Ci risiamo, ecco ancora una volta il leone, la zebra, la giraffa, l’ippopotamo e il solito improbabile manipolo di sconclusionati comprimari.

Ci risiamo dicevo, eppure questa volta il terzo capitolo del brand Madagascar, targato Dreamworks non solo e’ superiore al capitolo secondo (ci voleva poco), non solo per certi aspetti e’ addirittura migliore del capostipite (anche qui lo sforzo e’ limitato), ma addirittura stupisce e in larga misura conquista.

A conti fatti il merito di tutto va attribuito proprio al leone, alla zebra, alla giraffa e all’ippopotamo sopra citati che per una volta non si fanno soffiare la scena da quelli che avrebbero dovuto essere solo dei comprimari, ma che a tutti gli effetti erano diventati il cardine dei due precedenti film. Va da se infatti che fino a questo momento, citando Madagascar venivano immediatamente alla mente i mitici pinguini di militaresco inquadramento e il folle re Giulian con la sua sconclusionata corte. D’ora in poi non sarà più così, perlomeno non solo.

Limitando al minimo le incursioni folli  dei pennuti in bianco e nero ( la sequenza del casino pero’ e’ da antologia) e imbrigliando le potenzialità demenziali del re dei lemuri, le luci della ribalta sono tutte per i nostri quattro amici, che sicuri di una sceneggiatura frizzante, che per una volta non si esaurisce nello spazio di un trailer,  possono brillare come meritano, ma soprattutto possono finalmente crescere e risplendere come meritano.

Abbandonate una volta per tutte le citazioni cinematografiche ad effetto, ad uso e consumo degli adulti, in favore di uno spettacolo genuinamente divertente e fanciullescamente travolgente, il miracolo si compie e casa Dreamworks, da sempre fin troppo calcolatrice e con un po’ di puzza sotto il naso, decresce arrivando ad abbracciare l’ intrattenimento per famiglie senza alcuna riserva o indugio e trovando così un’identità. Il resto lo fanno un paio di sequenze da antologia e uno dei cattivi piu’ memorabili della storia dei cartoni.

Vedere poi mia figlia che si dimena scatenata durante i titoli di coda, ballando l’ennesima folle canzone di re Julian, francamente mi rende un recensore molto poco obbiettivo.

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VOTO

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