Pensandoci bene non sorprende che una pellicola complessa, stratificata e diciamolo perfino ostica come Prometheus, non abbia incontrato il favore del grande pubblico, pubblico che nel 2012 per la maggior parte si accontenta ormai di vedere e non di pensare.

Abituati a farci spiegare tutto, come bambini in età prescolare, da parte di un cinema spesso inconsistente ed etereo, impossibilitato a lasciare zone grigie di magnifico ed inestricabile non detto, siamo ormai incapaci di porci domande, perché troppo spesso ci vengono fornite fin da subito tutte le risposte, anche quelle non necessarie, quelle non richieste. In questo senso il film di Ridley Scott, che finalmente si riappropria del suo cinema, ci impone uno sforzo in piu’ ponendoci di fronte ad una pellicola che per una volta pone domande e non ha risposte.

Fedele al cuore e all’anima del suo corpo narrativo e coerente con il sotto testo che propone, Prometheus racconta la creazione non come atto di infinita bontà e misericordiosa meraviglia, ma come gesto casuale, privo di pathos e di significato. Allo stesso modo le parole stesse, di conseguenza le religioni che si riconoscono in esse, non sono altro che inutili orpelli, incapaci di restituire l’intimo significante di un universo senza senso e senza scopo. Ecco allora che le risposte perdono importanza, perché le stesse domande risultano prive di significato.

Restituendo alla simbologia e al significato dell’universo fondato da Alien, la giusta dimensione e la primogenita inquietudine, finalmente priva degli orpelli narrativi da luna park che l’avevano successivamente caratterizzata ed appesantita, Scott guarda oltre le stelle e contemporaneamente all’interno dei nostri corpi consumati dalla vecchiaia e dall’infezione.

Prometheus resta un grande film, probabilmente incompreso proprio per la sua natura divina, una passeggiata tra le stelle attraverso noi stessi, in un mondo sempre piu’ sfuggente, inarrivabile e meraviglioso… un mondo per fortuna ancora sconosciuto e tutto da esplorare, un mondo chiamato cinema.

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VOTO

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