completamente assenti nel cinema di tensione moderno, che ha  sacrificato la costruzione dei personaggi in favore di una manciata di brividi fast food da consumarsi preferibilmente alla velocità della luce.

The apparition non decolla mai, perché di fatto non comincia nemmeno, decisamente più interessato a dire qualcosa di originale a tutti i costi sull’argomento delle sedute spiritiche, piuttosto che spendersi in una seria costruzione drammatica.

Accontentandosi di vivere di gloria riflessa, grazie alle atmosfere care al fin troppo abusato solco tracciato da Paranormal Activity, incapace di colmare i buchi di sceneggiatura grazie all’incantamento suscitato dal buon cinema, questo debole filmino paracinematografico si spende anima e corpo nell’energia cinetica sviluppata da una trama sconclusionata che non ha direzione, arenando così l’intero progetto nelle secche di un imbarazzato nulla.

Troppo fast, troppo furious, troppo tutto, troppo niente.

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VOTO

♥ ♥

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