Ci sono i film che siamo abituati a vedere, film belli, film brutti e poi c’è Excision.

Raramente una pellicola mi ha allo stesso tempo disgustato ed affascinato tanto, facendomi compiere di fatto un viaggio, quasi entomologico, sicuramente chirurgico, tra le pieghe della mente di un’adolescente.

Gli incubi della straordinaria, quasi ipnotica protagonista, Pauline, sono quelli di un’intera generazione che non si riconosce più, faticando perfino ad accettare per vera l’immagine che vede riflessa nello specchio, smarrita negli ideali e nei desideri, a metà strada tra i sogni solipsisti ed ipocriti dei genitori e la sciocca utopia suggerita da una società che vive e si alimenta di convenzioni.

Mai in modo tanto tangibile, doloroso e disturbante, era stata rappresentata questa alienazione, questo scollamento dalla realtà, capace di lasciare addosso un profondo disagio, quasi fisico, certamente emotivo. Non più un horror dunque, ma qualcosa di più viscerale, primitivo e drammatico, Excision, va oltre, regalandoci l’inferno di un intero universo, nascosto dietro gli occhi lucidamente folli di una piccola donna.

Sono i genitori e l’intera istituzione scolastica a risultare alla fine stupidamente inadeguati, incapaci di interpretare ed arginare la follia. Così mentre i padri restano inermi, con mani legate e bocca cucita, condannati ad un ruolo di sordi comprimari, attori non protagonisti nella vita dei propri figli, alle madri, perfette e consapevoli, comprensive e fin troppo amiche, non resta che urlare con quanto fiato hanno in gola, di fronte al disfacimento della vita, così come la conoscevano.

Excision, film difficile e di certo non per tutti, film per stomaci forti e nervi saldi, film intelligente e non solo provocatorio, baluardo di un cinema che vorremmo fosse sempre così spietato, sfacciato e bastardo.

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VOTO

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