Cosa dire di fronte a Ted, ennesimo film di crescita, terribilmente simile a tutti gli altri, con l’aggravante di una spocchia tangibile che lo ha ammantato di un’atmosfera politicamente scorretta, discutibile e tutta da verificare?

C’e’ qualcosa di perverso nel meccanismo mentale che porta uno spettatore a sentirsi più furbo e più intelligente dopo la visione di un film. Molte pellicole, di conseguenza molti sceneggiatori, giocano fin troppo sulle strizzatine d’occhio, cercando così di portare dalla loro parte un pubblico sempre più selettivo, che senza quasi accorgersene si trova invece coinvolto in un’operazione estremamente eterogenea e di massa, a tratti banale e codificata, esattamente l’opposto di quello che forse stava cercando.

Prendete Ted ad esempio, pellicola fintamente scorretta, che gioca con gli stereotipi creandone a sua volta altri. La storia dell’orsetto Teddy sboccato e donnaiolo, volgare e terribilmente simpatico, fa il verso in modo piuttosto elementare a tutte quelle pellicole che propongono catarsi immediate e sogni infantili prontamente realizzati. Prendendo uno ad uno i topoi che contraddistinguono questo genere di film, tenta di ribaltarli, non riuscendoci però e consegnandoci una sceneggiatura frizzante ma prevedibile, incapace di osare fino in fondo ed impossibilitata a fare quel passo in più verso l’abisso che l’avrebbe probabilmente consegnata alla memoria dei posteri.

L’insistita volgarità di peluche da un lato e la perniciosa ossessione nerd per tutto quello che e’ impopolare e di culto dall’altro (la mania per Flash su tutte) non fanno altro che incatenare il film nelle gabbie del già visto, riuscendo a creare un fastidioso effetto deja-vu. Quello che restano sono una manciata di sequenze esilaranti non supportate degnamente da un contesto meritevole di essere ricordato.

L’impressione una volta usciti dalla sala e’ quella che MacFarlane questa volta abbia fatto il passo più lungo della gamba.

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VOTO

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