Alzi la mano chi ha già visto almeno un film che racconta di uno squilibrato che perseguita una bella ragazza.

Ok, giù le mani e non fate quei sorrisini compiaciuti di chi pensa di aver già capito tutto, potreste restare piacevolmente sorpresi.

Il buon Jaume Balaguerò ha fatto cose ben più memorabili di questo thriller piuttosto alimentare, a cominciare dal celebratissimo Rec fino ai meno conosciuti Nameless e Darkness, eppure Bed Time non è affatto da buttare, almeno per un paio di ottime ragioni: il suo protagonista ed il finale.

César, portiere di un palazzo signorile, nascosto dietro la sua apparente banalità, si diverte a tormentare le notti di un’avvenente giovane inquilina. Sarà l’inizio di un diabolico piano che  cambierà molte cose.

Interpretato dal bravissimo e pericolosamente normale Luis Tosar, Bed Time ha il suo punto di forza non nello sviluppo di una trama ormai trita e ritrita, ma nella mefistofelica rappresentazione della banalità che da sempre ci circonda riempiendo gli spazi vuoti intorno a noi. Il portiere César, meticoloso, silenzioso e apparentemente premuroso, mette a dura prova l’effimero equilibrio delle nostre vite, arrivando a palesare la relativa facilità con cui può incrinarsi la superficie perfetta su cui abbiamo costruito le nostre certezze.

Come un equilibrista o un ballerino, César si muove in un mondo di ombra ed oscurità, scrutando dentro di noi ed attraverso noi, scorgendo debolezze e vulnerabilità. Come in uno specchio nero come la notte, oscuro come l’anima e la verità, tutto ci viene risputato addosso, sopraffacendoci e rendendoci inermi di fronte alla manifestazione del semplice, incomprensibile ed assoluto male. In questo senso il finale del film è il coronamento di una parabola malvagia  e senza luce, capace di incrinare il nostro sorriso compiaciuto tipico di chi pensa di sapere tutto e di aver ormai visto tutto.

Non il miglior film di Balaguerò, ma una pellicola piccola e mefistofelica con un protagonista mai così tangibile e reale, una caduta a precipizio nell’abisso di una nosrmalità che non esiste.

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VOTO

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