C’è un momento in Io e Te, quello in cui erompono le note e i versi di Ragazzo solo/Ragazza sola, versione italiana di Space Oddity anch’essa eseguita dal Duca Bianco,  in cui Bernardo Bertolucci costruisce una sequenza perfetta, di rara bellezza, grazie alla quale ci è finalmente tutto chiaro.

Quel poetico, impacciato e commovente balletto tra un fratello e una sorella, praticamente estranei ma mai così vicini, affini e complementari, ci fa esplodere nella testa come una supernova il significato della nostra presenza lì, in quella sala cinematografica a vedere il nuovo film di un grande maestro del cinema.

E’ il significato e l’essenza stessa dell’adolescenza che si palesa ai nostri occhi inumiditi dalle lacrime, quel momento estremamente delicato fatto di troppi dubbi ed altrettante certezze, quel misto di rabbia, sicurezza e delicata fragilità. Io e Te ci riappropria, come spettatori di un cinema italiano sempre più perduto a raccontare l’ombelico di padri e madri impegnati ad innamorarsi della loro decrescita, del valore e della responsabilità di quell’età ingrata, irripetibile, delicatissima e splendida, che troppo spesso fingiamo di dimenticare.

Attraverso i meravigliosi volti dei suoi intensi, inediti, arrabbiati ed antipatici (come solo gli adolescenti sanno essere) protagonisti, Bertolucci restituisce dignità ad un cinema smarrito tra corna, scorregge, rutti, gnocca ed affermazione di se, sempre e comunque appannaggio dei soliti noti. In modo diverso eppur complementare a suoi precedenti lavori, come Io ballo da sola o The Dreamers, sono di nuovo i ragazzi ad interessare il cinema di un vecchio maestro, più moderno e giovane di coloro che anagraficamente dovrebbero essere più contemporanei.

Risulta manifesto dunque, ancora una volta, lo scollamento profondo di un cinema italiano che, fatta eccezione per un paio di nomi, mai come ora appare vecchio e polveroso, specchio scuro del lavoro di chi sembra più impegnato a compiacere, piuttosto che a perseguire un percorso personale, fatto di idee e non di luoghi comuni.

Io e Te è uno splendido film, appiccicato ai volti e ai corpi dei suoi protagonisti, una sincera riflessione su di un delicatissimo passaggio fisico e psicologico, una necessaria ridefinizione di campo, per riappropriarsi di un’identità e di un valore finalmente adulti, attraverso quella che sembrerebbe un’antitesi, la celebrazione dell’adolescenza, e che invece diventa complemento, sviluppo, conseguenza e cinematografico manifesto di crescita.

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VOTO

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