Crogiolandomi nell’apatia degli ultimi giorni, pochi film visti, poca voglia di vederne di nuovi, ecco che sempre più vengo attratto dalle iniziative trasversali, da quei tentativi cioè, di dire comunque qualcosa in questo asfittico e cinematograficamente triste paese.

Il Via Emilia Doc Fest è un’ottima occasione per vedere che nonostante tutto c’è tanta gente che ancora sogna cinema e lo fa in maniera cristallina, pura, senza orpelli o compromessi. Festival del documentario decisamente atipico ed estremamente democratico nell’assegnazione dei meriti, esiste una giuria, ma uno dei premi sono proprio gli utenti della rete ad assegnarlo con i loro voti, resta prima di tutto un’occasione perfetta per assistere a qualcosa di nuovo e in secondo luogo a qualcosa di bello.

Tra le opere che ho visto ed apprezzato, Ortobello, è un documentario che vi ruberà appena 32 minuti della vostra vita, restituendovi un vero e proprio patrimonio di sensazioni, emozioni e perchè no anche di odori. A tratti sembra infatti di percepire l’odore della terra e il pungente afrore del sudore che traspira dalla pelle ormai non più giovane dei protagonisti, benedetti dall’afa e dal lavoro.

Sarà colpa delle mie origini (il film è ambientato in un centro sociale per anziani di Bologna), della simpatia dei protagonisti, o più semplicemente sarà merito della bravura dei due registi, che dirigono con partecipazione e polso un documentario apparentemente molto semplice, eppure estremamente complesso. La realtà descritta da Ortobello sposa il presente con il passato, lasciando la parola ai nostri anziani, cittadini vecchi di una terra cambiata, moderna, ma che ancora conserva le sue antiche leggi. E l’orto diventa sublimazione di quelle regole, sostituto di affetti e dispensatore di soddisfazioni, quando tutto quello che ne rimane fuori ne sembra avaro, indifferente, svuotato.

Attraverso il microcosmo dell’orto, smarriti nel dedalo verde di quei virgulti importanti come figli, noi spettatori restiamo ipnotizzati dai dettagli e dalla camera di Landini e Marcon (i due registi), che non si posa mai, ma che come un’ape ci porta oltre e ci regala una prospettiva più ampia, più vera. La memoria prende così facilmente corpo e vola alta, respirando attraverso le parole degli anziani testimoni, che quasi in punta di piedi, ci sussurrano i loro ricordi, restituendoci un’epoca, una storia e una dignità che spesso diamo per perdute e dimenticate.

Sempre e comunque a fior di labbra, con il sorriso beffardo di coloro che hanno visto il tempo passare, i capelli diventare bianchi e i il mondo diventare forse un pochino più triste.

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Link al sito di Via Emilia Doc Fest

http://www.viaemiliadocfest.tv/index.php

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