Killer Joe e’ l’anima e la coscienza putrida di un paese abitato da macilenti fantasmi piegati dalla vita. Joe e i protagonisti che si affacciano al suo palcoscenico osceno, sono corpo e anima divisa tra buone intenzioni, avidità, amore, violenza e sesso.

Come ognuno di noi, nel suo profondo e’ diviso tra pulsioni e razionalizzazioni, così il padre, il figlio, la matrigna, il killer e la candida figlia minore, sono in conflitto e scontro, decisi a prevalere e a sopravvivere. Come treni che corrono sullo stesso solitario binario, destinati ad un’imminente collisione, così le diverse anime di Killer Joe si fondono sferraglianti, lasciandoci attoniti, spaventati e svuotati.

Afflitto e Benedetto da un realismo più vero del vero, impolverato, sudato e sanguinante, il cinema di Friendkin sa ancora mordere e soprattutto sa ancora far pensare, mettendo lo spettatore nella scomoda situazione di sentirsi rappresentato sullo schermo, riconoscendosi nelle logiche, nelle dinamiche e nelle miserie messe in scena.

Un ultimo pensiero va poi ad un indimenticabile Matthew McConaughey, capace di farci dimenticare completamente una carriera fatta di commedie impalpabili e di qualche avventurosa cazzatona col botto, un salto di qualità confermato anche dal Magic Mike di Steven Soderbergh e forse già annunciato dall’ottimo thriller diretto da Bill Paxton nel 2001, Frailty.

Forse Killer Joe non sarà il miglior film dell’anno, per qualcuno potrà sembrare scontato e perfino di maniera, ma di sicuro si tratta del più cupo e disperato balletto di sogni, carne, lerciume e sangue, che vi capiterà di vedere in sala.

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VOTO

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